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Come sarà il cibo del futuro

Come sarà il cibo del futuro

Le scelte che verranno fatte dal consumatore si muoveranno sulla linea di maggiore consapevolezza che avrà come assi portanti tre concetti: genuinità, autenticità, sostenibilità. Di qui non si scappa

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AGI - Come sarà il cibo del futuro? Cosa mangeremo, ci ciberemo più di insetti o di pasta alle microalghe oppure di pillole multifunzionali come si preconizzava negli anni ’50? Assieme, magari, alle alternative plant based a carne, pesce o formaggi, che ormai sono presenti anche nella grande distribuzione di casa nostra e nel menu di un numero sempre maggiore di ristoranti.

L’interrogativo, che resta comunque, una curiosità di fondo, in questo frangente si incrocia con una serie di altre incognite, che sono all’ordine del giorno di questi tempi: la situazione post Covid, la guerra in Ucraina e la crisi climatica che sono costituiscono tre fattori per un unico grande problema: la sicurezza alimentare.

Del tema se n’è parlato nel corso del seminario “Food, Wine & Co. – Food for Future, Future for Food” undicesimo appuntamento e anche anniversario del Master in Economia e Managemente della comunicazione e dei Media dell’Università di Tor Vergata in occasione dei 40 anni della stessa, concept ideato nel 2012 dalla professoressa Simonetta Pattuglia, direttore del Master.

Una cosa è certa: al di là delle fantasticherie futuriste sul cibo che verrà, le scelte che verranno fatte dal consumatore si muoveranno sulla linea di maggiore consapevolezza che avrà come assi portanti tre concetti: genuinità, autenticità, sostenibilità. Di qui non si scappa. C’è sempre maggiore maturità negli acquisti alimentari, anche se la crisi economica gioca a sfavore perché meno denaro circola, minore è anche la qualità delle scelte che si fanno.

E a subire il promo contraccolpo è proprio la tavola. “Si guadagna meno? Si mangia peggio”, è stato uno dei temi sollevati durante i diversi interventi che hanno preso le mosse da alcune domande poste da studenti e dottorandi della stessa Tor Vergata,

Tuttavia quel che è emerso è che “Il settore agroalimentare Made in Italy esce vincitore dal duro confronto con la pandemia, perché “nel 2021 vale 538 miliardi di euro rappresentando ben il 25% del Pil italiano” e “questo comparto strategico vanta un giro d’affari che coinvolge 1.1 milioni di aziende agricole, oltre 330.000 realtà nella ristorazione, ben 230.000 punti vendita al dettaglio, 70.000 industrie alimentari e 4 milioni di lavoratori”. Quanto ai consumi, i principali trend del Food in Italia vedono l’83% degli italiani saper scegliere cosa mangiare, essere attento all’impatto sulla salute, mentre il 93,5% riutilizza il cibo che avanza da pranzi e cene per ridurre gli sprechi”. Nel Food Delivery, poi una persona su due opta per la sostenibilità e il 65% di chi ordina a domicilio “punta sul cibo a km 0 mentre il biologico continua a crescere e sempre più persone scelgono la dieta vegetariana o vegana”.

I mega-trends

Secondo i protagonisti del settore industriale, agricolo e della trasformazione alimentare interpellati, ci sono comunque cinque mega-trends che riguardano il futuro del cibo.  La sicurezza alimentare “che passa prima di tutto dall’inflazione”, i cui balzi, spinti anche dalle quotazioni record del gas, costerneranno alle famiglie italiane 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, e dalla siccità - che nel nostro Paese ha devastato i raccolti con perdite stimate a 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nelle campagne. Ma a gravare sono anche la difficile reperibilità delle materie prime, volatilità, aumento dei prezzi e malnutrizione, fortemente influenzati dai rallentamenti e dalle flessioni economiche. Le conseguenze sul fronte delle modalità di produzione, distribuzione e consumo del cibo, pertanto, saranno una “crescita esponenziale del food delivery”, un “maggiore ricorso a tecnologie 4.0, blockchain e sistemi Smart AgriFood” per garantire sostenibilità e tracciabilità e una sicura “polarizzazione della società” con una sempre più marcata suddivisione tra classi superiori e inferiori “a danno della classe media”.

