Davvero l’operazione Sophia fa sbarcare tutti i migranti in Italia?

Lo ha dichiarato Matteo Salvini a proposito dell'annuncio, poi smentito, di un ritiro della Germania dalla missione

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Michele Spatari / NurPhoto
Matteo Salvini (AFP) 

Il 22 gennaio, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato su Twitter la notizia dell’abbandono da parte della Germania della missione Sophia scrivendo: "La missione Sophia aveva come mandato di far sbarcare tutti gli immigrati solo in Italia e così ha fatto, con 50.000 arrivi nel nostro Paese. Se qualcuno si fa da parte, per noi non è certo un problema".

Il ritiro della Germania sembra essere una notizia rientrata nelle ore successive alla dichiarazione di Salvini: ad ogni modo, quella del vicepremier leghista è un’affermazione che contiene diverse imprecisioni.

Il mandato della missione Sophia

L’European Union Naval Force in the South Central Mediterranean (Eunavfor Med), o “Operazione Sophia”, spiega il sito del Ministero della Difesa, è "la prima operazione militare di sicurezza marittima europea che opera nel Mediterraneo centrale".

È un’operazione dell’Unione europea, ma comandata dall’Italia, nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune dell’Ue. Questa politica ha come obiettivo la creazione di una capacità di difesa comune a livello europeo.

Anche le Nazioni Unite hanno dato con diverse risoluzioni, la prima delle quali risale al 9 novembre 2015, il proprio appoggio all’operazione Sophia, così chiamata – da quando è entrata nella “seconda fase”, quella tutt’ora in corso - dal nome dato alla bambina nata sulla nave dell'operazione che ha salvato la madre il 22 agosto 2015 al largo delle coste libiche.

"Il mandato principale" dell’operazione Sophia, spiega ancora la Difesa, "è quello di adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso le imbarcazioni ed i mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo Centrale".

Il 20 di giugno del 2016, la Commissione Europea ha aggiunto due compiti integrativi al mandato della missione: l’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica ed il contributo alle operazioni di embargo alle armi da e per la Libia.

Il 25 luglio 2017 il Consiglio Europeo ha aggiunto al suo mandato ulteriori tre nuovi compiti integrativi: istituire un meccanismo di controllo del personale in formazione per assicurare l'efficienza a lungo termine della formazione della Guardia Costiera e della Marina libica; svolgere nuove attività di sorveglianza e raccogliere informazioni sul traffico illecito delle esportazioni di petrolio dalla Libia; migliorare le possibilità per lo scambio di informazioni sulla tratta di esseri umani con le agenzie di polizia degli Stati membri, Frontex ed Europol.

Il 21 dicembre 2018 il Consiglio Europeo ha esteso il mandato dell’operazione sino al 31 marzo 2019.

Fino al ritiro della Germania, all’operazione partecipavano 26 su 28 nazioni europee: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Tutti tranne Danimarca e Slovacchia.

A che cosa fa riferimento Salvini?

È evidente che il mandato dell’operazione Sophia non sia quello di far sbarcare tutti gli immigrati solo in Italia. Il mandato è principalmente quello di contrastare il traffico di esseri umani, e altri traffici illeciti, e addestrare le forze di mare della Libia.

Ma allora a cosa voleva fare riferimento il ministro dell’Interno con la sua frase?

Probabilmente Salvini voleva rispolverare la polemica, suscitata già alcuni anni fa da una dichiarazione (dal min. 50) di Emma Bonino, sul fatto che i migranti salvati nel corso di questa operazione – che, ribadiamo, ha altri obiettivi ma non può neanche venire meno al diritto del mare che impone il salvataggio dei naufraghi e l’accompagnamento nel primo porto sicuro – venissero sbarcati tutti in Italia.

La questione, come avevamo già verificato a suo tempo, è in realtà meno sospetta di quanto non avessero fatto credere le critiche alle parole della Bonino. L’area operativa dell’Operazione Sophia coincide infatti con l’area di Search and Rescue (Sar) italiana e, in buona parte, maltese.

Dunque gli unici migranti di cui si è fatta carico l’Italia, e che sarebbero invece toccati a un altro Paese europeo, sono quelli che sarebbero teoricamente spettati a Malta. Un’isola che ha dimensioni infinitesimali rispetto al nostro Paese (la superficie dell’Italia è 1.225 volte più grandi di quella di Malta) e che ha una capacità di accoglienza in proporzione. È quindi incerto, e oggetto di discussione, quanti migranti in meno sarebbero arrivati in Italia se non si fosse fatta carico della Sar maltese nell’ambito dell’Operazione Sophia.

Nella Sar libica, poi, le navi dell’Operazione Sophia possono operare solo su esplicita richiesta delle autorità libiche. Se, nel corso di queste operazioni, salvano dei migranti è assai probabile che li debbano sbarcare in Italia, considerato che la Libia – come detto anche dal ministro degli Esteri del governo Conte, Enzo Moavero Milanesi – non può essere considerato un porto sicuro.

