Caro ministro Di Maio, la musica è un lavoro e la creatività, una professione. La cultura va difesa

Il Parlamento di Strasburgo si accinge a votare sulla proposta di direttiva copyright che ha lo scopo di aggiornare un sistema giuridico nato agli albori del web, per renderlo attuale e favorire lo sviluppo dei contenuti in rete. Il governo italiano ha annunciato che proverà a non recepirla. Una posizione sorprendente e sbagliata

Caro ministro Di Maio, la musica è un lavoro e la creatività, una professione. La cultura va difesa
Gianmarco Ceccotti 
Internet Day - Luigi Di Maio 

La prossima settimana a Strasburgo si svolgerà un voto decisivo sulla proposta di direttiva copyright che, dopo oltre venti anni, ha lo scopo di aggiornare un sistema giuridico nato agli albori del web, per renderlo attuale e favorire lo sviluppo dei contenuti in rete. È un importante pezzo dell’agenda digitale europea, che in tema di reti ha già provveduto ad eliminare le frontiere dell’ecommerce, a favorire la portabilità dei contenuti e il roaming mobile.

L’Italia, in particolare insieme con la Francia, ha svolto un ruolo importante nell’individuare delle soluzioni di compromesso all’originale testo della Commissione, limando gli aspetti più controversi, ed introducendo un modello più equilibrato. La Commissione giuridica del Parlamento, la scorsa settimana ha votato a sua volta un testo con ulteriori emendamenti ed ora ci si trova alla volata finale per l’adozione di un provvedimento che integra e chiarisce questioni già in parte affrontare dalla Corte di Giustizia dell’EU. 

Sorprende pertanto la posizione del nuovo Governo (anche perché nel contratto di governo di questi temi non vi è traccia) che afferma, tramite il ministro Luigi Di Maio, che si opporrà alla Direttiva e farà quanto possibile per non recepirla.

È una posizione tanto più sorprendente perché perfettamente in linea con le richieste dei grandi colossi del web, in prima fila Google, che da mesi cercano di far saltare le misure più importanti della direttiva, ovvero l’articolo 11 sul diritto connesso per gli editori di giornali e l’art.13 sul value gap (la discriminazione remunerativa ) e responsabilità degli intermediari per la comunicazione al pubblico. Google ha sempre cercato di fare leva su un comunicazione subliminale terrorizzando utenti e parlamentari con messaggi quali “censura del web”, “filtraggio preventivo” “link tax”, tutti ampiamente smentiti dai fatti.

Sentire ai margini dell’evento di AGI, Internet Day, la soddisfazione di Google e Facebook, per le parole di un ministro che ha parlato di “bavaglio alla rete” dimostra che la strategia di boicottaggio della norma comunitaria da parte di Google e Facebook non ha mirato solo a Bruxelles ma ha cercato di individuare nuovi alleati nel governo italiano appena insediato.

Colpisce che lo stesso ministro che parla di lobby oscure che si aggirano per gli uffici europei non sia informato sul fatto che Google, nel 2017 ha investito in lobby a Bruxelles 5,9 milioni di dollari e Facebook 2,9 milioni di dollari. Numeri che fanno impallidire gli investimenti delle organizzazioni che rappresentano autori, artisti, editori e produttori. Proprio nel giorno di Internet day il Financial Times ha pubblicato un articolo sulle pressioni messe in atto da gigante di Mountain View sugli editori di giornali perché scrivessero ai parlamentari europei contro la proposta di direttiva copyright.

Vale la pena pertanto di descrivere meglio quanto sia importante la nuova legislazione EU e perché molte degli allarmi siano infondati e manipolati.

La direttiva sul copyright, ed in particolare la questione del “Value Gap” (art.13 ) riguarda la correzione di une vero e proprio baco legislativo utilizzato da un determinato modello di business dei servizi online che rifiutano di ottenere una licenza equa per contenuti creativi (musica, software, foto, film, giochi, libri, e-book, TV ecc. .). La questione risale all’epoca dell’introduzione della direttiva sul commercio elettronico che stabilì l’assenza di responsabilità per gli intermediari neutrali e passivi (ovvero le telco dell’epoca) rispetto ai contenuti scambiati dagli utenti. Purtroppo in questa piega normativa hanno prosperato anche piattaforme UUC (user upload content) quali YouTube, che tutto sono tranne che neutrali e passivi come chiunque è in grado di verificare. Il Value Gap continua a generare danni immediati ed uno squilibrio di mercato ampio e strutturale (YouTube paga 20 volte meno di Spotify per utente all'anno, aggravato dal fatto che YouTube ha 2 miliardi di utenti, mentre Spotify ha 70 milioni di abbonati paganti). Si tratta oggi della questione numero uno per le industrie culturali e creative in Europa.

