Renzi, Bankitalia e la mozione contro Visco nota al governo. Come stanno le cose

Abbiamo verificato le dichiarazioni del segretario Pd al Quotidiano Nazionale

Renzi, Bankitalia e la mozione contro Visco nota al governo. Come stanno le cose

In un’intervista al Quotidiano Nazionale dello scorso 18 ottobre, ​rispondendo alle polemiche montate sul caso Bankitalia e sulla mozione con cui il Pd ha sostanzialmente chiesto di non rinnovare il mandato del governatore uscente Visco, il segretario del Pd Matteo Renzi ha dichiarato: “Il governo non era semplicemente informato: era d’accordo. La mozione parlamentare non solo era nota al governo, ma come sa chi conosce il diritto parlamentare questa mozione prevedeva che il governo desse un parere. Che c’è stato. Ed è stato positivo”.

Renzi ha poi anche detto: “Noi siamo quelli che hanno fatto i decreti per salvare i risparmiatori. Perché senza l’intervento del governo le banche avrebbero chiuso dalla sera alla mattina e i correntisti avrebbero perso tutti i soldi”.

La questione della vigilanza sulle banche

Preliminarmente all’analisi di queste dichiarazioni ci soffermiamo sul punto centrale dello scontro: il potere di vigilanza di Banca d’Italia. Secondo la mozione del Pd approvata lo scorso 17 ottobre dalla Camera, “l’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d'Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall'emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che a prescindere dalle ragioni che le hanno originate (…) avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie”.

Insomma, Bankitalia sotto la guida di Ignazio Visco non ha fatto abbastanza – questa è l’accusa del Pd – per impedire le crisi e i dissesti bancari degli ultimi anni.

Ma di che poteri è investita Bankitalia?

Secondo quanti si legge sul sito dell’Istituto di Palazzo Koch, “La Banca d'Italia svolge compiti di vigilanza bancaria e finanziaria nei confronti degli intermediari bancari e non bancari, che sono iscritti in appositi albi. Dal novembre del 2014 la vigilanza sulle banche è svolta nell'ambito del Meccanismo di vigilanza unico”.

Il Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU) europeo è il nuovo sistema di vigilanza finanziaria, nato dopo la crisi, che comprende la Banca centrale europea (Bce) e le autorità nazionali competenti (Anc) – per l’Italia è appunto Bankitalia – dei Paesi dell’area euro. Il MVU promuove l’applicazione di norme uniformi nella vigilanza sulle banche, per migliorare la solidità del sistema bancario dell’area euro.

All’interno del MVU la Bce - in base al regolamento europeo 1024/2013 -  è in posizione predominante rispetto alle Anc. Ha una serie di poteri (ad esempio rilascia e revoca le autorizzazioni alle banche) e, in generale, esercita la vigilanza diretta sugli enti creditizi classificati come “significativi”, e quella indiretta sui “meno significativi”, che sono in prima battuta affidati alle Anc.

Un ente creditizio è considerato significativo se soddisfa una qualsiasi delle seguenti condizioni: il valore totale delle attività supera i 30 miliardi di EUR o, a meno che il valore totale delle attività sia inferiore a 5 miliardi di EUR, supera il 20% del Pil nazionale; è uno de tre enti creditizi più significativi in uno Stato membro; riceve assistenza diretta dal meccanismo europeo di stabilità; il valore totale delle attività supera i 5 miliardi di EUR e ha rapporti con l’estero superiori a determinate soglie.

Qui è consultabile la lista di tutti gli istituti sottoposti alla supervisione della Bce.

Dunque Bankitalia, in quanto Anc, è competente per le banche “meno significative”, si occupa principalmente degli istituti minori, spesso locali (oltre a collaborare con la Bce sul resto). Quelli in cui, in effetti, negli ultimi anni si sono registrate crisi e dissesti. Si possono citare ad esempio Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara, Carichieti, Casse di risparmio di Cesena, di Rimini e di San Miniato, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

La mozione del Pd e il ruolo del governo

Veniamo dunque alla prima dichiarazione di Renzi. Il segretario del Pd ha ragione.

Come risulta dal resoconto stenografico della seduta (n. 872) della Camera del 17 ottobre, durante la discussione sulle “concernenti iniziative di competenza in merito alla nomina del governatore della Banca d’Italia”, il governo era rappresentato in Aula dal sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze, Pier Paolo Baretta.

Questi ha dato parere contrario a tutte le mozioni presentate, “salvo parere favorevole sulla mozione Fregolent ed altri n. 1-01731” (quella del Pd poi approvata dalla Camera) su cui ha oltretutto richiesto e ottenuto anche alcuni aggiustamenti di forma.

