Perché senza incentivi l'auto elettrica in Italia non andrà da nessuna parte

Abbiamo il parco auto tra i più obsoleti d’Europa, mancano un sistema di incentivi che favorisca la diffusione delle e-cars e le risorse per la costruzione delle colonnine di ricarica. Lo scenario

Perché senza incentivi l'auto elettrica in Italia non andrà da nessuna parte
Marc Gilsdorf - Agf 
auto elettrica (Agf) 

Mentre i big dell’industria investono sulle auto elettriche, l’Italia resta indietro. E gli incentivi statali hanno ancora il freno a mano tirato. Se al CES di Las Vegas è andato in scena l’avveniristico futuro della mobilità - dall’auto “telepatica” a quella dotata di angelo custode digitale – il Detroit Auto Show punta sulla concretezza e guarda al futuro prossimo. Che è fatto soprattutto di e-cars. Lo dimostrano gli annunci di investimenti milionari che fioccano proprio in questi giorni. Ford, ad esempio, ha dichiarato di voler spendere 11 miliardi di dollari entro il 2022 per creare versioni ibride ed elettriche dei propri modelli.

Non solo. La partnership franco-giapponese tra Renault-Nissan e Mitsubishi ha lanciato Alliance Ventures, un nuovo fondo di venture capital che investirà fino a 1 miliardo di dollari nei prossimi 5 anni per supportare iniziative di open innovation, puntando il radar principalmente su auto elettriche, sistemi autonomi, connettività e intelligenza artificiale.

In questi giorni, anche Marchionne ha fatto retromarcia sull’auto elettrica: se fino a qualche mese fa l’aveva definita “una minaccia per il pianeta”, ora l’ad di FCA non solo ammette che “entro il 2025 metà delle auto prodotte al mondo sarà elettrificata”, ma apre anche alla possibilità di una supercar elettrica targata Ferrari.

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Insomma, il settore automotive, così come i big dell’industria energetica e dell’Hi-Tech, hanno già innestato la marcia e puntato sull’auto elettrica. “Chi la prova non la molla più”, ha dichiarato di recente il numero uno di Enel.

In Italia, però, il mercato fatica a decollare. Non solo abbiamo un parco auto tra i più obsoleti d’Europa, ma mancano un sistema di incentivi che favorisca la diffusione delle e-cars e le risorse per la costruzione delle colonnine di ricarica.

Dai dati dell’Unione nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, risulta che le immatricolazioni di auto elettriche nel dicembre 2017 hanno rappresentato solo lo 0,1% del mercato automobilistico italiano. Una percentuale decisamente bassa, soprattutto se confrontata con quella di altri Paesi europei. In Germania, ad esempio, le e-cars hanno registrato un aumento del 119,6% nel 2017 (dati ACEA, Associazione dei costruttori Europei).

La fotografia dell’auto elettrica in Italia appare ancor più in bianco e nero se confrontata con la situazione norvegese, dove i veicoli elettrici nel 2016 hanno rappresentato il 40,2% delle nuove immatricolazioni.

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Ma quello del Paese scandinavo non è certo un miracolo, semmai il risultato di un mix virtuoso tra politiche energetiche lungimiranti e investimenti privati. All'origine del successo norvegese c'è, tra gli altri fattori, un sistema di incentivi che premiano l’acquisto di un'auto elettrica. Di recente, gli scienziati del Joint Research Center hanno passato in rassegna gli incentivi fiscali di otto Paesi europei, Italia compresa: e se la Norvegia brilla per “generosità” verso chi i intende passare a una e-car, in Italia gli incentivi scarseggiano, rendendo più conveniente l'acquisto di un'auto tradizionale.

Al momento, nel nostro Paese, simili incentivi non esistono, e anche quelli messi in campo dall'Esecutivo in passato non erano rivolti ai privati cittadini. Per trovarne menzione nell'impianto normativo nazionale dobbiamo fare un salto indietro di quasi 6 anni, al decreto Sviluppo, che prevedeva sì incentivi per l'acquisto di veicoli verdi a basse emissioni, ma si trattava di veicoli prevalentemente ad uso aziendale e pubblico.

Qualche timido spiraglio si era aperto negli ultimi mesi. A settembre, rispondendo a un’interrogazione del M5S, il sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro aveva dichiarato che il Governo stava studiando “apposite misure di incentivazione per la diffusione degli autoveicoli elettrici”.

A novembre, presentando la Strategia energetica nazionale, Calenda aveva fatto sperare in uno sblocco dell'impasse, ribadendo che l'Esecutivo stava ragionando su “un incentivo per svecchiare il parco circolante”.

Al momento, però, tutto resta in stand-by, anche l’innovazione della mobilità in Italia.

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