Stefano Coletta, l'uomo che parlando sottovoce ha resuscitato Raitre

Stefano Coletta, l'uomo che parlando sottovoce ha resuscitato Raitre

Sognava di fare lo psicanalista, i genitori lo volevano insegnante, ha cominciato in Rai come giornalista precario. Il direttore di Raitre si racconta all'AGI 

stefano coletta rai

© Cristiano Minichiello / AGF 
-  Stefano Coletta

Il direttore che trasforma in oro tutto ciò che tocca sognava di diventare uno psicanalista, i genitori lo volevano insegnante, professione esercitata con passione nei primi anni da giornalista precario, e nel terzo tempo della  sua vita  si vede probabilmente romanziere: “Scrivo racconti da sempre, e ho dato vita anche a un romanzo sui legami familiari, il mio ambito di interesse è da sempre quello analitico. Ma per ora resta tutto confinato nella mia casa, le mie energie sono rivolte da parecchi anni alla Rai”, racconta all’AGI Stefano Coletta, raro frutto della tv pubblica maturato da una lunga gavetta interna: “Ho cominciato da programmista regista a “3131” di Radio2,  una grande scuola che ha affinato la mia capacità d’ascolto, sono stato assunto a 35 anni dopo 10 anni di precariato, e quindi ho lavorato come redattore, caporedattore, inviato, capostruttura, vicedirettore e quindi direttore. Ho avuto un percorso faticosissimo, ma la mia è una bella storia di meritocrazia che spero dia speranza a chi si avvicina a questa professione”.  

Romano, 54 anni, figlio di uno chef dell’ambasciata inglese e di una casalinga, che oggi non ci sono più e hanno cresciuto lui e suo fratello statistico con un certo rigore (“Ci siamo dovuti sudare tutto”), Coletta, da 20 mesi alla guida di Raitre dopo Daria Bignardi, è l’unico direttore delle reti principesse della Rai confermato dai nuovi vertici, nonostante le pressioni politiche non siano mancate.

“Ringrazio l’ad Salini che mi ha dato la possibilità di continuare il lavoro editoriale appena cominciato”, dice Coletta, quello che con una narrazione garbata e mai sensazionalista,  molto organica al suo carattere (è un uomo sorridente, gentile e  che non se la “tira” da direttore)  e che ha come assi centrali “l’informazione e lo storytelling”, sta inanellando una lunga lista di successi. Ultimo miracolo: l’esordio col turbo di “A raccontare comincia tu”, con cui “dopo mesi di stalking” è riuscito a riportare in Rai Raffaella Carrà: con il 9,4 per cento di share  e 2,3 milioni di spettatori davanti è risultato il secondo programma più seguito nella difficile prima serata del giovedì.


Aveva detto alla Carrà di non preoccuparsi degli ascolti, era solo scaramanzia?
“E’ chiaro che avendo scelto di partire con Fiorello come ospite sapevo che avrei sbancato. Ma non così, addirittura con punte di ascolto del 12 per cento. Perché è un formato breve, dalle 21,30 alle 23,10, e perché quella sera c’era pure la finale di Masterchef. Noi il giovedì abbiamo sempre trasmesso film, e “A raccontare comincia tu” rappresenta un altro bel successo”. 

Il tweet di Fiorello  “Mi avete fatto venire voglia di tornare in tv”, scritto dopo la sua ospitata dalla Carrà l’ha ingolosita? Sarebbe la sua prima volta a Raitre…
“Fiorello sarebbe un mio sogno, è una persona di grande sensibilità e potrebbe essere molto congruo a Raitre. Gli affiderei un late-show. Intanto sto facendo partire due nuovi programmi, “Todo cambia” sull’imprevedibilità della vita e le sue svolte improvvise, affidato da venerdì 19 in seconda serata Lunetta Savino e “Grandi amori”, condotto dal 14 aprile in prima serata Carla Signoris, in cui si metteranno a confronto passioni celebri come quella di Liz Taylor e Richard Burton con quelle non meno decisive di persone  comuni come Pasqua e Pasquale. Sono convinto che attraverso le storie private si racconta il Paese”.

Al timone di Raitre fa faville, eppure al suo arrivo si era trovato con una rete spogliata di pezzi da novanta come Fabio Fazio, Milena Gabanelli, Alberto Angela, e del gruppo di Gazebo, volato a La7, mica una situazione semplice…
"Vero. Ma non mi sono perso d’animo e ad oggi ho varato 30 nuovi titoli, grandi e piccoli: da “Lessico famigliare” di Massimo Recalcati che in seconda serata superava il 5 per cento di share a “La tv delle ragazze di Serena Dandini”, che ha riportato la satira a Rai3 e in prima serata aveva una media del 6,6 per cento,  da I “borghi più belli d’Italia”, a "Città segrete" di Corrado Augias. Il suo codice culturale mi rappresenta molto e i risultati del suo viaggio culturale tra Parigi, Londra  e Roma sono stati eccellenti con una media dell’8,5 per cento di share, il sabato in prima serata. Ora in quella fascia il sabato  fa grandi risultati anche il programma ambientalista di Mario Tozzi “Sapiens, un solo pianeta”, che dopo quattro puntate è al 7,2 per cento. Abbiamo, insomma reilluminato la rete già forte di pilastri dell’informazione come Federica Sciarelli, Lucia Annunziata, Serena Bortone, Bianca Berlinguer, Sigfrido Ranucci e Riccardo Iacona. Tutti i nostri programmi, uno per uno, sono in salita rispetto alla scorsa stagione e Raitre è la rete generalista con la maggiore crescita di tutto il panorama tv: da gennaio ad aprile è salita di mezzo punto rispetto allo scorso anno, con uno share medio del 7,3 per cento.

