Ma davvero la pubblica istruzione in italia è ridotta così male?

Siamo andati a verificare le dichiarazioni di Claudia Pratelli (SI) sulla dispersione scolastica

Ma davvero la pubblica istruzione in Italia è ridotta così male?

La responsabile nazionale scuola di Sinistra Italiana Claudia Pratelli, in una nota dello scorso 23 agosto in cui si annuncia il voto favorevole del suo partito a “obbligo scolastico a 18 anni, una revisione dei cicli scolastici ed Erasmus anche alle superiori”, tra le altre cose afferma che “l’Italia è in fondo alle classifiche per livello di istruzione e in cima a quella sulla dispersione scolastica”.

Ma davvero la pubblica istruzione in Italia è ridotta così male?
 Claudia Pratelli, Sinistra Italiana

Siamo andati a verificare e Pratelli ha ragione.

Livello di istruzione

In base ai dati Eurostat sui livelli di istruzione della popolazione di età compresa tra i 25 e i 54 anni, risulta che l’Italia sia ultima in Europa per percentuale di laureati, e tra le prime per percentuale di popolazione con un livello di istruzione basso.

In particolare – dati estratti a giugno 2017 e relativi al 2016 – l’Italia ha appena il 19,4% di laureati (o con un titolo di istruzione superiore) nella fascia di età presa in considerazione. Nessuno nell’UE fa peggio di noi. Ci segue da vicino la Romania, col 19,8%, e più da lontano Malta (23,9%) e Slovacchia (24,4%).

Fanno decisamente meglio gli altri grandi Paesi europei: la Germania col 29% di laureati, la Francia col 38,7% e il Regno Unito col 44,7%.

Per quanto riguarda poi la percentuale di popolazione (sempre nella fascia 25-54 anni) il cui livello di istruzione si è fermato alle scuole elementari o medie, quello considerato “basso”, l’Italia si posiziona quarta, col 36,2%.

Peggio di noi, nell’Unione Europea, fanno solo la Spagna (37,4%), Portogallo (46,4%) e Malta (48,8%).

Dispersione scolastica

Con dispersione scolastica si intende, secondo la definizione che ne dà il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, la prematura uscita degli studenti dal sistema scolastico. Nel lessico adottato dall’Unione europea si parla di “abbandono scolastico”.

I Paesi dell'UE si sono impegnati a ridurre la media degli abbandoni scolastici a meno del 10% entro il 2020 e, al 2016, l’obiettivo pare a portata di mano, col 10,7% di media nella Ue.

L’Italia è in cima alla classifica insieme ad altri cinque Paesi del sud e dell’est Europa (qui consultabile una mappa interattiva curata dalla Commissione europea).

Nel 2016 il tasso di abbandono scolastico da noi è stato del 13,8%, come in Bulgaria. Peggio di noi – e di tutti – fa la Spagna, col 19%. Seguono poi la Romania (18,5%) e il Portogallo (14%). Leggermente migliore la situazione dell’Ungheria, che completa il gruppo “di testa” della classifica con il 12,4% di abbandoni.

Lontani, ma non troppo, gli altri grandi Paesi europei: la Francia si ferma all’8,8%, la Germania al 10,2% e il Regno Unito all’11,2%.

Conclusione

Pratelli ha dunque ragione su entrambi i punti: l’Italia è in fondo alla classifica europea per livello di istruzione – in particolare siamo ultimi per numero di laureati e tra i primi quattro per numero di persone con un basso livello di educazione – e in cima a quella per dispersione (o abbandono) scolastica, con la quinta posizione su 28 Paesi.

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Un nota del 23 agosto
l’Italia è in fondo alle classifiche per livello di istruzione e in cima a quella sulla dispersione scolastica
Nota personale
mercoledì 23 agosto 2017

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