Il decreto salva-banche

La seconda affermazione di Renzi riguarda il così detto “decreto salva-banche” e i singoli provvedimenti a questo agganciati. In questo caso il segretario democratico è fuorviante.

Il decreto salva-banche (dl 23 dicembre 2016, n. 237 “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”) ha stanziato risorse – finanziate col debito pubblico (art. 27) – per 20 miliardi di euro (art. 24).

Facendo ricorso alle risorse stanziate da questo decreto, sono stati concessi più di 5 miliardi a Intesa San Paolo perché acquistasse la Banca Popolare di Vicenza e la Banca Veneta, mantenendo la capitalizzazione, non intaccando il capital ratio di Intesa e garantendo il rafforzamento patrimoniale dopo l’acquisto delle banche venete. Di fatto lo Stato si è accollato la “bad bank” coi crediti deteriorati dei due istituti.

Se si fosse fatto ricorso al meccanismo del bail-in - previsto dalle recenti normative europee, che sarebbero state necessariamente applicate se le banche fossero state ritenute “significative” - il salvataggio dei due istituti sarebbe stato fatto coi soldi di azionisti e creditori (non garantiti) che avessero depositato o investito somme superiori ai 100 mila euro. Uno scenario che, secondo gli esperti, avrebbe causato gravi danni al tessuto produttivo, all’occupazione e ai risparmiatori.

La strada della “nazionalizzazione” – cioè la ricapitalizzazione precauzionale, con lo Stato che diventa azionista e prende il controllo degli istituti di credito – era poi stata preclusa dal parere contrario delle Istituzioni europee.

Dunque è vero che, senza un intervento dello Stato, alcuni correntisti e risparmiatori avrebbero corso il rischio di perdere i loro soldi.

Tuttavia non si può ignorare il limite dei 100 mila euro, al di sotto del quale i depositi sarebbero comunque stati garantiti anche in caso di bail-in. Non si può poi nemmeno ignorare che diversi azionisti – 200 mila circa – hanno visto svanire i soldi investiti nei bond subordinati, cioè le obbligazioni più rischiose delle due banche.

Infine si deve citare anche il caso delle quattro banche (Carife, CariChieti, Banca Etruria e Banca Marche) che sono state messe in risoluzione dal governo, in seguito al parere della Commissione europea contrario al salvataggio. I vecchi azionisti e i titolari di bond subordinati delle quattro banche hanno perso tutto nell‘ambito dell‘operazione servita per preservare i soldi dei clienti e degli obbligazionisti senior.

Banca Etruria era una banca popolare che aveva come azionisti oltre 60 mila soci cooperativi, secondo dati della vecchia banca. Tra gli azionisti delle altre tre banche, che pure hanno perso tutto, ci sono Fondazioni bancarie e molti piccoli risparmiatori e dipendenti.

Dunque affermare come fa Renzi che i risparmiatori siano stati salvati dall’intervento del governo è fuorviante. È infatti vero in alcuni casi, e con certi limiti, e falso in altri.

Conclusione

Senza avere la pretesa di chiarire le eventuali responsabilità nei singoli casi, è vero come abbiamo detto preliminarmente che Bankitalia avesse delle responsabilità nella vigilanza degli istituti di credito, in particolare di quelli più piccoli (“meno significativi”).

Renzi ha poi ragione a sottolineare che il governo fosse necessariamente a conoscenza della mozione con cui si è chiesto di non rinnovare il mandato di Ignazio Visco, visto che ha dato il suo parere favorevole.

Infine, il segretario del Pd è fuorviante nel rivendicare il salvataggio di risparmiatori e correntisti: è vero che in una certa misura sia accaduto, ma Renzi è impreciso nel non citare il limite dei 100 mila euro, trascura il caso delle quattro banche “risolte” e degli obbligazionisti delle banche venete che hanno perso il proprio investimento.

Se avete delle frasi o dei discorsi che volete sottoporre al nostro fact-checking, scrivete a dir@agi.it

 

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“Il governo non era semplicemente informato: era d’accordo. La mozione parlamentare non solo era nota al governo, ma come sa chi conosce il diritto parlamentare questa mozione prevedeva che il governo desse un parere. Che c’è stato. Ed è stato positivo”
Intervista al Quotidiano Nazionale
mercoledì 18 ottobre 2017
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“Noi siamo quelli che hanno fatto i decreti per salvare i risparmiatori. Perché senza l'intervento del governo le banche avrebbero chiuso dalla sera alla mattina e i correntisti avrebbero perso tutti i soldi”
Intervista al Quotidiano Nazionale
mercoledì 18 ottobre 2017


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