Davvero il Fondo Elliott sta per diventare proprietario del Milan? 

Il presidente Li Yonghong deve restituire all'hedge fund 303 milioni entro ottobre e prima del 23 marzo serve un nuovo aumento di capitale (previsto). Il punto della situazione negli articoli di Repubblica e Sole 24 Ore 

Davvero il Fondo Elliott sta per diventare proprietario del Milan? 
 Afp 
 Li Yonghong e Marco Fassone

Elliott ha messo Li Yonghong alle strette e non è fantascienza che il fondo americano sia sempre più vicino a subentrare nella proprietà del Milan. Non è una novità che il presidente rossonero debba restituire all’hedge fund 303 milioni di euro entro l’ottobre di quest’anno per evitare che il club passi in mano americana. Lo abbiamo scritto molte volte. L’ultima novità arriva da un difficile Cda che si è tenuto ieri, da cui sono emersi i noti problemi finanziari che rischiano di far passare in secondo piano la risalita in campionato della squadra allenata da Gattuso. Lo riferisce Repubblica in un lungo articolo. All’ordine del giorno il rifinanziamento del debito di Li all’hedge fund americano. “L’allarme – scrive il quotidiano -  appena mascherato nelle notizie filtrate a tarda sera dal cda, sconfina nell’inquietudine”.

Li deve restituire a Elliott 303 milioni di euro (120 della società rossonera, 183 della Rossoneri Lux con cui Li ha comprato il club) a cui aggiungono gli interessi. Ad assistere il Milan nella ricerca di soggetti interessati a rifinanziare il debito, la banca d’affari Merril Lynch nel ruolo di advisor. Prima della scadenza di ottobre, la banca americane ne ha altre due da rispettare. La prima è vicinissima: entro il 16 aprile l’Uefa aspetta dal Milan la documentazione completa sull’avvenuto rifinanziamento. Sullo sfondo incombe la convocazione a Nyon – tra il 16 e il 20 aprile – dove è prevista la discussione del patteggiamento delle sanzioni che riguardano il Fair Play Finanziario. Con la definizione del settlement agreement il Milan nei prossimi anni dovrà rispettare parametri precisi. Il piano di rifinanziamento di Merril Lynch rischia di non arrivare in tempo per rispettare le scadenze con l’Uefa.

Davvero il Fondo Elliott sta per diventare proprietario del Milan? 
Foto: Giuseppe Cacace / AFP 
Massimo Mirabelli, Marco Fassone e David Han Li (AFP) 

Ma prima c’è un’altra scadenza in vista: gli accordi stipulati con Elliott lo scorso anno prevedono un nuovo aumento di capitale entro fine mese (il 23 marzo). Come scrive Repubblica, Li ha da poco versato 11 milioni dei 60 del primo aumento di capitale, rispettando così i patti del penultimo Cda (svoltosi a fine febbraio). Da Hong Kong – sottolinea il quotidiano – non arrivano buone notizie, giacché Li avrebbe delle difficoltà a rifondere un prestito di 8,3 milioni di dollari, scaduto il 28 febbraio scorso, che è stato trasferito alla moglie a un tasso del 24%. Li dovrà rimborsare una prima tranche a Teamway International proprio domani, stando a quanto scrive Carlo Festa nel suo suo blog The Insider su Il Sole 24 Ore.

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 Berlusconi e Li Yonghong

Non solo. Sempre secondo Festa, in realtà gli 11 milioni del primo aumento di capitale non sono ancora arrivati tutti: Li deve ancora corrispondere la cifra di 3 milioni di euro. Questi soldi dovevano arrivare la settimana scorsa, ma Li ha garantito che arriveranno questa settimana. Del resto - scrive Festa -  l’uomo d’affari ha sempre dato prova di mantenere gli impegni anche a costo di indebitarsi pesantemente. Altri 7 milioni di euro sono stati versati ai primi di marzo tramite la nota triangolazione Hong Kong-Lussemburgo-Italia.

Li riuscirà a trovare i soldi? Le opzioni sono due: vendere alcune proprietà in Cina o trovare nuovi finanziamenti. Se fallirà Elliott subentrerà anche prima della scadenza di ottobre.

L’uomo d’affari che in Cina nessuno conosce (come ha detto di recente Marcello Lippi), rimasto senza una cordata di investitori (alcuni sostengono che non l’abbia mai avuta) e senza la possibilità di esportare capitale fuori dalla Cina (anche) per il blocco imposto dalle autorità cinesi (che hanno frenato, non vietato, gli investimenti su alcuni settori, come lo sport, ritenuti poco ragionati), per non perdere le prime caparre (di cui la prima dalla Cina e le altre da conti offshore), fu costretto a comprare il Milan – 740 milioni di euro - con il sostanzioso prestito dell’hedge fund americano a un tasso di interesse dell’11,5%. La nostra inchiesta si concludeva ad aprile scorso, dopo la cessione di AC Milan alla Rossoneri Lux con una domanda che ad oggi resta priva di una risposta certa: come Li avrebbe potuto saldare il debito entro la fine del 2018. L’altra domanda ricorrente era: di chi sono i soldi con i quali soldi Li ha pagato le prime caparre (circa 340 milioni da fondi offshore)? Nel frattempo il Milan ha speso cifre record per costruire una squadra da Champions (il business plan prevede una fortissima crescita dei ricavi nell’arco dei prossimi cinque anni puntando sulla crescita del mercato cinese con la newco MilanChina e sui guadagni della Champions League). 

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 Li Yonghong

Sulla complessa scatola societaria di Li, noto in Cina per le sue numerose truffe, e sul suo discusso patrimonio, tra cui la controversa proprietà di una miniera di fosforo, il New York Times ha dedicato un’ampia inchiesta nei mesi scorsi. La Stampa a gennaio scorso ha dato notizia dell'inchiesta che la procura di Milano ha aperto sulla vendita della società rossonera con il sospetto di soldi riciclati, immediatamente smentita dal procuratore capo Francesco Greco. A mettere pepe si è aggiunta l’inchiesta di Milena Gabanelli pubblicata sul Corriere della Sera nel febbraio scorso, secondo cui il presidente del Milan sarebbe già in bancarotta e il patrimonio all’asta. Per respingere le accuse Milan tv aveva diffuso un video in cui il patron del Milan replicava definendole “notizie irresponsabili”.

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