La Germania si è divisa sui coronabond

La Germania si è divisa sui coronabond

Tra i partiti era prevalente il secco "no" ad ogni forma di condivisione dei debiti in ambito Ue. Ma la posizione opposta espressa dai Verdi, seconda forza politica del Paese, rischia di complicare le cose

germania partiti divisi coronabond

© MICHAEL KAPPELER / DPA  - Bundestag

"Sostengo la causa dei coronabond. Gli Stati economicamente più forti come noi devono aiutare quelli che stanno peggio. È nell'interesse tedesco che l'economia italiana sopravviva alla crisi". Parola di Robert Habeck, leader dei Verdi tedeschi. I quali rappresentano, stando ai sondaggi, la seconda forza politica in Germania, con consensi che oramai superano stabilmente il 20% dell'elettorato.

Una posizione che, dato il crescente peso specifico del partito ambientalista con sempre più marcate ambizioni di governo, rischia di complicare non poco gli equilibri del Bundestag, il parlamento tedesco, dove ad oggi è decisamente prevalente il secco "no" ad ogni forma di condivisione dei debiti in ambito Ue come forma di salvagente per i Paesi più colpiti dalla pandemia del coronavirus, Italia e Spagna in primo luogo.

Un "no" ribadito, durante l'ultimo vertice europeo in teleconferenza, dalla cancelliera Angela Merkel, secondo cui è invece l'Esm lo "strumento più adatto" per sostenere gli Stati membri in difficoltà, creato "espressamente per i tempi di crisi". E se i vicini nordici Paesi Bassi annoverano fra i "possibilisti" sull'emissione di eurobond addirittura il presidente della Banca centrale, una posizione che contrappone Klaas Knot al governo dell'Aia ("I coronavirus sono una strada", ha detto), la linea ufficiale della Spd, 'junior partner' nella Grosse Koalition, in questa fase non si discosta da quella della cancelliera e del suo partito, la Cdu. La discussione sui coronabond, ha detto un fedelissimo di Frau Merkel, il ministro all'Economia Peter Altmaier, è "un dibattito fantasma".

È il vicecancelliere nonché ministro alle Finanze Olaf Scholz a parlare per tutti i socialdemocratici: è giusto "sviluppare in tutta Europa un progetto comune per ravvivare l'economia", ha detto due giorni fa Scholz, che però respinge la proposta degli coronabond: "È più efficace ricorrere alle possibilità esistenti, a cominciare dal meccanismo di stabilità europeo".

A detta di Scholz - è stato lui a presentare al Bundestag il pacchetto da 1100 miliardi per sostenere l'economia tedesca al posto di Merkel, in auto-quarantena da una settimana - "non vi è attualmente la necessità di inventare strumenti di questo tipo". Secondo l'esponente socialdemocratico, "la solidarietà all'interno dell'Europa si realizza attraverso le vie già previste": appunto l'Esm e la Bei (Banca europea per gli investimenti). Gli ha fatto eco il capogruppo dell'Spd al Bundestag, Rolf Muetzenich: "Una completa messa in comune dei debiti non e' responsabile".

La posizione dei socialdemocratici colpisce se non altro perché in passato non sono stati cosi' netti in quanto a eurobond. E qua e là qualche accento critico sembra emergere ancora oggi: l'europarlamentare Bernd Lange ha parlato, a proposito dell'ultimo vertice Ue, di "una tattica pericolosa: nella crisi più pericolosa gli Stati membri ricorrono sempre alla solita strumentazione, rinviare il problema cercando di guadagnare tempo".

In passato è stato invece l'ex leader della Spd ed allora ministro degli Esteri Sigmar Gabriel a mostrarsi aperto all'opzione eurobond. Tema che oggi torna ad affrontare: "Qualcuno deve spiegarmi perché noi tedeschi in tema di condivisione dei debiti non dovremmo mettere a disposizione l'1% all'Italia o alla Spagna. Io sarei favorevole a mettere a disposizione anche il 10%", ha spiegato Gabriel venerdì scorso alla Bild, aggiungendo che "se adesso non siamo pronti a condividere il nostro benessere, non so cosa ne sarà di quest'Europa. Sono molto preoccupato che possa andare in pezzi".

Sono termini simili a quelli che ha usato in questi giorni il Verde Sven Giegold: "Con il suo goffo no agli eurobond il governo prende a calci l'idea europea", ha detto il parlamentare europeo. Riferendosi all'opposizione della Germania alla richiesta della condivisione del debito per affrontare le conseguenze economiche della crisi, Giegold afferma che "il governo alza uno spauracchio con questo categorico diniego di una comune presa di responsabilità. Adesso rimane solo la Bce a tirare il carro fuori dal fango".

Idem la parlamentare dei Verdi al Bundestag Anja Hajduk: il gruppo dei "Gruenen", ha detto, e' favorevole alla proposta sui coronabond per sostenere Paesi travolti dall'epidemia, come Italia e Spagna. Un grido d'allarme arriva anche da Annalena Baerbock, che guida i Verdi tedeschi insieme a Habeck (che qualcuno già 'vede' come prossimo cancelliere): "Solo un comune scudo di protezione puo' impedire una profonda spaccatura dell'eurozona".

Tutt'altro linguaggio tra le file del centro liberale e della destra in Germania. L'esponente di spicco dell'Fpd nonché vicepresidente dell'Europarlamento, Nicola Beer, definisce la condivisione dei debiti "una linea rossa che non deve essere superata". Nell'Afd, il partito dell'ultradestra, la linea è stata dettata da uno dei suoi volti più noti, Beatrix von Storch, secondo la quale già il nuovo 'bazooka' della Bce di Christine Lagarde rappresenterebbe "de facto" una messa in comune dei debiti europei. "Siamo stati trascinati nell'euro con la promessa che la Germania non avrebbe mai dovuto rispondere dei debiti degli altri. Con i coronabond questa promessa sarebbe del tutto obsoleta. Per questo l'Afd dice in modo chiaro: no ai coronabond, no a questa condivisione dei debiti, no ad un euro tutta a spese della Germania".