Il più grande errore politico di Erdogan

L'elezione del sindaco di Istanbul è la prova che se, invece di urlare allo scandalo e alla dittatura, mettono in campo un candidato che unisce e non perdono il contatto con la realtà della Turchia, i repubblicani possono  mettere in discussione il potere del presidente

sindaco istanbul
EKREM IMAMOGLU COMMUNICATION OFF / ANADOLU AGENCY
Ekrem Imamoglu saluta la folla dopo l'elezione a sindaco di Istanbul

Una vittoria stavolta netta e incontestabile, quella di Ekrem Imamoglu, che riporta il partito repubblicano al governo di Istanbul dopo 25 anni.
Mesta l'uscita di scena dell'ex premier Binali Yildirim, il fedelissimo del presidente Recep Tayyip Erdogan che al presidente deve la sua intera carriera politica e anche questa sconfitta. 

Il presidente lo aveva praticamente costretto ad abbandonare la comoda poltrona di speaker del parlamento, su cui lo aveva fatto accomodare dopo l'esperienza da ultimo premier di Turchia, da dove si era dovuto alzare a causa dell'abolizione della carica avvenuta con il referendum costituzionale del 2017.

Il dato che salta all'occhio è la differenza schiacciante tra i due candidati: 54% Imamoglu contro il 45% Yildirim. Una differenza di 777.580 voti che costituisce un dato diverso dalla risicatissima differenza di 13.729 voti del 31 marzo.

La decisione dell'authority per le elezioni (Ysk) di cancellare il risultato tornare alle urne ha scatenato una reazione nella popolazione della metropoli sul Bosforo e non solo, perché Istanbul è sempre un termometro di quanto accade in tutta la Turchia. Se si fosse rivotato in tutta la Turchia probabilmente l'Akp avrebbe perso voti ovunque.

Un effetto boomerang per Erdogan e il suo partito, che non hanno mai accettato la sconfitta, si sono intestarditi fino ad ottenere la cancellazione del risultato e solo quando era troppo tardi si sono resi conto di aver fatto crescere la popolarità di Imamoglu, fino a rendere quello che era un bravo amministratore locale l'uomo capace di mettere a repentaglio il potere dell'Akp.

I numeri sono solo la prova definitiva dell'enorme errore politico dell'Akp di Erdogan, forse il più grave nell'intera era del presidente, che lanciò la sua scesa politica proprio dalla poltrona della metropoli sul Bosforo, 25 anni fa.

"Chi vince a Istanbul vince in tutta la Turchia", ha sempre detto Erdogan, che a un certo punto ha capito che Istanbul sarebbe stato meglio perderla il 31 marzo e si è defilato dalla campagna elettorale di Yildirim, un atteggiamento lontano anni luce dalle campagna elettorali cui ci ha abituati nel recente passato. 

I repubblicani del Chp dopo aver riconquistato Ankara dopo 25 anni sono riusciti a bissare il risultato a Istanbul. 

La Turchia si è dimostrata un Paese politicamente vivace, con affluenze al voto altissime, un'opinione pubblica appassionata e dei risultati che hanno dimostrato che la democrazia turca è viva e vegeta, nonostante i duri colpi ricevuti nel corso della sua storia, anche recente.
Il partito repubblicano deve dimostrare ora di saper governare.

Se invece che urlare allo scandalo e alla dittatura, come si sono limitati spesso a fare negli ultimi anni, i repubblicani mettono in campo un candidato che unisce, con carisma idee e programmi e non ripetono l'errore di perdere il contatto con la realtà del Paese, possono seriamente mettere in discussione il potere di Erdogan.

Dare un seguito a questa vittoria passa necessariamente attraverso il governo di una città enorme, con ben più dei 16 milioni di abitanti ufficiali, più di mezzo milione di rifugiati siriani giunti negli ultimi anni. Una città in cui sono rappresentate tutte le etnie, minoranze, religioni, correnti ideologiche del Paese e proprio per questo capace di spostare gli equilibri e portare verso il governo di tutta la Turchia.



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