A questo punto sveli il suo segreto, come fa?
“Innanzitutto seguo il prodotto dalla A alla Z, con un lavoro capillare che parte dalla mattina. Anche se la prima serata è la più importante, il palinsesto va costruito fascia per fascia. Io sono un direttore di prodotto, anche grazie alla mia gavetta. Quando mi sono insediato a Raitre ha subito pensato di darle un’identità generalista, per obbedire al mandato del racconto e ho quindi dato il via, con un gruppo di lavoro molto unito e molto professionale, a un laboratorio di idee che contempla anche molte contaminazioni. Magari non sono andate tutte benissimo, io ho una grande quota di autocritica e sto con i piedi per terra. Guido una rete informativa e anche didattica con uno storytelling che si muove tra passato e presente,  e sono convinto che il servizio pubblico possa impattare sulla vita delle persone”.  

Fa servizio pubblico da una vita, mai pensato di dirigersi altrove?
“No. Credo così tanto nel servizio pubblico, da avere rifiutato parecchie offerte dalla concorrenza. Io non vado altrove non per timore dell’estraneità, ma perché questa azienda la amo”.

Chi  voleva strapparla alla Rai?
“Svelo solo, perché se ne parlò parecchio allora, quella de La7 dove anni fa voleva portarmi Paolo Ruffini. Resto qui. E il mio tentativo in questi tempi così difficili è quello di dare un’omogeneità al palinsesto  per far sì che chi guarda Raitre senta di far parte di una community che non lo esclude. Ho intercettato il bisogno primario di una rete non escludente e che non propone  meccanismi finti. Forse perché sono uno psicanalista mancato, che per prepararsi a quella che doveva essere la mia professione più di 20 anni fa mi sono sottoposto a una lunga analisi freudiana doc, osservo e ascolto la gente. Affino la mia indole analitica perfino al ristorante, dove più che dal cibo mi sento rapito da quello che succede al tavolo accanto. Dall’osservazione nascono le grandi idee”.

Ma se voleva diventare uno psicanalista, come è finito in mezzo ai programmi? 
“Ho fatto studi classici e mi sono laureato con una tesi sul “matricidio nella letteratura di Umberto Saba”, a metà tra letteratura e psicanalisi. Avrei poi voluto studiare psicologia ma un’amica mi disse che a Radio 2 facevano degli scouting, mandai un curriculum, mi fecero un colloquio di tre ore, fui preso e così cominciò tutto. Quando ero precario insegnavo italiano e latino in varie scuole, anche al Nazareno dove mi sono trovato benissimo. Alcuni miei allievi li ho rivisti in Rai, lavorano qui, altri mi scrivono ancora, anche se ero molto severo e rigoroso”.

E’ ancora rigoroso?
"Sì. E soprattutto  con me stesso. Lavoro 15 ore al giorno, fino a tre anni suonavo Bach e Chopin al pianoforte  e prendevo ancora lezioni per perfezionarmi, ma ho abbandonato perché essendo un secchione nel dna non avevo più il tempo di farlo al meglio.  Leggo tantissimo, ora è il turno di “Fedeltà” di Marco Missiroli   e vado a teatro al cinema in cerca di buoni film, ma anche di spunti di riflessione utili alla mia tv". 

Ma qualche lusso se lo concede?
"Vivo in una bella casa, amo il design, ma mi piace l’essenzialità, anche nel look. Sono uno da monocolore".

E’ essenziale anche sul suo profilo Instagram dove si presenta con uno stringato “Mi occupo di tv, divoro romanzi, amo i cani”. 
"Amo i cani ma non sono ancora riuscito a sostituire Azzurra, una pastora maremmana che se ne è andata due anni fa, entrata nella mia vita per caso. La sua perdita è stato un altro grande lutto dopo quello di mia madre, scomparsa a 60 anni quando io ne avevo 30, e poi quello di mio padre. Il dolore è ancora molto vivo, con Azzurra ho sperimentato il primo rapporto fusionale vero. Mi ha spinto ad uscire dal mio doverismo e dal mio rigore, dandomi la possibilità di abbandonarmi alla tenerezza”. 


Tornando alla tv, adesso che ha messo il turbo dove vuole arrivare? 
“Non mi interessano potere e soldi, ma ho una certa ambizione, diretta soprattutto alla realizzazione di me stesso”.