Sia Savona che Tria hanno ammesso la loro preoccupazione per lo spread. Cambia la manovra?

Nel giorno in cui l'indice ha subito una nuova impennata, rimanendo intorno a quota 300, prima il ministro dell'Economia poi quello per gli Affari europei hanno detto che se sfugge di mano, qualcosa in manovra dovrà cambiare. Salvini: "Noi andiamo avanti e vi dirò di più: noi cresceremo anche più del 2%"

Sia Savona che Tria hanno ammesso la loro preoccupazione per lo spread. Cambia la manovra?

Nemmeno il governo giallo-verde è in grado di ignorare l’impennata dello spread. Dopo una giornata in cui il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi è schizzato di nuovo sopra i 300 punti base, prima il ministro dell’Economia Giovanni Tria, poi quello per gli Affari europei Paolo Savona hanno manifestato la loro preoccupazione e la possibilità che il governo faccia qualche modifica al documento di economia e finanza presentato qualche settimana fa. 

Savona nel corso della trasmissione televisiva Porta a Porta ha detto quello che finora nessuno dai banchi del governo ha ammesso finora: "Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra".  Per poi aggiungere: “Sono abbastanza sicuro che lo spread non arriverà a 400" e per impedirlo lo stesso Savona ha chiesto alla Bce di comprare i titoli di Stato italiani. Ma il ministro ha anche difeso la scelta del governo per una manovra definita ‘coraggiosa’ dalla maggioranza: "C'è bisogno di ben oltre il 2,4%" di rapporto deficit-Pil, sottolineando che il Def presentato dal governo è "corretto, cauto e moderato". "Ci dicono che le previsioni della manovra sono ottimistiche? Sono i risultati di modelli econometrici e degli interventi che noi facciamo", ha aggiunto il ministro. 

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"Il Governo farà quello che deve fare"

Il ministro dell’Economia invece, parlando durante un’audizione fiume davanti alle commissioni Bilancio della Camera sulla Nota di aggiornamento al Def ha spiegato che a dieci anni dalla crisi, l'Italia è in una “situazione di ritardo inaccettabile nella crescita di economia e occupazione”. E aggiungendo, rispondendo alle domande di alcuni parlamentari, che se lo spread dovesse schizzare a 400 o 500 punti base, "il Governo farà quello che deve fare, ma non ce lo aspettiamo". 

Il Def punta alla crescita e al calo del debito, ha spiegato, ma aggiungendo di essere d'accordo col presidente della Camera sulla necessità di abbassare i toni nel confronto con Bruxelles riguardo i conti. "Finora non c'è stata una esplosione dello spread come alcuni paventavano": certo "ai livelli attuali non è accettabile. Pensiamo che spiegando la manovra possa scendere a livello normale". "Gran parte dell'incertezza viene dal piano B" che, ha sottolineato il ministro Tria "è già stato chiarito dal governo fino in fondo collegialmente".

“Non tutti vendono”, ha poi aggiunto in riferimento alla fuga dei capitali dall’Italia. “Se dovesse accadere, avremmo un deflusso di capitali e di depositi e si dovrà affrontare la situazione". "Se uno si pone il problema di cosa farà il governo se c’è una crisi economica generale o una crisi finanziaria, il governo farà quello che deve fare. Come ha fatto anche Draghi", ha concluso.

In serata interviene Salvini

"Noi andiamo avanti e vi dirò di più: noi cresceremo anche più del 2%, non dell'1,5%". In serata è Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell'Interno, parlando con i cronisti a margine del vertice sulla manovra a palazzo Chigi, a raddrizzare la barra e tentando di cancellare le titubanze dei ministri economici. Lo spread a 400? "Non accadrà - ha detto Salvini - non ci poniamo il problema di qualche speculatore. Andiamo avanti - ha ribadito - non abbiamo nessuna intenzione di fare nessun regalo a chi vuole un'Italia in ginocchio quindi tiriamo tranquillamente e orgogliosamente dritto". Salvini ne ha per tutti: "Non contesto quelli che sono stati in silenzio per anni ma è curioso che Bankitalia, Commissione, Fmi, Corte dei Conti indichino la strada del ritorno al passato, Le ricette approvate economicamente dai governi del passato hanno portato al disastro. Quindi mi domando dove tutti questi economisti erano quando l'Italia si impoveriva e si precarizzava". "Ascoltiamo tutti ma i cittadini ci chiedono di tirare dritto".

Ora la 'parola' torna ai mercati e ale Borse. Cosa succederà mercoledì? Come sarà presa, dal governo e dagli investitori, la bocciatura dell’Ufficio parlamentare di Bilancio che stasera non ha validato “le previsioni macroeconomiche relative al 2019” contenute nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza? Troppo ottimistiche le previsioni di crescita del Pil, ha spiegato il presidente Pisauro.



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