Che succede alle banche italiane se lo spread arriva a 400?

C'è una soglia oltre la quale gli istituti di credito rischiano di dover ricapitalizzare. E non per tutti l'esito è certo

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Qual è la soglia critica oltre la quale il peso dello spread sulle banche, che hanno i portafogli pieni di titoli di Stato italiani, diventerebbe insostenibile? Il Sole 24Ore indica un range preciso: 400-450 punti, oltre i quali alcune banche vedrebbero scendere gli indici patrimoniali sotto i livelli imposti dalla Bce e di conseguenza sarebbero chiamate a ricostituire il capitale.

Ma come si è arrivati al punto che il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi può minacciare la solidità stessa degli istituti di credito? Ancora una volta bisogna puntare il dito contro le mosse dei fondi, in particolare quelli più speculativi, che attendono il possibile declassamento del debito italiano da parte delle agenzie di rating e bersagliano di vendite in Borsa proprio i titoli bancari.

L'esposizione ai bond sovrani contribuisce ad aumentare il profilo di rischio degli istituti, perché ogni trimestre devono riportare al valore di mercato il prezzo dei Btp in portafoglio e intaccano così il loro patrimonio, spiega il quotidiano finanziario. E l'altalena sopra e sotto la soglia dei 300 punti rischia di essere una consolatoria illusione: il trend è chiaro e rispetto a maggio la forbice si è allargata di circa 180 punti base. 

Entro fine mese è atteso il verdetto delle agenzie di rating e in caso di downgrade del debito e revisione dell'outlook a negativo per i Btp si aprirebbe la strada a un declassamento quasi a livello "spazzatura", con vendite massicce e automatiche da parte di fondi.

Per capire cosa rischia ogni singolo istituto di credito, bisogna fare le opportune differenze e imparare alcuni acronimi. Uno, è il Srep, ossia il requisito richiesto dalla Banca centrale europea per tenere d'occhio la soglia di allarme. Banche diverse, rischi diversi: le condizioni di capitale di partenza e le esposizioni sui Btp variano e si valutano in base a un indice che si chiama Cet1: Common equity tier 1, l'indicatore, chiamato ratio, usato per valutare la solidità patrimoniale delle banche.

Il Cet1 ratio delle prime sei banche italiane (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi, BancoBpm e Bper) con uno spread a 338 punti base (100 in più rispetto alla fine di giugno) sarebbe al 12,2%. Una quota ancora tollerabile, considerato il 10,7% come pavimento minimo. Tollerabile per tutti, ma non per Mps, che già a quei livelli presenterebbe un Cet1 sotto i minimi Bce. Le cose si farebbero più critiche con un allargamento del differenziale oltre quota 400. A 438 punti, 200 in più rispetto a luglio, al caso Mps si aggiungerebbe Banco Bpm, che mostrerebbe un Cet1 del 10,42%. 



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