Ma in Italia per evasione fiscale si finisce effettivamente in carcere?

Il candidato premier dei Cinquestelle Luigi Di Maio intervenendo ad Agorà su Raitre ha fatto una battuta su Silvio Berlusconi. Abbiamo verificato

Ma in Italia per evasione fiscale si finisce effettivamente in carcere?
 Afp
 Luigi Di Maio

Il 25 gennaio Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, è stato ospite di Agorà su Rai3. Alla domanda se fosse d’accordo con la proposta di centrodestra di carcere per gli evasori fiscali, ha risposto affermativamente e ha aggiunto (min. 54’ 56’’): “Facendo così il centrodestra non si rende conto che manderà in galera il loro leader, visto che Berlusconi è condannato per frode fiscale”.

L’affermazione è forse ironica, ma è l’occasione di chiedersi: in Italia si va in carcere per evasione fiscale? E davvero Berlusconi rischierebbe, in caso di inasprimento delle pene?

Premessa

Il centrodestra ha parlato, in effetti, del carcere per gli evasori. Lo ha fatto Salvini e anche lo stesso Berlusconi.

Quest’ultimo, in un’intervista con Massimo Giletti su La7 del 22 gennaio, ha specificato meglio la questione, affermando che il carcere per gli evasori verrebbe istituito dopo aver introdotto la flat tax, che avrebbe tra i propri obiettivi anche quello di far emergere una quota significativa di economia sommersa. Non una proposta a sé stante, quindi, ma un corollario di una futura eventuale riforma del sistema fiscale.

Ma nel programma del centrodestra “Un programma per l’Italia” non si fa esplicitamente riferimento alla possibilità del carcere per gli evasori, nemmeno nella parte relativa alla flat tax.

Da altri punti del programma, comunque, possiamo ottenere qualche indicazione utile. In particolare i due punti “Abolizione dell’inversione dell’onere della prova fiscale e riforma del contenzioso tributario” e “Chiusura di tutto il contenzioso e delle pendenze tributarie con contestuale riforma del sistema sanzionatorio tributario”.

Le revisioni dell’ordinamento penale esplicitamente previste nel programma, invece, riguardano tutt’altro, come “Introduzione del principio che la difesa è sempre legittima”, “Inasprimento delle pene per violenza contro un pubblico ufficiale” e “Revisione della legge sulla tortura”.

Il regime attuale

Per prima cosa: il carcere per i reati fiscali è già previsto nell’ordinamento italiano e, negli ultimi anni, diverse norme si sono occupate dei reati tributari e delle relative sanzioni. Ad oggi, la norma di riferimento per la repressione dei reati tributari è il D.lgs. 74 del 2000, modificato dal D.l. 138 del 2011 e ulteriormente ritoccato dal D.lgs. n. 158/2015, che per ultimo ha reso più severe le pene per i reati tributari.

La distinzione tra condotte che vengono sanzionate penalmente (i reati) e quelle che comportano solo una sanzione amministrativa (illeciti) è nella maggior parte dei casi legata a una valutazione quantitativa di quel che è stato evaso.

Si possono citare ad esempio la dichiarazione fraudolenta (art. 2 D.lgs. 74/2000): da 18 mesi a 6 anni di carcere, se l’imposta evasa è superiore a 30mila euro con riferimento a ciascuna delle singole imposte, e i redditi non dichiarati superano il 5% del totale o comunque 1,5 milioni di euro.

Oppure la dichiarazione infedele, cioè non fraudolenta ma comunque con dolo del dichiarante, (art. 4): da 1 a 3 anni, se l’imposta evasa è superiore a 150mila euro e se i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i 3 milioni di euro.

Sono reato anche la dichiarazione omessa (art. 5): da 1 a 3 anni se l’imposta evasa è superiore ai 50 mila euro; l’omesso versamento IVA e ritenute certificate (artt. 10 bis e 10 ter): soglia di punibilità a 250 mila euro; l’emissione di fatture false (art. 8): da 18 mesi a 6 anni; e infine l’occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10): da 18 mesi a 5 anni.

Berlusconi condannato

Fatte queste premesse, Di Maio ha ragione sulla condanna di Berlusconi. Il primo agosto 2013 la Cassazione ha confermato le condanne del giudice di Appello (maggio 2013) e di primo grado (ottobre 2012) a carico di Berlusconi: quattro anni di reclusione per frode fiscale – tecnicamente “dichiarazione fraudolenta” ex art. 2 D.lgs. 74/2000 -  nell’ambito del processo Mediaset.

La pena è stata diminuita a un anno per effetto dell’indulto (approvato nel 2006 per i reati commessi fino ad allora, tra i quali ricadono anche quelli per cui si procedeva nel processo Mediaset) ed è stata scontata al di fuori del carcere per via della legge ex Cirielli, che prevede gli over 70 scontino la pena ai domiciliari o in altri luoghi idonei, salvo alcune eccezioni di particolare gravità (mafia, omicidio, terrorismo etc.).

Il rischio del carcere

Dunque è sbagliato sostenere che la proposta del centrodestra manderebbe in carcere Berlusconi: già la legislazione vigente lo prevede in astratto per il reato (frode fiscale, art. 2 del d.lgs. 74/2000) commesso dall’ex Cavaliere. Ma le leggi attuali contengono anche una disposizione, quella della ex Cirielli, che tiene fuori dalle prigioni i colpevoli di reati non gravissimi con più di 70 anni.

Bisogna poi sottolineare che una legge penale nuova non si applica a chi è stato giudicato più favorevolmente da una legge penale precedente.

Si tratta del principio di irretroattività delle norme sfavorevoli al reo nel diritto penale, sancito dalla Costituzione all’articolo 25 co.2 e dall’articolo 7 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

Quindi anche se in futuro venisse abrogata la ex Cirielli, inasprita la sanzione per la frode fiscale, o peggiorata in altro modo la repressione dei reati tributari, la cosa non riguarderebbe Berlusconi e la sua precedente condanna nel processo Mediaset.

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"Con il carcere per gli evasori, il centrodestra non si rende conto che manderà in galera il loro leader, visto che Berlusconi è condannato per frode fiscale"
Intervista ad Agorà su Rai 3
giovedì 25 gennaio 2018


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