Un gruppo chiede al Parlamento di fermare il 5G perché è rischioso per la salute

Zte, uno dei colossi cinesi che sta allestendo le reti in mezzo mondo (e anche in Italia) smentisce: gli studi non mostrano alcun pericolo

5g onde pericolose
Ugo Barbàra / Agi
Antenne 5G

Chiedono al Parlamento una moratoria per la tecnologia 5G, il wireless di quinta generazione perché “privo di studi preliminari sul rischio per la salute pubblica”, che vengano avviate al più presto ricerche “indipendenti, di lungo termine e a largo raggio (non solo sui soggetti ‘sani’)”, hanno lanciato da mesi una campagna di sensibilizzazione sul tema, le cui risorse sono state raccolte con una campagna di crowdfunding.

Sono i cittadini di Alleanza Stop 5G, gruppo che ha raccolto l’adesione del magazine Terra Nuova, di Oasi Sana, dell'Associazione italiana elettrosensibili, dell'Associazione elettrosmog Volturino, dell’Istituto Ramazzini, dell’Associazione obiettivo sensibile, dei comitati Oltre la MCS e No Wi-Fi Days, dell’equipe che ha realizzato il docufilm Sensibile.

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Il gruppo ha anche consegnato al Parlamento una petizione con 11 mila firme. ‘Per scongiurare - si legge - l’invasione di milioni di nuove mini-antenne a microonde millimetriche su tutto il territorio nazionale e l’innalzamento dei limiti di legge per l’irradiazione elettromagnetica’. “Non è un’associazione, ma un gruppo sostenuto dal mensile Terra Nuova, dalle associazioni e dai firmatari della petizione” hanno spiegato dall’Alleanza. Uno dei membri, Fiorella Belpoggi, Direttrice dell’area ricerca del Centro per la Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, è stata ascoltata come esperta ricercatrice in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, in merito all'indagine conoscitiva sulle nuove tecnologie delle telecomunicazioni, con particolare riguardo alla transizione verso il 5G e alla gestione dei Big Data.

Per sabato poi il gruppo ha organizzato “#Stop5G, emergenza politica di precauzione”, convegno sul tema in programma a Vicovaro, a 30 chilometri da Roma. 

Introduzione senza cautela

Fiorella Belpoggi ha spiegato che “l’introduzione senza cautela del 5G, nonostante gli allarmi, sembra non aver insegnato nulla ai governi rispetto alle lezioni del passato: i governi dovrebbero prendere tempo in attesa di valutazioni accurate sulla pericolosità di questa tecnologia innovativa con studi sperimentali appropriati. L’Istituto Ramazzini - ha aggiunto - ha ancora in essere l’apparato espositivo utilizzato per studiare le frequenze del 3G e si rende disponibile a condividere la propria struttura con le parti interessate, cittadini, istituzioni e industria. Si tratta a questo punto solo di volontà politica, agire per garantire la salute pubblica sarebbe solo un fatto di democrazia”.

Gli studi sul 2G e 3G

Nel 2018, ha ricordato Belpoggi, sono stati pubblicati due studi molto importanti sul tema. Negli Usa settemila topi da laboratorio sono stati sottoposti per tutta la vita a radiazioni corrispondenti all’intensità solo del 2G e 3G. Nello stesso tempo, l’Istituto Ramazzini di Bologna ha portato avanti la stessa ricerca, usando frequenze più basse. Entrambi gli studi, “a 10 mila km di distanza”, sono arrivati alle stesse conclusioni. “Come negli Usa, abbiamo constatato un aumento ‘statisticamente rilevante’ del numero dei tumori, schwannomi in particolare, al cervello e al cuore - ha spiegato - bisogna agire in fretta, fermare l’avanzata del 5G e informare adeguatamente la popolazione sui rischi”.

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Uno tsunami elettromagnetico

“Il 5G prevede una copertura dell’intero territorio nazionale nel 98% del suolo pubblico: non solo smart city, ma anche parchi, aree naturali, zone rurali e perfino centri con scarsa densità abitativa” ha spiegato Maurizio Martucci, autore del libro "Manuale di autodifesa per elettrosensibili” (Terra Nuova Edizioni) e portavoce dell’Alleanza. Ha parlato di “tsunami elettromagnetico”. Oltre ai “24 mila hot spot wifi pubblici e alle attuali 60 mila stazioni radio base (le antenne di telefonia mobile spesso sui tetti dei palazzi, sistemi 2G, 3G e 4G), col 5G sarà installato un imprecisato numero di mini-antenne a microonde millimetriche, quantificabili persino in milioni se diffuso dai nuovi lampioni della luce LED, riconvertiti in ripetitori wireless. E c’è anche il progetto del wifi dallo spazio, dai tombini dei marciapiedi (lo smart pavement in sperimentazione a Reggio Calabria) e la messa in orbita di droni satellitari (in sperimentazione a Torino)”.

Si tratta di “una infrastruttura tecnologica di avanguardia per l’irradiazione di radiofrequenze totalmente inesplorate e senza uno studio preliminare sul rischio sanitario ,che irradieranno costantemente tutta la popolazione, 24 ore al giorno, 7 giorni su sette, tutto l’anno”. Per Martucci “le conseguenze potrebbero portare a rivisitare i limiti soglia stabiliti per legge, portando gli attuali 6 V/m di campo elettrico al valore picco di 61 V/m, ovvero 110 volte in più della potenza oggi misurata”. Saremo immersi, secondo il giornalista, “in un brodo elettromagnetico senza precedenti per l’umanità”.

La risposta dei produttori, "nessuna prova che sia pericoloso"

Nulla prova che le onde millimetriche del 5G rappresentino un pericolo per la salute umana replica Zhang Wanchun, Senior Vice President e Responsabile Wireless Product di Zte, che al Mobile World Congress di Barcellona ha illustrato il funzionamento delle reti wireless messe a punto dal colosso cinese che in Italia ha in atto la sperimentazione della nuova tecnologia a L'Aquila e a Prato. "Abbiamo discusso a lungo con gli operatori e con le autorità locali" ha detto "la potenza del segnale del 5G E' maggiore rispetto a quella delle 4G, ma non va confusa con la quantità di energia emessa. Le antenne 4G sviluppano 320 W di potenza, contro i 200 W delle antenne 4G. Il fatto che le antenne di ultima generazione sfruttino l'intelligenza artificiale e algoritmi più sofisticati permette di indirizzare meglio il segnale e di sfruttarlo al suo massimo".

Secondo Zhang quello della sicurezza per gli organismi viventi rispetto alle radiazioni del 5G "semplicemente non è un tema". "Lo abbiamo studiato a lungo con gli operatori di ogni Paese per essere sicuri di essere sempre all'interno dei parametri previsti da ogni singola legislazione, ma ciò non toglie che continueremo a monitorare lo sviluppo di questa tecnologia per garantire la sua sicurezza".



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