AGI - L'età in cui si inizia a fumare è più importante della quantità totale di sigarette fumate in termini di impatto sulla salute. Fumare infatti prima dei 20 anni raddoppia il rischio infarto e aumenta dell'80% il rischio ictus fino a decenni dopo, indipendentemente da quante sigarette si siano fumate nel corso della vita. È quanto emerge da un imponente studio condotto dalla Seoul National University Hospital in Corea su oltre 9,2 milioni di persone e pubblicato sulla rivista Nature.
La ricerca evidenzia che il fumo precoce lascia un'"impronta cardiovascolare" indelebile. Secondo i dati, chi inizia a fumare prima dei 20 anni presenta un rischio di infarto del miocardio superiore di 2,43 volte rispetto ai non fumatori e un rischio di ictus aumentato di 1,78 volte.
L'elemento più allarmante è che questo incremento di pericolosità rimane significativo anche dopo aver corretto i dati per il numero complessivo di sigarette fumate (i cosiddetti "pacchetti-anno"): a parità di tabacco consumato, chi ha iniziato prima sta peggio.
L'età della prima sigaretta è cruciale
"L'età in cui si accende la prima sigaretta conta quanto, se non di più, della quantità totale di fumo accumulata", spiegano i ricercatori. Lo studio ha seguito i partecipanti per circa nove anni, rilevando che l'inizio precoce amplifica i danni vascolari, accelerando l'invecchiamento biologico delle arterie.
I permanenti
I risultati sottolineano l'urgenza di politiche di prevenzione mirate ai giovanissimi. "Non si tratta solo di convincere gli adulti a smettere - commentano gli esperti -, ma di impedire tassativamente che i ragazzi inizino prima dei 20 anni, poiché il danno subito in quella finestra temporale sembra essere permanente e difficile da mitigare anche con la successiva cessazione del vizio".