La direttiva sul copyright è un'ottima opportunità per correggere questo squilibrio.

Esistono molti miti sulle implicazioni della direttiva che vale la pena di chiarire.

La proposta della Commissione

 • Fornisce una precisa definizione legislativa che chiarisce che le piattaforme UUC (User Uploaded content) che distribuiscono opere protette dal diritto d'autore comunicano al pubblico (considerando 38.1);

 • Queste non dovrebbero beneficiare dell'esenzione per responsabilità (Safe Harbour) nella Direttiva sul commercio elettronico del 2000 a meno che non siano realmente servizi "tecnici, automatici e passivi" ad es. servizi cloud o telco; (Considerando 38.2).

 • Si tratta di una legislazione leggera - non interferisce con il safe harbour previsto della direttiva sul commercio elettronico

 • Essa si limita a chiarire che quei servizi online UUC (User Uploaded Content) specifici che hanno costruito un enorme business su contenuti culturali e creativi come la musica non sono idonei per essere compresi nelle salvaguardie del Safe Harbour (come previsto dalla legge) e quindi dovrebbero ottenere una licenza per i contenuti di copyright al fine di generare un equo ritorno economico ai creatori.

Il Parlamento europeo

A livello di Parlamento sono state ottenute rilevanti modifiche introducendo ulteriori esenzioni rispetto al testo della Commissione. Il Parlamento europeo (progetto di relazione JURI) ha attualmente emendato il testo originario aggiungendo:

• Il chiarimento della responsabilità non si applica ai marketplace online, ad es. eBay;

• Il chiarimento della responsabilità non si applica ai servizi wiki;

• Il chiarimento della responsabilità non si applica a scopi educativi o scientifici o di ricerca;

• Il chiarimento della responsabilità non si applica all’archiviazione per uso privato come Dropbox;

Il testo mantiene il wording  "... memorizza e fornisce l'accesso a ..." assicurando in tal modo che le telco e i provider di servizi Internet (ISP) ecc. non siano soggetti a responsabilità (fatto importante perché utilizzano i servizi di "memorizzazione nella cache" per trasmettere contenuti protetti da copyright "dietro le quinte") .

• Riferimento esplicito alla salvaguardia dei diritti di libertà di espressione degli utenti,

• Riferimento esplicito alle protezioni del GDPR per i cittadini;

• Istituisce nuovi diritti di ricorso e di reclamo.

• Mantiene invariati i vantaggi per gli utenti in quanto la direttiva non deve pregiudicare le eccezioni stabilite in materia di copyright in Europa.

• Gli utenti continueranno a essere in grado di caricare tutti i contenuti musicali su servizi come YouTube. La direttiva non vieta o limita loro di farlo. E l'industria musicale è un settore che desidera che i fan si impegnino con i contenuti (ad es. caricando musica sui video delle vacanze, compleanno o video politici, se lo desiderano).

La Direttiva ha solo l’obiettivo di risolvere il Value Gap e garantire che i servizi online ottengano una licenza per le opere protette da copyright. Questo non avrà un effetto restrittivo su Internet, non cambierà nulla per gli utenti: si tratta di una direttiva concepita per dare chiarezza giuridica "dietro le quinte" tra i servizi e i titolari dei diritti e per garantire che i servizi che ottengono una licenza operino in un ambiente equilibrato.

Il Consiglio Europeo

La presidenza bulgara dell'UE ha ribadito nella proposta di compromesso recentemente approvata le salvaguardie per gli utenti e i servizi online, attraverso la espressa non applicabilità della direttiva a:

• enciclopedie ed enciclopedie online senza scopo di lucro;

• repository di materiali didattici e scientifici non a scopo di lucro;

• piattaforme di sviluppo di software open source senza fini di lucro;

• fornitori di servizi di accesso a Internet;

• marketplace online;

• servizi cloud privati.

È ora di fare chiarezza

La direttiva sul diritto d'autore si tradurrà in una "macchina di censura" (censorship machine) per gli utenti e nel "filtraggio" dei contenuti disponibili su Internet o in contrasto con i diritti degli utenti.

Tali affermazioni sono palesemente false.

La direttiva e tutte le analisi legali istituzionali ufficiali contengono garanzie solide ed esplicite per gli utenti e anche gli obblighi tecnici dei servizi.

Ad esempio:

1. Nel testo votato alla Commissione Giuridica del Parlamento viene fatto esplicito riferimento al fatto che qualsiasi riconoscimento di contenuti protetti da copyright online "rispetta i diritti fondamentali degli utenti".

