M5s risale nei sondaggi. È effetto Conte?

M5s risale nei sondaggi. È effetto Conte?

Qualcosa torna a muoversi nei consensi dei partiti. La Supermedia mostra tendenze nuove, dalla ripresa della Lega alla flessione del Pd
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© Andreas SOLARO / AFP
- Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Dopo settimane di “congelamento” della lotta politica dovuto all’emergenza Coronavirus, qualcosa sembra aver smosso le acque dell’opinione pubblica. Che l’orientamento degli elettori del nostro Paese stesse evolvendo, nel corso di questa lunga quarantena, era già emerso con riferimento all’aumento della fiducia verso i leader politici maggiormente impegnati – se non altro per via del loro ruolo istituzionale – nella lotta all’epidemia. Ma adesso sembra che stia venendo a galla anche un’altra dinamica per quanto riguarda le intenzioni di voto.

La Supermedia dei sondaggi di questa settimana, infatti, mostra – per la prima volta da diverso tempo – delle tendenze piuttosto inedite. La Lega interrompe la sua lenta discesa, e risale al 29,4% aumentando il suo vantaggio sul Partito Democratico (21,1%), che al contrario flette leggermente.

Il partito che guadagna i maggiori consensi è il Movimento 5 Stelle, che fa segnare un incremento significativo (+0,6%) dopo molti mesi, riportandosi di poco sotto al 15%. In questo modo, i pentastellati riguadagnano un minimo di margine su Fratelli d’Italia, che pure continua a crescere (+0,2%) e per la prima volta supera la soglia del 13%.

Si potrebbe ipotizzare che il buono stato di forma del M5S sia legato alla crescente popolarità del premier Giuseppe Conte, eppure è altrettanto possibile – come vedremo – che la verità sia altrove. Cresce un po’ anche l’altro partito del centrodestra, Forza Italia (6,4%), mentre fanno segnare una variazione negativa tutte le altre forze di sinistra o centrosinistra, con l’unica eccezione di Italia Viva – che però rimane su un poco entusiasmante 3,3%.

Nel complesso, questi dati dipingono il quadro di una crescita netta del centrodestra e del Movimento 5 Stelle e di una, altrettanto netta, flessione del centrosinistra. Quest’ultimo, ormai da molte settimane stabile o addirittura in lieve aumento, torna ad allontanarsi dalla soglia del 30%, scendendo nuovamente sui valori di circa due mesi fa.

La nuova, “brusca” tendenza rilevata questa settimana emerge chiaramente dal grafico dello storico relativo alle coalizioni delle Politiche 2018.

Se si tratti di un’oscillazione estemporanea o di una vera e propria tendenza lo diranno le prossime settimane. Ma a cosa può essere dovuta questa oscillazione?

Cresce la sfiducia nei confronti dell'Europa

Una possibile risposta risiede nel giudizio degli italiani verso l’Europa, che nelle ultime settimane è decisamente peggiorato, facendosi molto severo. In effetti, le forze politiche che sembrano guadagnare terreno (centrodestra e M5S) sono accomunate dal fatto di essere, sia pure con sfumature diverse, le più “critiche” rispetto a Bruxelles; viceversa, i partiti di sinistra o centrosinistra, a cominciare dal PD, sono quelle che nell’immaginario collettivo vengono più accostate all’europeismo (da questo punto di vista, è emblematico il dato di Più Europa).

L’incertezza che le istituzioni europee hanno mostrato nel reagire alla crisi e l’assenza di atti concreti di solidarietà, soprattutto nei primi tempi, sono stati fattori decisivi nella creazione di questo clima di opinione. Gli errori di comunicazione sembrano aver avuto un impatto molto maggiore delle azioni effettive: così, la gaffe di Christine Lagarde sul fatto che la missione della BCE non fosse quella di abbassare gli spread, ha avuto un’eco molto più forte della decisione, assunta pochi giorni dopo dalla stessa BCE, di attivare il cosiddetto “bazooka” per inondare di liquidità l’economia europea come sostegno agli strumenti di politica fiscale degli stati membri.

Lo stesso discorso può essere fatto per Ursula von der Leyen, diventata una sorta di “parafulmine” (forse anche oltre i suoi effettivi demeriti) per la cautela, spesso e volentieri scambiata per freddezza, con cui la presidente della Commissione europea ha approcciato fin dall’inizio il tema di come Bruxelles può intervenire a sostegno degli Stati membri più colpiti dall’emergenza sanitaria. A poco è servito che la Commissione abbia di fatto messo nel cassetto le regole fiscali previste dal temuto Patto di stabilità, né che la stessa von der Leyen sia intervenuta più volte per esprimere direttamente la propria solidarietà agli italiani (prima con un’intervista al Corriere, poi con un video sui social, infine con una lettera aperta pubblicata su Repubblica).

Anche la sua dichiarazione di pochi giorni fa, in cui ha definito “uno slogan” gli Eurobond, non ha fatto che aumentare la sfiducia degli osservatori italiani verso l’effettiva volontà dell’Unione di gettare il cuore oltre l’ostacolo in un momento così grave.

Che l’Europa abbia profondamente deluso le aspettative è emerso chiaramente già da un sondaggio Tecnè dello scorso 13 marzo, in cui quasi 9 italiani su 10 (88%) risultavano essere convinti che l’UE non stesse aiutando l’Italia. Lo stesso sondaggio mostrava un aumento a dir poco clamoroso della quota di italiani convinti che per il nostro Paese far parte della UE rappresenti uno svantaggio (67%, contro il 47% registrato nel novembre 2018).

Pochi giorni dopo, nell’Atlante politico dell’istituto Demos di Ilvo Diamanti, l’Unione europea figurava all’ultimo posto nella classifica delle istituzioni in base al comportamento tenuto per fronteggiare l’emergenza: solo il 35% degli intervistati dava alla UE un punteggio pari ad almeno 6 su 10. Uno scenario quasi identico a quello rilevato dal sondaggio dell’istituto Piepoli ancora una settimana fa, in cui solo il 32% degli italiani ha dichiarato di gradire “molto” o “abbastanza” il comportamento dell’Unione verso il nostro Paese.

Non stupisce, quindi che nell’ultimo sondaggio di EMG oltre l’80% degli italiani dichiari che la sua fiducia verso l’UE sia calata da quando è esplosa l’emergenza Coronavirus.

Tutti questi numeri ci suggeriscono che, in tempo di forte crisi, gli italiani stiano reagendo in due modi: da un lato, “stringendosi a coorte” attorno alle proprie istituzioni (il Governo nazionale e il premier Conte, ma anche i vari governatori delle Regioni colpite dall’epidemia).

Dall’altro, facendo fronte comune contro un “nemico straniero” accusato di averci lasciati soli nel momento di maggior bisogno, o comunque di non aver fatto (ancora) abbastanza. Il forte dibattito che si è sviluppato nei Paesi europei accusati dagli italiani di “egoismo” indica che una questione, effettivamente, c’è. Vedremo se le prossime mosse dei nostri partner europei, e delle istituzioni comunitarie, saranno in grado di restituire agli italiani almeno parte della fiducia andata perduta nelle scorse settimane.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 19 marzo al 1 aprile dagli istituti EMG, Euromedia, Ipsos Ixè, Noto, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 2 aprile sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.