Zingaretti, Calenda o Delrio. Tre ipotesi per il dopo Renzi

Nel Pd Nicola Zingaretti scende in campo e propone di ripartire dal 'laboratorio Lazio'. Ma non tutti sono entusiasti

Zingaretti, Calenda o Delrio. Tre ipotesi per il dopo Renzi
Agf 
Nicola Zingaretti (Agf)

Nicola Zingaretti scende in campo per la guida del Pd. Il presidente della Regione Lazio annuncia che parteciperà alla "rigenerazione" del partito. "Io ci sarò", dice. Il governatore indica anche qual è il modello cui si ispira: il laboratorio Lazio, da trasportare a livello nazionale. La discesa in campo di Zingaretti viene accolta con favore dalla minoranza dem: per Andrea Orlando si tratta di "una buona notizia".

Più fredde le reazioni di alcuni esponenti renziani, che sospettano si possa trattare di una mossa per evitare l'elezione di un segretario di peso e nel pieno delle sue prerogative già all'Assemblea di aprile, per andare alle primarie non prima di un anno. Nel gruppo dirigente del Pd, tuttavia, c'è anche chi invita a mettere da parte il dibattito sui nomi, "per rimettere insieme i cocci e dare mandato a chi per funzione, cioé Maurizio Martina, ha il compito di riemettere insieme una comunità stordita, definendo un percorso di ricostruzione del nuovo centro sinistra, portandola all'opposizione", viene spiegato. "Poi Nicola è un'ottima persona, per carità, ma calma e gesso".

Un reggente o un traghettatore?

Insomma, le opzioni in campo - spiegano fonti dem di maggioranza - sono due. Segretario eletto in assemblea o congresso: tertium non datur. Parlare di reggente, oggi, non è appropriato, aggiungono in vista della direzione di lunedì convocata dopo che Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni. I precedenti di Walter Veltroni prima, e di Pier Luigi Bersani poi, parlano chiaro per i renziani: o si vota in Assemblea o si va a congresso. Nei giorni scorsi si era parlato di Maurizio Martina come 'reggente', ma il termine più appropriato sarebbe quello di 'traghettatore', con il compito di portare il partito ad eleggere il nuovo segretario.

Favorevole a una soluzione assembleare, quindi, sembra essere l'area vicina al segretario dimissionario, nella quale si registra grande fermento, con numerosi esponenti di spicco che fanno sempre più spesso il nome del ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio. Se l'ipotesi, ancorché remota per ora, dovesse concretizzarsi, non di traghettatore si tratterebbe - sottolineano fonti parlamentari - ma di un segretario forte, capace di restare in carica per l'intero mandato. Ipotesi di piu' basso profilo, al contrario, aprirebbero la strada a un congresso anticipato, da tenersi nel 2019.

Salvini apre, il Pd chiude

Ma al di là dei nomi e delle tattiche, il Pd resta in subbuglio dopo la sconfitta elettorale. A lanciare l'allarme sulla situazione del partito è Marco Minniti, che senza mezzi termini parla di rischio "scomparsa". Per il rilancio Carlo Calenda, neo iscritto ai dem, lancia il 'modello Dunkerque': "Disfatte se vissute con dignità e onore possono essere la premessa per una vittoria futura".

Rinascita, rigenerazione o rilancio che sia, il Pd deve anche dedidere il da farsi in vista delle consultazioni e si ritrova in mezzo al guado, con le aperture dei 5 stelle da una parte e quelle che arrivano direttamente dal segretario e candidato premier del centrodestra, Matteo Salvini. Ad entrambi i dem rispondono picche, almeno in questa fase che precede la difficile partita a risiko dei numeri necessari per eleggere i nuovi presidenti delle Camere. Anche Forza Italia 'tenta' i democratici: "Non essendoci una maggioranza, le presidenze non potranno appartenere entrambe allo schieramento dei vincitori. Verosimilmente, una andrà alla componente più orientata a sostenere, esplicitamente o implicitamente, programma e governo di centrodestra. Penso soprattutto al Pd", afferma Renato Brunetta. Ma Matteo Salvini resta fermo sulle sue posizioni: per le presidenze si parte dal rispetto del voto popolare e, comunque, anche sul fronte governo "sicuramente non si fanno pastrocchi".

Però poi il leader della Lega lancia il suo amo: nel Pd "spero siano a disposizione per dare una via di uscita al Paese a prescindere di chi vince le primarie". Certo è che "ormai il Pd è diviso in categorie dello spirito e non si sa con chi parlare". ma sia chiaro, "non penso a maggioranze politiche che abbiano il Pd alleato del centrodestra". Qualunque sia il progetto di Salvini, il Pd chiude ogni spiraglio: "Noi stiamo all'opposizione", replica Ettore Rosato.

La partita del Def

Per il leader pentastellato "se ci sarà un governo Pd-FI-Lega preparate i popcorn perché vedremo salire il nostro consenso", ironizza Luigi Di Maio parlando ai neo eletti. Intanto, oltre alla partita sui nuovi presidenti di Camera e Senato si apre contestualmente anche quella sul Def. Di Maio rilancia la sua intenzione di cercare intese in Parlamento e pone un obiettivo preciso: "Vogliamo agire da subito. Il Def sarà l'occasione per trovare le convergenze sui temi con le altre forze politiche". Danilo Toninelli però mette in chiaro: nel Def ci sarà "un abbassamento delle tasse e certamente un intervento per abbassare la poverta'". Al Def pensa anche Salvini e le posizioni non sono così' lontane dai 5 stelle: "Stiamo lavorando, entro aprile qualunque sia il governo c'è una manovra economica da preparare. Leggo che Bruxelles vuole nuove tasse, noi presenteremo una manovra alternativa fondata sul contrario: meno tasse". 



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