Le 4 ragioni per cui Marco Fassone è stato licenziato "per giusta causa" dal Milan

Il manager protagonista di una delle stagioni più complesse della squadra rossonera non aveva voluto chiudere in via consensuale il rapporto con la proprietà passata da mani cinesi al fondo Elliott

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 Massimiliano Ferraro / NurPhoto
 Marco Fassone

Marco Fassone, ornai è noto, non è più amministratore delegato del Milan. Una procedura non strana in caso di cambiamento della proprietà - la società è passata dalle mani del cinese Yonghong Li a quelle del fondo Elliott - ma che è avvenuta in un modo inconsueto: il licenziamento per giusta causa del manager. In tronco, per dirla in modo più esplicito. 

Il 21 luglio, proprio in apertura dell'assemblea che ha nominato ad Paolo Sacroni, riporta Repubblica,  Rossoneri Sport, la holding lussemburghese che controlla il 99,7% della società rossonera (ora sotto il controllo di Elliott) ha attaccato Fassone imputandogli il fatto di essersi fatto prolungare il contratto solo pochi mesi fa quando la crisi societaria era già evidente, il fatto di essersi speso per trovare un'acquirente per mister Li, la gestione economica del club e il fallimento delle attività in Cina.

In termini legali, come riporta una nota a fine assemblea ripresa da Milan News, al manager 54enne viene contestata la "compromissione del rapporto fiduciario per le modalità con cui ha gestito e comunicato l’instaurazione e la modificazione dei contratti con la società, la responsabilità nella predisposizione dei piani, la predisposizione e la struttura del mercato cinese. Fatti solo recentemente venuti all’attenzione e per cui sono in corso nuovi approfondimenti, con Rossoneri Sport Investment Lux che si riserva ulteriori valutazioni per la tutela dei diritti propri e della società". Insomma, non finisce qui: il 20 luglio Elliott gli aveva proposto un accordo per interrompere il rapporto in maniera consensuale ma non è andata bene e la società ora potrebbe portare Fassone in tribunale 

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Solo un anno fa era nato l'idillio con i tifosi, grazie ai 230 milioni spesi per l'acquisto di 11 giocatori e quella frase - "passiamo alle cose formali" - che l'ad pronunciava ogni volta che entrava in squadra un nuovo giocatore, come ricorda Pianeta Milan. Poi, però i risultati sportivi non sono stati all’altezza dell’investimento nel mercato, e i ricavi previsti dal raggiungimento della zona Champions non si sono mai materializzati. Da lì l’inasprimento dell’atteggiamento della Uefa nei confronti del Milan (oltre al discorso sulla scarsa trasparenza di Mister Li), poi parzialmente mitigato dall’appello vinto al Tas di Losanna. Errori gestionali che Elliott non ha tollerato.

Rossoneri Sport ha licenziato per giusta causa anche lo stesso Yonghong Li, Li Han, Bo Lu e Renshuo Xu "per le recenti iniziative assunte e le dichiarazioni pubbliche che ledono l’immagine e la stabilità della Società".

 



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