2.  In pratica, quando un utente carica opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore, si presume che l’utente sia autorizzato a farlo. Non è richiesto alcun consenso per caricare il contenuto.  

3. La direttiva non è applicabile sull’intero eco sistema di Internet. Si applica solo a quei sottoinsiemi di servizi di condivisione di contenuti online caricati dall'utente. E anche allora, solo a quei servizi UUC quando pubblicano materiale relativo al copyright su cui i creatori e i produttori hanno diritti di proprietà intellettuale.

4. Gli aspetti tecnici nel testo emendato del Parlamento "non impongono un obbligo generale di sorveglianza delle informazioni". Ciò è in piena conformità con il divieto di controllo generale della direttiva sul commercio elettronico (articolo 15).

5. La direttiva sul diritto di autore e gli attuali emendamenti sono pienamente conformi al considerando 47 della direttiva sul commercio elettronico che consente l’applicazione di misure in settori specifici e che consente alle autorità nazionali di introdurre tali misure nella legislazione.

6. Le misure tecniche specifiche scelte dai servizi devono essere "appropriate e proporzionate".

7. L'articolo 13.2 offre una protezione esplicita per "prevenire gli abusi" e per "impedire limitazioni nell'esercizio delle eccezioni (di copyright)" per gli utenti.

8. I servizi online sono obbligati ad essere "trasparenti" su l’applicazione delle misure tecniche.

9. Il relatore ha rimosso il riferimento specifico alle "tecnologie di riconoscimento dei contenuti" nella proposta della Commissione. Questo significa maggiore flessibilità per i servizi.

10. Viene fatto esplicito riferimento al fatto che tutte “le opere e i materiali non in violazione devono rimanere disponibili".

11. Il testo del Parlamento afferma espressamente che le misure non dovrebbero applicarsi a:

 • Servizi di "enciclopedia online senza scopo di lucro" (ad es. Wikipedia);

• "Repository educativi o scientifici";

• Servizi "in cui le opere protette da copyright o altri materiali protetti sono caricati dal titolare del diritto";

• "fornitori di servizi cloud per uso individuale che non forniscono accesso al pubblico" (ad esempio Dropbox);

• "marketplace online la cui attività principale è la vendita al dettaglio online di beni fisici" (ad esempio eBay);

La Direttiva sul Copyright dell'UE non obbliga i servizi che distribuiscono contenuti creativi a realizzare qualcosa di nuovo, ma introduce semplicemente licenze efficaci e trasparenti per la distribuzione di contenuti protetti da copyright dei servizi. È un’affermazione o un chiarimento su come i servizi devono distribuire i loro profitti, non un nuovo sostanziale mutamento normativo.

I servizi online veramente passivi - così come quelli attivi che non sono coinvolti in contenuti protetti da copyright - rimangono inalterati e possono continuare a godere di un "safe harbour".

La presente direttiva non tocca nemmeno la stragrande maggioranza dei siti web / servizi.

Nell'ottobre 2017, gli Stati membri dell'UE hanno chiesto un orientamento formale al servizio giuridico del Consiglio europeo, con la precisa domanda: "le misure proposte (all'articolo 13) sono giustificate e proporzionate?"

Le conclusioni legali furono categoriche:

• L'articolo 13 non è incompatibile con la Carta dei diritti fondamentali;

• "Non deriva dall'articolo 13 proposto che le misure previste siano necessariamente sistemi di filtraggio";

• "L'obbligo di adottare misure è limitato solo ai contenuti identificati dai titolari dei diritti attraverso la cooperazione con (servizi). Ciò significa che quest'ultimo non dovrà determinare da sé se un determinato contenuto viene caricato illegalmente ";

Conclusioni

In conclusione vale la pena di ricordare che il settore musicale è quello allo stadio più avanzato dell’innovazione digitale. Lo streaming rappresenta la parte principale dei ricavi, oltre 40 milioni di brani disponibili in ogni istante in rete, decine di piattaforme, migliaia di nuovi artisti vengono fatti conoscere ogni anno al pubblico. Una rivoluzione che sta portando ad una nuova crescita del settore ma che richiede equilibrio, concorrenza leale e quadro giuridico uniforme.

Si è parlato nei giorni scorsi dei raider e delle difficili condizioni dei lavoratori che prestano la propria opera per una bassa remunerazione nel settore digitale. Forse il ministro non sa che per ogni stream di un video musicale su Internet YouTube paga oggi all’avente diritto in media 0,00074 centesimi di dollaro per ogni ascolto…



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