Il M5s insiste sul conflitto d'interessi. Ma teme una controffensiva su Rousseau

Salvini "non dice di no" ma ritiene che "altre sono le priorità". E Berlusconi spera proprio nella sponda della Lega per evitare un provvedimento che lo colpisca

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Francesco Fotia / AGF 
 Luigi Di Maio e Davide Casaleggio ad Assisi per la marcia per il reddito di cittadinanza nel maggio del 2017 

Il Movimento 5 stelle non ha intenzione di perdere tempo: come annunciato, oggi in commissione Affari costituzionali della Camera saranno messe in calendario le proposte di legge - due targate M5s, una del Pd, a cui si aggiunge anche una terza proposta ma relativa all'attività di lobbying - sul conflitto di interessi, con l'obiettivo di andare avanti spediti per provare - spiegano fonti di maggioranza - a votare un testo in prima lettura già entro l'estate o al massimo alla ripresa dei lavori in autunno.

Ma al pressing pentastellato non corrisponde altrettanta solerzia leghista. La Lega, infatti, ha accolto la proposta molto tiepidamente. Certo, Matteo Salvini ha subito premesso che "non diciamo di no", ma aggiungendo che per lui "altre sono le priorità". E tra i 5 stelle si inizia a temere che in Parlamento possa crearsi una maggioranza alternativa contro, con FI e diversi leghisti e che possa anche essere portata avanti una controffensiva su Rousseau.

Il Cav "non è affatto preoccupato"

Del resto, proprio Silvio Berlusconi confida di sperare nella Lega per bloccare l'iniziativa grillina. E se non dovesse farlo il partito di via Bellerio, allora ci penserà sicuramente la Consulta, osserva. Comunque, garantisce l'ex premier, "non sono affatto preoccupato". Ci pensa il presidente della Affari costituzionali, il pentastellato Giuseppe Brescia, a replicare per le rime al Cav: "Berlusconi si ritiri a vita privata. Ha rappresentato l'esempio piu' lampante e nefasto di conflitto d'interessi nel nostro Paese".

Quanto al rischio incostiutzionalità, Brescia taglia corto: "Non abbiamo nemmeno iniziato a discutere in commissione e già il testo è incostituzionale. Eppure mi pare di ricordare che gli esperti del suo governo abbiano partorito veri e propri obbrobri come il Lodo Schifani o il Lodo Alfano, sonoramente bocciati dalla Consulta". Forza Italia potrebbe tuttavia non rappresentare l'unico scoglio per i 5 stelle.

Nel mirino della controffensiva di chi non vuole la legge - è il timore di alcuni 5 stelle - è che possa finire Rousseau e la Casaleggio associati. Il Pd, pronto al confronto sul tema, domani presenterà la sua proposta, e mette subito in chiaro: "Siamo assolutamente disponibili ad andare avanti su una proposta seria, che - avverte il capogruppo Graziano Delrio - non protegga gli amici degli amici. Se il M5s fosse disposto a fare un provvedimento che riguardi anche la Casaleggio e associati saremmo felicissimi".

Paletti anche per Rousseau?

Parole che fanno il paio con quelle pronunciate dalla senatrice M5s, Elena Fattori, tra i 'dissidenti' sul decreto Sicurezza e la legittima difesa: "Bisogna anche affrontare il conflitto d'interessi di chi detiene piattaforme web, non solo di chi detiene giornali", spiega in un'intervista radio. "Sebbene Davide Casaleggio abbia per molto tempo negato un ruolo nel M5s, quando poi è uscito l'atto fondativo del M5s in realtà i due fondatori - ricorda - sono Davide Casaleggio e Luigi Di Maio. Bisogna mettere dei paletti per tutti, non solo per chi ha dei giornali, ma anche piattaforme web perché sono ugualmente efficaci nell'orientare l'opinione pubblica".

Battaglia subito cavalcata da Forza Italia: "La proposta M5s è uno scempio", afferma la capogruppo Anna Maria Bernini, secondo cui "il peggio è che Di Maio e compagni non hanno nemmeno avuto il pudore di salvare la faccia mettendo qualche minimo paletto agli intrecci tra affari e politica di Casaleggio. Siamo di fronte quindi a un palese tentativo di trasformare la democrazia in una logica di regime tenendo in piedi il sistema di potere a 5 stelle: una spudorata legge ad personam".



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