Le conseguenze della tensione tra M5s e Lega sui sondaggi

Il clima, ormai da diverse settimane, non è più quello di “distesa collaborazione” che abbiamo visto dei primi mesi di vita del nuovo esecutivo, e tutto questo si riflette anche sugli orientamenti degli elettori. Da un po’ di tempo la nostra Supermedia dei sondaggi rileva una flessione per i due partiti di governo, e il trend si conferma anche questa settimana

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Riccardo De Luca / AGF 
 Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Il Governo continua la sua navigazione in acque quantomeno agitate. L’altro giorno è stato quello della risposta “sdegnata” (“il tasso di crescita non si negozia”, Tria dixit) alla Commissione Europea sugli impegni disattesi dall’Italia con i saldi previsti dalla manovra di bilancio. Ieri il caso più eclatante ha riguardato l’approvazione del decreto su Genova, nel quale sono stati infilati provvedimenti molto controversi come quello sullo sversamento dei fanghi e quello sul condono a Ischia, che – soprattutto quest’ultimo – hanno provocato più di un malumore anche nelle file della maggioranza. 

Il clima, ormai da diverse settimane, non è più quello di “distesa collaborazione” che abbiamo visto dei primi mesi di vita del nuovo esecutivo, e tutto questo si riflette anche sugli orientamenti degli elettori. Da un po’ di tempo la nostra Supermedia dei sondaggi rileva una flessione per i due partiti di governo, e il trend si conferma anche questa settimana. Non tanto per la Lega, che – dopo ben 5 settimane di fila col segno meno – torna a crescere leggermente e resta sopra la soglia “psicologica” del 30% (anche se Ixè stima il partito di Salvini al 29,8%: l’ultima volta che un sondaggio aveva dato la Lega sotto il 30% era stato a fine luglio, con Demopolis).

La flessione è più marcata nel caso del Movimento 5 Stelle, che questa settimana vale in media il 26,6% dei consensi. Si tratta di un nuovo record negativo per il partito fondato da Beppe Grillo, il peggiore di tutto il 2018 – anche considerando il periodo pre-elezioni del 4 marzo. In particolare, è la prima volta che una serie di istituti stima il M5S sotto il 27%: questa volta lo fanno Euromedia, Tecnè e Noto; addirittura per Ixè il Movimento non arriva al 26% (25,9% per l’esattezza).

Gli altri partiti, a cominciare dal PD e da Forza Italia, fanno segnare un dato tendenzialmente in crescita, anche se non esaltante: entrambi infatti sono ancora sotto il (pessimo) risultato elettorale conseguito con le Politiche del 4 marzo. Più interessante forse è quello che sta accadendo a due partiti “minori”: Fratelli d’Italia mostra segni di ripresa, con ben 4 istituti che stimano il partito di Giorgia Meloni sopra il 4% e allontanano i rischi di uno “scivolamento nell’irrilevanza” che avevamo paventato solo un mese e mezzo fa. Mentre Liberi e Uguali, che sta per sciogliersi definitivamente dopo la “separazione consensuale” tra MDP e Sinistra Italiana, precipita al 2,2%: il dato peggiore della sua pur breve vita politica – nonché, evidentemente, uno degli ultimi.

Tornando alla maggioranza, la riaggregazione per “blocchi” parlamentari ci mostra come la somma di Lega e M5S sia scesa sotto il 57%, in calo di due punti e mezzo in meno rispetto a un mese fa. Anche se si tratta di un dato comunque superiore a quello registrato al momento della nascita del governo Conte (nonché alla somma dei due partiti alle elezioni politiche), va comunque tenuto a mente che si tratta di un trend decrescente, ormai da diverse settimane.

Il confronto con i valori precedenti mostra come l’area di governo non riesca a crescere più di tanto, dopo avere nei mesi scorsi “rosicchiato” consensi a quelle che sono le opposizioni in Parlamento sia a sinistra (PD e LeU) che a destra (Forza Italia e FDI).

Dicevamo in apertura dello scontro con l’UE sulla manovra economica. Ha fatto bene il Governo a rispondere picche alle osservazioni della Commissione? Secondo due sondaggi realizzati da Euromedia e Piepoli per “Porta a porta”, no: per entrambi gli istituti, gli italiani in netta maggioranza (57-58,6%) avrebbero optato per una modifica anche parziale della manovra. Ma il fronte “esterno”, con l’Europa, non è l’unico aperto per il Governo: gli stessi istituti hanno chiesto anche agli italiani cosa pensino delle tensioni nate tra Di Maio e Salvini a causa dei punti di disaccordo emersi tra i rispettivi partiti nelle ultime settimane. Se per un terzo circa degli intervistati (33-36%) i rapporti tra i due vicepremier sono “tornati ottimi”, più della metà del campione crede che invece questi siano “ancora tesi” (52-55%).

Da Vespa è stato mostrato anche un sondaggio relativo a uno specifico tema, forse quello più “scottante” per i due partiti di governo: quello della TAV. La settimana scorsa è stata quella della manifestazione di piazza a Torino in favore dell’Alta Velocità. Sappiamo che il Movimento 5 Stelle è a dir poco scettico sulla realizzazione dell’opera, mentre la Lega è fortemente a favore. Ma cosa ne pensano gli italiani? Secondo gli istituti diretti da Alessandra Ghisleri e Nicola Piepoli, circa 6 italiani su 10 sono favorevoli alla TAV, mentre meno di uno su 5 (il 19%) si dichiara contrario.

L’atteggiamento favorevole alle grandi opere in generale è confermato da una rilevazione di Tecnè, dalla quale apprendiamo che una netta maggioranza di italiani vede questo tipo di opere con favore e chiede (al 60%) di concludere quelle i cui lavori sono in corso.

Sempre secondo Tecnè, rimarrebbe comunque scettico circa un terzo degli italiani, secondo cui le grandi opere in generale sarebbero una fonte di sprechi e che vorrebbe interrompere quelle in corso per verificarne la convenienza effettiva attraverso un’analisi costi-benefici.



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