La dieta mediterranea sembra destinata a prendere sempre più piede, anche se essa comprende una ventina di stati diversi e contempla una popolazione d 500 milioni di individui più o meno, come ha ricordato da Boston Daniela Puglielli, fondatrice della Tavola Rotonda della dieta Mediterranea. Anche perché se una scelta consapevole “può essere la riduzione del consumo di carne in favore di alimenti vegetali”, alla luce dell’allarme del Wwf sulla necessità di mangiare meglio per salvare il pianeta, “possono essere considerate scelte alternative invece l’apertura ai surgelati, che entrano a far parte di diritto nella nuova Dieta Mediterranea” e il ricorso al food delivery, che continua la sua corsa, registrando una crescita del 59% rispetto al 2020, soprattutto grazie a Millennials, Gen Z e X che sono l’87% degli utenti.

Insomma, si può però dire che il cibo del futuro “è biologico, a km 0 e vegan”, sostenibile e tracciabile, tant’è che “le vendite alimentari bio in Italia nel 2021 hanno raggiunto il valore di 4,6 miliardi di euro (+5% sul 2020) mentre più dell’80% degli italiani acquista prodotti di aziende agricole locali, incidendo meno sul fronte dei trasporti e dunque del riscaldamento globale. È ormai un fenomeno in atto, inoltre, “la scelta di abbandonare l’approccio onnivoro in favore di una dieta vegetariana o vegana: in Italia sono poco meno del 10% della popolazione e il dato europeo è raddoppiato in quattro anni, con trend crescenti”, cosicché Il futuro del cibo si conferma sempre più “green-oriented, con parole d’ordine come zero waste e no sprechi” con attenzione all’impatto sulla salute (83%), riutilizzando il cibo che avanza dai pranzi e cene (93%).

La sovranità alimentare

Il successo dell’agroalimentare nel futuro passa da coltivazioni bio, export, investimenti in tecnologia e Distretti Industriali con la superficie biologica italiana cresciuta del 4,4% (quasi 2,2 milioni di ettari a fine 2021) con un’incidenza sulla Sau nazionale, la Superficie agricola utilizzata, del 17,4%, la più alta in Ue mentre quinto e ultimo punto dei cinque mega-trends riguarda direttamente Autenticità, protezione e tracciabilità le chiavi per valorizzare e tutelare il Brand Italia, “a partire dal contrasto al fenomeno dell’Italian sounding, che nel 2021 ha provocato un danno economico di circa 100 miliardi di euro, con 5,5 milioni di kg di merce sequestrati”.

“Preservare i nuovi trend senza perdere la tradizione, sviluppare tecnologie che tutelino i nostri prodotti contrastandone la contraffazione, attivare campagne istituzionali sul cibo, su come viene prodotto e distribuito, innovare la dieta mediterranea, sempre più apprezzata come stile di vita anche oltreoceano, tanto che se ne parlerà a novembre, a Philadelphia, in un grande incontro internazionale cui parteciperemo,  valorizzare il made in Italy, puntando sulla naturale genuinità e autenticità dei suoi principi, arginare il cambiamento climatico e promuovere nuove professionalità, sono passi da compiersi doverosamente per salvaguardare il nostro futuro e il futuro del cibo”, ha concluso la professoressa Pattuglia.

La quale nel corso dell’intervento ha approfondito un suo personale punto di vista sulla “sovranità alimentare”, termine che ha ormai contagiato anche la dizione del nuovo ministero dell’Agricoltura guidato dal ministro Francesco Lollobrigida. Secondo la professoressa Pattuglia, si parla oggi di “sovranità alimentare intesa come valorizzazione dell’anello agricolo” in cui “parte dalla produzione agricola per creare più ettari di terreni coltivabili”, di fatto “una strategia del paese per creare valore economico, aumentare la capacità produttiva interna e valorizzare la filiera alimentare” nell’ottica di creare “connessione tra comunità, territori e cibo il futuro dell’agroalimentare” che in Italia “passa anche per la tecnologia”: investimenti a 1,6 miliardi nel 2021 in Agricoltura 4.0 (+23%) mentre a  livello mondiale il giro d'affari dell'agritech è stimato in circa 15 miliardi di dollari e l’Italia è nella top 10 per numero di start up nel settore.

Insomma, ad avviso della docente che dura la direzione del Master in Economia e Managemente della comunicazione e dei Media dell’Università di Tor Vergata, alla fin fine “la sovranità alimentare sancirà la riscoperta della dieta mediterranea, sempre più apprezzata come stile di vita anche oltreoceano e il ritorno al consumo più controllato e di qualità” mentre già ora “incarna concetti già espressi in passato da altri ministeri internazionali, come quello francese, che oggi vengono legittimati”.