AGI - Il Forum di Davos non è ancora iniziato ma Donald Trump ha già rubato la scena e dettato l'agenda del summit annuale delle élite mondiali, che quest'anno vedrà la partecipazione record di sessanta capi di Stato e di governo. Il presidente degli Stati Uniti è atteso nell'esclusiva località svizzera dai leader di alcuni degli otto membri europei della NATO - Danimarca, Germania, Norvegia, Regno Unito, Francia, Svezia, Paesi Bassi e Finlandia - che ha minacciato con dazi del 25% per aver avviato esercitazioni militari in Groenlandia in risposta al suo progetto di impadronirsi della grande isola artica, territorio danese.
I leader nel mirino
Tra i leader europei nel mirino presenti all'evento figurano il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, e il presidente finlandese Alexander Stubb, attesi insieme al segretario Generale della NATO, Mark Rutte, e alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha già avvertito di possibili ripercussioni sulle relazioni transatlantiche se le minacce di Trump si concretizzeranno.
Non i migliori auspici per un'edizione del Forum che nasce sotto lo slogan dello "Spirito del Dialogo". Dialogo che "non è un lusso, ma una necessità" nelle parole di Borge Brende, presidente e CEO del World Economic Forum, l'istituzione che dal 1971 organizza il cruciale summit, in programma fino a venerdì 23 gennaio. Brende, nella conferenza stampa di presentazione, ha riconosciuto che l'evento si svolge "nel contesto geopolitico più complesso dal 1945" e ha ammesso che il multilateralismo sta segnando una battuta d'arresto in un mondo che vede le grandi potenze agire in modo sempre più unilaterale, per quanto, nelle sue parole, "la cooperazione è come l'acqua e trova sempre una via".
I dossier geopolitici
In un contesto geopolitico reso ancora più incandescente dalla brutale repressione delle rivolte in Iran e dalla deposizione del presidente venezuelano Nicolas Maduro, ottenuta da Washington con un blitz cinematografico, Trump si presenterà con la delegazione statunitense più massiccia mai vista al forum: ben sei ministri tra cui il segretario di Stato, Marco Rubio, e il capo del Pentagono, Pete Hegseth. A guidare la rappresentanza cinese sarà invece il vicepremier He Lifeng, che ha in mano i principali dossier economici.
Le questioni regionali in agenda
Tra i leader presenti figurano, tra gli altri, il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres, il primo ministro canadese Mark Carney, il presidente indonesiano Prabowo Subianto, il primo ministro del Qatar Mohammed al-Thani, il presidente polacco Karol Nawrocki, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il presidente israeliano Isaac Herzog, il presidente congolese Felix Tshisekedi, e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Nutrita la partecipazione latinoamericana, con i presidenti di Argentina (Javier Milei), Panama (José Raul Mulino) ed Ecuador (Daniel Noboa). Il presidente colombiano, Gustavo Petro, ha invece annullato la missione per concentrarsi sull'imminente incontro con Trump alla Casa Bianca.
Particolare attenzione per l'arrivo del presidente siriano Ahmad al-Sharaa e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che spera in quest'occasione di firmare un accordo con gli USA sulla ricostruzione. I delegati mediorientali, tra i quali spicca il primo ministro dell'Autorità Nazionale Palestinese Mohammed Mustafa, attendono da parte loro ulteriori annunci di Trump sulla composizione del Consiglio di Pace per Gaza, che continua a estendersi a nuovi leader mondiali.
Economia, finanza e sicurezza senza precedenti
Il mondo dell'economia e della finanza sarà rappresentato da personalità come la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva, l'amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella, il presidente di BlackRock Larry Fink, e il numero uno di Nvidia Jensen Huang.
Una presenza di leader ai massimi storici e le numerose proteste annunciate hanno spinto l'esecutivo elvetico a mobilitare polizia, esercito, servizi segreti e forze federali per un dispositivo di sicurezza senza precedenti. Le forze armate elvetiche schiereranno 5 mila soldati, che sosterranno le forze dell'ordine e si occuperanno del trasferimento dei principali leader in questa città incastonata tra le Alpi, il cui spazio aereo resterà parzialmente chiuso per una settimana.