Breve storia del software che leggeva nel pensiero di Hawking e lo faceva parlare

Il grande scienziato perse la voce nel 1985 e l'uso delle mani una decina di anni dopo. Ma dal 1997 la Intel ha dedicato un team per non farci perdere neanche una parola facendo interpretare da un computer i movimenti del viso. Poi una startup di Londra, grazie all'intelligenza artificiale, ha trovato il modo di immaginare cosa stava per scrivere a partire da una singola lettera

Breve storia del software che leggeva nel pensiero di Hawking e lo faceva parlare
Li Changxiang / NurPhoto 
 Stephen Hawking

Nel giorno in cui nacque Albert Einstein è morto Stephen Hawking, il più grande scienziato del nostro tempo. Come l’immagine di Einstein con i lunghi capelli bianchi arruffati è l’icona perfetta dello genio a metà strada fra uno scienziato e il mago Merlino, così l’immagine di Hawking su una sedia a rotelle, deformato ma non vinto da una terribile malattia, ci ricorderà per sempre le infinite possibilità della mente umana.

In tutta la sua lunga vita quello che più mi ha colpito è il modo in cui comunicava. Perché da 33 anni aveva perso la voce. Accadde in occasione di un viaggio al Cern di Ginevra: si prese una polmonite molto grave, per farlo respirare i medici gli misero un tubo nella trachea. Non ha mai più parlato. Eppure abbiamo continuato a sentire la sua voce e lui ha continuato a comunicare con il mondo.

Lo ha fatto in due modi (come racconta Wired US in un articolo imperdibile e ricco di dettagli). La voce è il risultato di un sintetizzatore vocale fornito nel 1988 da SpeechPlus che trasforma i testi in voce, partendo da vecchie registrazioni vocali dello scienziato. “Mi dà un accento americano, scandinavo o scozzese”, scherzava Hawking.

La parte più complicata è stata il testo da sintetizzare perché Hawking a causa della Sla si poteva muovere sempre meno. Inizialmente usava una scheda su cui indicava le lettere che formavano le parole.

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Così per una decina di anni, finché nel 1997 il co-fondatore della Intel Gordon Moore lo incontrò ad una conferenza e da allora è iniziato un viaggio di venti anni per cercare di non perdere neanche un pensiero dello scienziato più brillante del mondo mentre il suo corpo regrediva sempre di più. Inizialmente si è utilizzato il software di WordPlus che gli consentiva di scegliere le parole su uno schermo attaccato alla sedia a rotelle muovendo il mouse. 

n questo modo Hawking scriveva 15 parole al minuto. Ma quando nel 2008 anche la mano lo ha abbandonato, si è passati ad una parola al minuto e allora il team della Intel ha inventato un sistema a raggi infrarossi collegato ad i suoi occhiali che leggeva i movimenti dei muscoli della guancia.

Il problema era disporre di un software che fosse abbastanza veloce nel seguire i suoi pensieri traducendoli in discorsi. Sono stati fatti innumerevoli tentativi, tutti falliti. Finché nel 2013 non è spuntata una soluzione: l’aveva sviluppata una startup di Londra, SwiftKey, che grazie all’intelligenza artificiale è in grado di predire con grande precisione quale parola Hawking volesse scrivere a partire da una singola lettera. E’ lo stesso software che abbiamo oggi sui nostri telefonini. Mentre il sistema inventato dalla Intel si chiama Acat e dal 2015 tutti lo possono utilizzare gratuitamente. L’ultimo regalo al mondo di un uomo immenso.

 


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