La scure di Zuckerberg sulla "fabbrica dei troll" russa

Facebook cerca la riscossa dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Cancellati oltre 270 profili e pagine legati alla Internet Research Agency, la società di San Pietroburgo dietro numerose campagne propagandistiche che avrebbero tentato di influenzare le elezioni in Usa e altre nazioni occidentali. 

La scure di Zuckerberg sulla "fabbrica dei troll" russa

Facebook ha cancellato oltre 270 profili e pagine riconducibili alla Internet Research Agency (Ira), la cosiddetta "fabbrica dei troll", con sede a San Pietroburgo, accusata di aver cercato di influenzare, in modo favorevole a Mosca, le elezioni negli Stati Uniti e in altre nazioni occidentali. Ad annunciarlo, a mercati chiusi, è lo stesso Mark Zuckerberg sul suo profilo. A essere colpiti, nello specifico, sono stati account rivolti ai Paesi russofoni (non solo la Russia, quindi, ma anche ex Paesi Urss come l'Ucraina e l'Azerbaigian), nei quali - spiega il numero uno di Menlo Park - un milione di persone avrebbe seguito almeno una pagina Facebook riconducibile all'Ira, mentre mezzo milione di persone avrebbe seguito almeno un canale Instagram gestito dall'opaca società. Le pagine, sottolinea Zuckerberg, non sono state colpite in virtù dei loro contenuti politici ma perché risultavano gestite dall'Ira. Nei prossimi giorni verrà reso disponibile uno strumento che consentirà di capire se si seguiva o se si aveva messo 'mi piace' su una di esse.

"La sicurezza non è un problema che si può risolvere pienamente", afferma Zuckerberg, "organizzazioni come l'Ira sono avversari sofisticati e in costante evoluzione ma continueremo a migliorare le nostre tecniche per stare al passo, soprattutto quando si tratta di proteggere l'integrità delle elezioni". 

Cosa c'entra il Russiagate

La decisione è strettamente legata all'indagine sul Russiagate​, ovvero la presunta interferenza del Cremlino nella campagna elettorale Usa allo scopo di favorire il candidato repubblicano Donald Trump. Lo scorso 16 febbraio l'Internet Research Agency e tredici persone a esse legata sono state infatti incriminate in Usa dal Gran Giurì proprio per aver tentato di interferire "con le elezioni e i processi politici statunitensi". Per Zuckerberg il colpo di spugna è stato quindi anche un modo di dimostrare di saper collaborare con le autorità (cosa mai scontata quando si tratta dei big della Silicon Valley), nonché l'occasione per rilanciare l'immagine dell'azienda e mostrarla di nuovo affidabile, dopo lo scandalo Cambridge Analytica e il successivo tracollo in borsa.

Le scorribande in rete dei troll di San Pietroburgo (non solo post sui social ma centinaia di commenti sui principali quotidiani occidentali e produzione di meme e vignette satiriche) sono infatti da tempo note e discusse. L'interrogativo, semmai, è quanto la regia delle loro azioni sia riconducibile direttamente al governo (quale effetto concreto abbiano avuto tali campagne è invece impossibile da stabilire) o ad ambienti a esso vicini, in particolare i servizi segreti. Tra i finanziatori dell'Ira vi sarebbe infatti l'uomo d'affari Yevgeny Viktorovich Prigozhin, soprannominato dall'Associated Press "il cuoco di Putin" per essere il ristoratore di fiducia scelto dal presidente per le cene istituzionali. E tra i tredici russi incriminati dal Gran Giurì c'è anche lui. Il quotidiano Vedomosti punta ancora più in alto: lo stratega della propaganda online dell'Ira, secondo la testata russa, sarebbe addirittura il presidente della Duma Vyacheslav Volodin.

Quanto è alta la posta per Zuckerberg

"La maggior parte delle nostre iniziative contro l'Ira sono finora state mirate a evitare interferenze in elezioni straniere", scrive Zuckerberg, "questo aggiornamento è sulla cancellazione delle loro pagine dirette a persone che vivono in Russia. Questa agenzia russa ha ripetutamente agito in maniera ingannevole e cercato di manipolare persone in Usa, Europa e Russia e non li vogliamo su Facebook da nessuna parte". L'Ira è finita sotto la lente di Menlo Park, spiega Zuckerberg, dopo la scoperta di centinaia di account falsi "per diffondere contenuti divisivi e interferire nelle elezioni presidenziali". Da allora Facebook avrebbe affinato i suoi sistemi, compresi quelli legati all'intelligenza artificiale, per rimuovere gli account falsi, eliminandone - spiega - decine di migliaia in prossimità delle elezioni in Francia e Germania e delle suppletive in Alabama. 

Questa è la parte più importante del post. Non l'annuncio in sé ma il rivendicare di aver sempre fatto il possibile per combattere la disinformazione online, schierandosi "dalla parte giusta" in una nuova Guerra Fredda che si combatte anche e soprattutto online ma senza l'approccio maldestro di Twitter, che se l'è presa direttamente con RT, il canale televisivo controllato dal Cremlino. "Abbiamo aumentato in modo significativo i nostri investimenti in sicurezza", continua Zuckerberg, "ora abbiamo circa 15 mila persone che lavorano nella sicurezza e nella revisione dei contenuti. Ne avremo più di 20 mila entro la fine dell'anno. Questi sforzi sono stati fatti tutti per rendere più difficile agli stati nazione di interferire nelle elezioni straniere. Con l'aggiornamento di oggi, abbiamo identificato una vasta rete che l'Ira sta utilizzando per manipolare le persone nella Russia stessa. Questo è il primo passo verso la loro totale rimozione da Facebook". Che nessuno si azzardi a dire che il social network resta a guardare e ci si ricordi che Cambridge Analytica è roba di anni fa, sembra essere il messaggio.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.