Wikipedia è stata sbloccata. Si può ricominciare a copiare e incollare

La riforma del diritto d'autore, contro la quale l'enciclopedia online aveva deciso una serrata a tempo indeterminato, è stata rinviata dal Parlamento Ue. La battaglia, però, è solo rimandata ed ecco cosa è in gioco

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JEWEL SAMAD / AFP
 
 Wikipedia

Wikipedia è tornata consultabile. Quarantotto ore dopo che Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia, aveva detto all'Agi che non sapeva per quanto tempo i 10 mila wikipediani che dal 2005 promuovono il progetto avrebbero tenuto le braccia incrociate, l'accesso ai contenuti è stato sbloccato.

Era stato sospeso in segno di protesta contro la riforma del diritto d'autore che Bruxelles ha respinto e rimandato a settembre. Solo Wikipedia Italia non è stata accessibile, ma non è una scelta in contrasto con le altre comunità europee: "La voce è univoca, ma riuscire a concordarci tutti in Europa su tempi e modi era difficile" aveva detto Codogno. Che la protesta sia partita dall'Italia non è un caso, spiega: "La comunità italiana è storicamente più attenta ai temi della libertà di Internet. Abbiamo deciso di fare da apripista, perché se aspettavamo l’accordo di tutti sarebbe stato troppo tardi per un gesto di protesta".

L'emendamento Wikipedia potrebbe non bastare

55 anni, milanese, Codogno è attivo sull'enciclopedia libera da 14 anni. Boccia senza appello la riforma Ue e crede che l'approvazione dell'emendamento Wikipedia per evitare di penalizzarla, non sia abbastanza: "È vero, c'è un emendamento. Ma se c'è un emendamento per noi in primo luogo vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato che si vuole correggere: e poi non esiste solo Wikipedia, questa legge potrebbe gravare su progetti più piccoli, che fanno meno rumore di un progetto grande come il nostro".

Non solo. L'emendamento pro Wikipedia, paradossalmente, potrebbe non difendere affatto Wikipedia: "È vero che siamo un progetto no profit, ma per operare abbiamo una licenza d'uso commerciale, che non è contemplata nel testo emendato. Credo ci siano buone possibilità che l'emendamento fatto per noi non riesca a tutelare nemmeno noi". La loro non è una battaglia contro i copyright, spiega Codogno: "Noi siamo assolutamente favorevoli al copyright, ma se tutela chi crea nuovi contenuti. Questa direttiva fa l'opposto. Mina la libertà della rete a partire dalla creazione di nuovi contenuti. Noi in qualche modo potremmo pure sfangarla e continuare a offrire il nostro servizio, ma altri non ce la faranno. Per questo abbiamo deciso di sfruttare il nostro peso per sensibilizzare l'opinione pubblica e fare in modo che questa cosa senza senso sia bloccata. È una battaglia che conduciamo per tutti".

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Le parti contestate, come oramai noto, sono gli articoli 11 e la 13 della legge: "Il primo, la link tax, potrebbe impedire al nostro servizio di poter linkare e mettere il testo degli articoli usati per citare delle fonti nelle voci dell'enciclopedia. Questo finora ha fatto in modo che una voce abbia delle fonti e che queste possano essere verificate. Se dovessero sparire chi legge deve fidarsi di chi scrive, senza controllare link e testate da cui si prendono le informazioni". La 13, spiega, è ancora peggiore: "Il filtro che si chiede di creare alle piattaforme è semplicemente una porta per la censura preventiva. Ci opporremo in ogni modo".

Il rischio è la logica stessa di Internet, spiega Codogno: "Se abbiamo deciso di fare qualcosa che finora non è mai stato fatto è perché sappiamo che questa riforma non è una cosuccia fatta tanto per dimostrare che si fa qualcosa. È un cambiamento determinante, Internet potrebbe non essere più lo stesso". Sarà la comunità di Wikipedia a decidere quando il sito tornerà consultabile. Facile prevedere però che prorogare la protesta oltre il 5 luglio, giorno del voto del parlamento europeo, potrebbe non avere molto senso.  

Di diverso avviso Enzo Mazza, amministratore delegato di Fimi, che bolla la decisione di Wikipedia Italia di oscurare il servizio come "incomprensibile". Il motivo, spiega ad Agi, è che "I servizi che lavorano con obiettivi non commerciali come Wikipedia sono già stati esclusi dalla stretta prevista dalla riforma, così come sono stati esclusi tutti quei siti a scopo educativo o scientifico dove si caricano contenuti con l'autorizzazione di chi li ha creati e ne possiede i diritti. Si fa quindi fatica a capire le ragioni della loro protesta". 

Twitter: @arcangeloroc



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