L'addio al diesel non è l'unica rivoluzione nel futuro di Fca

Tutte le novità del gruppo annunciate dall'ad Sergio Marchionne in apertura del salone di Ginevra

L'addio al diesel non è l'unica rivoluzione nel futuro di Fca
BORIS ROESSLER / DPA 
 Sergio Marchionne

Una parte estremamente importante per il brand Jeep, un futuro garantito alle infrastrutture italiane, la probabile uscita dal diesel che ha costi troppo alti.

Questi alcuni elementi del piano industriale al 2022 che il gruppo Fca svelerà ai mercati il prossimo 1 giugno e che sono trapelati oggi dalle risposte dell'a.d. Sergio Marchionne in conferenza stampa al Salone di Ginevra. Quanto agli obiettivi, "vi daremo quelli finanziari, non i volumi".

Che ne sarà di Magneti Marelli?

Marchionne è stato attento a non rivelare dettagli - nessun commento ad esempio sulle modalità dello scorporo della Magneti Marelli - ma alcune indicazioni sono apparse evidenti, come l'importanza attribuita al marchio Jeep che oggi a Ginevra ha svelato il nuovo Cherokee e la nuova Wrangler Sahara: "Sarà il più grande marchio di Fca a livello globale - rileva il manager - abbiamo cercato di svilupparlo in modo globale, richiede molti investimenti. Lo vediamo come un marchio eccezionale su cui puntare con grandissima attenzione, sarà una parte estremamente importante del piano".

Non è esclusa la produzione a Pomigliano​ di un modello Jeep: "Può darsi, aspettiamo giugno". C'è poi l'attenzione all'Italia, che si esprime soprattutto con i marchi Alfa e Maserati: "Finché ci sono io non succederà mai che saranno prodotte all'estero. Abbiamo stabilimenti che sono stati attrezzati, anche a livello di motori. Portare tutto via non è facile. Per fortuna abbiamo garantito un futuro all'infrastruttura italiana: non era scontato".

Appare ormai scontata invece la progressiva uscita dal diesel, perché "a causa dei nuovi regolamenti i costi saranno troppo alti per mantenerci. Non abbiamo scelta, se il mercato dà un messaggio chiaro contro il diesel dovremo adeguarci e diminuire la dipendenza".

Le prospettive per l'occupazione

Le 3.000 persone impiegate negli stabilimenti di Cento e Termoli verranno comunque reimpiegate in altre produzioni. E' rimasto questa volta sullo sfondo il consueto discorso sulle alleanze, nonostante le voci delle ultime settimane, secondo cui lo scorso anno la cinese Geely era andata vicina a un accordo con Fca, poi sfumato. Geely è poi diventata primo azionista di Daimler. Marchionne afferma che il gruppo "non ha particolarmente bisogno" di investitori cinesi, ma resta "aperto" alla possibilità di un loro intervento, sapendo che in ogni caso "entreranno sul mercato dell'auto e svolgeranno un ruolo importante".

"Se dei cinesi comprassero azioni in borsa - precisa - a me non darebbe fastidio ma bisognerebbe chiedere agli azionisti, non sono la persona indicata. Non ho niente contro nessun investitore, a meno che non voglia far male alla Fiat". Niente alleanze comunque: "ora non è il momento, siamo troppo occupati, dobbiamo finire quanto iniziato, siamo concentrati sugli obiettivi del piano. Ci sono scambi piacevoli ma non concludiamo nulla perché non c'è niente da concludere".

E il suv della Ferrari?

Smesso il cappello Fca, Marchionne è poi passato a parlare di Ferrari, di cui è presidente e a.d. e per cui verrà presentato il piano a settembre. Confermata la produzione di un Suv: "Arriverà entro il 2019 e sarà ibrido, come anche un'altra vettura. A regime inciderà per oltre il 10% del fatturato, andremo oltre le 10 mila vetture prodotte. Sul Suv", aggiunge, "ho cambiato idea perché è cambiato il mercato, in Europa arriveremo almeno al 40% di quota per i Suv, stiamo galoppando a una velocità incredibile".

Lo spettro dei dazi

Cautela per i dazi Usa e per la guerra commerciale che potrebbe scaturirne. Per Ferrari i dazi potrebbero pesare per 200 milioni di dollari all'anno. "Spero che non lo facciano", dice Marchionne. "Bisognerebbe trovare il modo di escludere l'alto di gamma, sarebbe un peccato ma la gestiremmo". Fca invece "troveraà il modo di assorbirli nel 2018".

Marchionne è comunque contrario a eventuali ritorsioni europee. "Secondo me", osserva, "non è sano. Trump sta cercando di correggere quelle che considera ingiustizie nel commercio - spiega - bisogna affrontare il problema e trovare le soluzioni. Non dobbiamo entrare in una lotta psicologica che potrebbe non essere giustificata".

I piani per la Formula Uno

Infine, sulla Formula 1 Marchionne si augura di chiudere entro l'anno un accordo con Liberty Media, la proprietaria del circus. "Entro fine anno il discorso dovremo risolverlo, poi ci rimangono due anni pieni per realizzarlo, spero che entro fine 2018 riusciamo a inchiodare un quadro diverso, ci vorrà tempo e non sarà facile. Gli aspetti tecnici - avverte però - non devono essere diluiti dagli aspetti commerciali e di spettacolo. Vogliamo competere allo stesso livello della Mercedes, diminuire i costi va bene ma bisogna poter distinguere un concorrente dall'altro. Liberty sugli aspetti tecnici non capisce un tubo, ci faccia lavorare, deve farci competere allo stesso livello di Mercedes. Detto questo - conclude - preferisco non uscire e competere con la struttura che abbiamo adesso, ma la realtà tecnica deve essere protetta, non può essere messa in dubbio".



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it