I numeri

Il totale dei migranti portati in Italia nel corso dell’Operazione Sophia lo ha fornito Salvini stesso, il 23 gennaio, nel corso di una conferenza stampa al Viminale. Secondo il ministro dell’Interno, da luglio 2015 al 31 dicembre 2018, sono stati portati in Italia 43.327 migranti. Una cifra leggermente inferiore rispetto a quella diffusa su Twitter di “50 mila”.

Si tratta del 10,6% del totale degli immigrati (407.264) sbarcati in Italia in quel periodo. Per ottenere il totale abbiamo sommato gli arrivi nel 2015, da luglio in poi, a quelli totali negli anni successivi.

Inoltre si può notare come l’esistenza dell’Operazione Sophia non sia determinante rispetto alla consistenza del flusso migratorio: era operativa nel 2015, quando si toccò il record di 181.436 migranti sbarcati in Italia, come lo era nel 2018, quando soprattutto grazie all’accordo con le tribù libiche voluto dall’ex ministro dell’Interno Minniti il totale degli arrivi crollò a 23.370.

Il ritiro della Germania e il suo contributo all’operazione

Ma davvero la Germania ha sospeso la propria partecipazione all’Operazione Sophia, e perché? E quanto consistente era questa partecipazione?

Il giallo del ritiro della Germania

Secondo quanto riportava il 22 gennaio l’agenzia di stampa tedesca Deutsche Presse-Agentur, che afferma di aver ricevuto informazioni in proposito, dietro la decisione della Germania di sospendere la partecipazione a Sophia "c’è la riluttanza del governo italiano a dare il permesso ai migranti salvati di sbarcare".

Si può ipotizzare che il riferimento sia a quei casi in cui il governo italiano ha negato a lungo, nel caso della Diciotti addirittura a una propria nave militare, il permesso di sbarcare i migranti salvati.

Come riportava ancora Deutsche Presse-Agentur, che cita fonti militari, la fregata Augsburg, che opera al momento all’interno dell’Operazione Sophia, non verrà quindi rimpiazzata a inizio febbraio dall’altra nave tedesca prevista, l’ausiliaria Berlin.

Questa ricostruzione è stata però smentita il 23 gennaio dal commissario europeo alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, secondo cui "non c'è alcuna questione di sospensione della Germania della missione Sophia (…) Berlino continuerà a partecipare, non ci sono indicazioni che non renderà disponibili i suoi mezzi in futuro".

Anche l'ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell’operazione Eunavfor Med Sophia, come riporta RaiNews, ha precisato: "Ne abbiamo parlato ora con i tedeschi: la Germania non si ritira dall'operazione. Rimane uno dei partner e dei contributori principali. La nave che doveva arrivare il 6 febbraio [la Berlin n.d.r.] è stata designata, rimarrà in Germania pronta a muovere in due settimane, in attesa che si chiarisca la situazione dei porti di sbarco e il futuro dell'operazione". 

Il ruolo della Germania

Finora la Germania aveva contribuito parecchio all’Operazione Sophia. Nel corso degli ultimi anni si sono avvicendate quattordici unità della marina militare tedesca e gli elicotteri multi-ruolo AW Sea Lynx MK88.

L’Italia, ad esempio, ha invece finora contribuito operativamente con otto unità della marina militare italiana e tre tipi di elicotteri multi-ruolo; la Spagna con sette unità della marina militare, oltre che con aerei ed elicotteri per il pattugliamento dei mari; il Regno Unito con quattro unità navali, oltre che con elicotteri multi-ruolo.

Conclusione

Al di là del fatto che la sospensione da parte della Germania della sua partecipazione ci sia o meno, Salvini è impreciso nel descrivere il mandato dell’Operazione Sophia. Inoltre è fuorviante sostenere che se i migranti salvati nel corso di questa operazione vengono tutti sbarcati in Italia questo dipenda dalla missione stessa.

I migranti che vengono salvati – il salvataggio è un obbligo che deriva dal diritto del mare, non dal mandato dell’Operazione Sophia – verrebbero comunque sbarcati probabilmente in Italia, anche se la missione Sophia non ci fosse, in quanto l’area operativa della missione coincide con le Sar italiana e maltese, e Malta, in ragione delle sue dimensioni, potrebbe al massimo farsi carico di un numero ridotto di migranti.

Si può infine notare come l’esistenza dell’Operazione Sophia non abbia impedito il drastico calo degli arrivi via mare sulla rotta del Mediterraneo centrale nel 2018.

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La missione Sophia aveva come mandato di far sbarcare tutti gli immigrati solo in Italia e così ha fatto, con 50.000 arrivi nel nostro Paese. Se qualcuno si fa da parte, per noi non è certo un problema
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martedì 22 gennaio 2019

 

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