Baglioni, De Santis e il caso Sanremo

Le parole di Baglioni sui migranti vengono definite "comizio" dalla direttrice della prima rete. Ma è vero che il cantante non condurrà il Festival per la terza volta in seguito a questa polemica?

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«Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio». Così parlò (a Dagospia) Teresa De Santis, carriera quarantennale da giornalista e dirigente tv, la prima donna riuscita a sedersi sulla poltrona di Raiuno, dopo anni di vicedirezione nella rete ammiraglia seguiti da un periodo più opaco a Televideo. «Nominata a Raiuno in quota De Santis», come ha puntualizzato nella lettera a Dagospia, che la disegna spesso «in quota Elisa Isoardi».

La direttora, nata al Manifesto e che anni fa ha frequentato la sigla sindacale grillina «Giornalisti in movimento», è anche quella che, nominata il 27 novembre e avendo scelto il 9 gennaio la vetrina della conferenza stampa del Festival per la sua prima uscita pubblica, si è imbattuta nel più spinoso esordio sanremese, con la politica che, già in conferenza stampa, ha messo all’angolo la musica, cannibalizzando i titoli dei giornali. L’esternazione è arrivata al termine di una giornata cominciata con un dettagliato articolo della Stampa che raccontava come De Santis non avesse preso affatto bene l’esternazione politica pro migranti di Claudio Baglioni («Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone»). 

"Non si rettificano i retroscena"

Se alla fine di una giornata caldissima De Santis ha parlato di «comizio», la Stampa raccontava invece che, imbarazzata dall’esternazione anti Salvini, non prevista nel briefing pre-conferenza stampa (anche perché il «la» è arrivato dalla domanda di un cronista) la direttrice avesse decretato la fine dei giochi sanremesi per Baglioni, ponendo il veto a una sua terza direzione artistica. Da viale Mazzini, mentre De Santis ancora taceva e il deputato pd Michele Anzaldi invocava  «una replica sua e della commissione di Vigilanza Rai», spiegavano all’Agi che De Santis non commentava «perché non si rettificano i retroscena».

Ma che non le sarebbe passato mai per la testa di censurare un artista come Baglioni che per nove anni ha organizzato il Festival di Lampedusa ‘O Scià, nato per accendere i fari sul problema dell’immigrazione clandestina. Dicevano in Rai che la terza edizione baglioniana non era ancora un’opzione e quindi non c’era nessun accordo da strappare. Certo è che Baglioni non lo ha scelto lei, che si è ritrovata catapultata nei palinsesti decisi da altri e nel Festival giusto in tempo di chiudere due contratti importanti con i co-conduttori Claudio Bisio e Virginia Raffaele.

Mentre il confronto Baglioni-De Santis si tingeva di giallo, alla luce del sole, oltre al tweet di Salvini che diceva di preferire il direttore artistico «quando canta e non quando parla di immigrazione» c’era l’attacco di Giampaolo Rossi, consigliere d’amministrazione voluto da Fratelli d’Italia: «Non contesto l’opinione di Baglioni in sé» ha detto all’Agi «ma parlare di immigrazione mentre si presenta il festival della canzone italiana è del tutto fuori contesto, anche quando lo si fa in risposta a domande specifiche poste dai giornalisti. Non è un ministro né un editorialista. Avrebbe dovuto cavarsela con un no comment e riservare la sua opinione a un altro luogo». Se non la pagherà per questioni politiche Baglioni è a rischio per la sua casa discografica. Al prossimo consiglio d’amministrazione Rossi chiederà che la Rai verifichi se ci sono conflitti d’interessi visto che la sua casa discografica «è la stessa cui appartiene una buona parte degli artisti selezionati».

Cosa c'è nel futuro di Rai 1?

Tornata a viale Mazzini, intanto De Santis si è messa a lavorare a testa bassa al piano editoriale che presenterà all’ad Fabrizio Salini entro la fine di Sanremo (in programma dal 5 al 9 febbraio) e alla rosa dei vicedirettori, che potrebbe arrivare già prima del Festival. Ma potrebbe portare anche a casa (Urbano Cairo permettendo) il ritorno all’ovile di Massimo Giletti, che conosce benissimo dai tempi in cui era vicedirettore di Fabrizio Del Noce: fu proprio l’ex direttore di Raiuno a portare Giletti nello spazio domenicale. La direttrice potrebbe chiamarlo invece a prendere il posto di Fabio Fazio, esiliando a Raitre il conduttore inviso alla Rai gialloverde.

A parte il disegno della sua nuova Raiuno tratteggiato a Sanremo prendendo a prestito l’immagine della  «Force tranquille» che ha caratterizzato Mitterand negli anni '80 («La rete che io immagino è una rete che si accenderà anche sull'informazione in determinati momenti, Rai1 è la sintesi dello storytelling del Paese, la narrazione dell'Italia. Una rete complessa, è la generalista per eccellenza. Narra il Paese dalla fiction all'intrattenimento, all'informazione. Continuerà a essere questa forza tranquilla che vuole rappresentare con completezza e con forza questo Paese»), dei suoi piani si sa ancora molto poco.

Di ufficiale, per ora c’è solo il nome di Enza Gentile a capo della comunicazione della rete. Si conoscono dai tempi in cui lei era al Manifesto e Gentile, poi per lunghissimi anni responsabile della comunicazione di Carlo Freccero, scriveva di tv per il Secolo XIX. Sulle vicedirezioni si ipotizza per ora che De Santis metterà mano a quella del pomeriggio della rete, oggi governata da Stefano Rizzelli, e in sofferenza di ascolti.  Lei, lo scrive sempre a Dagospia ha scelto «di lavorare in silenzio. Perdere tempo a chiacchierare non dimostra serietà». Quello che pensa, su Baglioni e sul resto, lo dirà «al momento opportuno». Sarà una lunga vigilia festivaliera.
 



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