Arriva il dispositivo che legge il pensiero. Ecco come ci riesce

Due giovani ricercatori del Mit hanno messo a punto AlterEgo. E se 'Black Mirror' vi faceva paura... 

Arriva il dispositivo che legge il pensiero. Ecco come ci riesce
Lorrie Lejeune/MIT 
 Lo strumento sviluppato dal Mit per trasformare i pensieri in comandi

Un dispositivo indossabile che legge i pensieri? Adesso esiste davvero, grazie a due giovani ricercatori dell’MIT Media Lab. Lo scopo è quello di lanciare dei comandi a Google o fare dei calcoli. Un po' come funziona con Siri. La differenza è che con AlterEgo – questo il nome del dispositivo – non c’è bisogno di proferire parola perché – ed è qui la rivoluzione – è in grado di leggere le parole pensate.

Com’è possibile?

Il dispositivo è costituito da un gancio che si ancora all'orecchio destro e una fascia con dei sensori piazzati in sette aree chiave della guancia, della mandibola e del mento. Secondo quanto si legge sul Guardian, una volta indossato, basterà pensare una richiesta e il dispositivo, che riconosce le cifre da 0 a 9 e circa un centinaio di parole, interpreterà il messaggio attraverso i nostri muscoli facciali e comunicherà l’esito tramite l’auricolare auricolare.

Il concetto base è che nel momento in cui pensiamo delle parole inviamo degli segnali che fanno muovere i muscoli facciali. Impercettibilmente, ma l’intelligenza artificiale è in grado di interpretarli. “La motivazione alla base della nostra ricerca – spiega Arnav Kapur, uno degli sviluppatori insieme a Pattie Mae - era quella di dare vita a un dispositivo di 'Intelligenza aumentata'. Abbiamo lavorato intorno a un concetto ben preciso: è possibile riuscire a creare un sistema di elaborazione dati che sia più interno nonché in grado di fondere l'elemento umano e quello artificiale così da ottenere una specie di estensione interna della nostra stessa cognizione?".

Perché le 7 aree

Nelle fasi di ricerca che hanno portato alla creazione del prototipo, si legge su Repubblica, era fondamentale capire quale fosse la parte del volto da cui si generano i segnali neuromuscolari più affidabili. Per scoprirlo hanno chiesto ad alcune 'cavie' di subvocalizzare la medesima serie di parole per quattro volte, mentre i movimenti venivano registrati da 16 elettrodi che, a ogni ripetizione subvocale, venivano spostati in una differente zona del viso: le informazioni ottenute in questa sessione hanno portato all'individuazione delle sette particolari aree con cui comunicare con AlterEgo.

Accuratezza al 92%

A oggi il dispositivo ha richiesto circa 31 ore di training da parte dei tester: l'accuratezza dei numeri e delle parole si attesta, per il momento, al 92%. Ma i ricercatori sono convinti che la precisione di AlterEgo non può che aumentare con l'utilizzo. E intanto Mae e Kapur sono al lavoro per estendere il ‘vocabolario’ del dispositivo. Ma perché comunicare senza muovere le labbra? Semplice: per avere maggiore privacy, assicurano gli sviluppatori.

AlterEgo non è il primo dispositivo del suo genere, ma la differenza con i suoi ‘rivali’ è che è destinato a un largo uso, anziché essere circoscritto all’ambiente medico. A iniziare dal più celebre: l’Acat, il sensore sviluppato da Intel che ha permesso per anni a Stephen Hawking di parlare con la tipica voce metallica con cui oggi lo ricordiamo.

 



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