Il ministro Savona ha già cambiato tono sull'Europa a causa dello spread?

Il neo responsabile per gli Affari Europei si è espresso 'chiaramente e senza tentennamenti' a favore di "un'Europa più forte e più equa". Ecco cosa ha detto. Articoli del Giornale e Sole 24 Ore

Il ministro Savona ha già cambiato tono sull'Europa a causa dello spread?

"A nome del Governo italiano porgo il benvenuto e l'augurio di buon lavoro agli 81 delegati di 27 Paesi che partecipano al Cooperation Project 2. Un particolare ringraziamento rivolgo al Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani e al Comandante della Guardia di Finanza Toschi, che ci hanno voluto onorare con la loro presenza. Non entro nel merito dei lavori perchè altri provvederanno a farlo meglio di me".

Con queste parole il ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, ha aperto ieri mattina la Conferenza internazionale "Cooperation Project 2", iniziativa promossa dal Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell'UE che opera presso il dipartimento Politiche Europee e dal comando generale della Guardia di Finanza. Parole che sono state sottolineate da diversi media. Conoscendo le posizioni notoriamente critiche nei confronti dell'Ue del professore sardo - posizioni che gli sono costate il veto del Quirinale alla sua nomina come ministro dell'Economia - che saranno continuamente analizzate dagli osservatori per interpretare le reali intenzioni del governo Conte nei confronti di Bruxelles. Parole non pronunciate incidentalmente, c'è da scommeterci, in giorni in cui l'economia italiana è alle prese con una pericolosissima impennata dello spread.

"A loro e al personale di ogni ordine e grado che ha collaborato va - ha aggiunto Savona ieri mattina - il mio riconoscimento per aver organizzato questo importante incontro. Solo due parole. Due pilastri su cui si fonda l'Unione Europea sono il mercato comune e l'euro. L'uno implica l'altro. Noi chiediamo il rafforzamento di questi due pilastri al servizio dei cittadini europei. Questa iniziativa è pertanto una tappa indispensabile. Le frodi sono una violazione delle regole di buon funzionamento del mercato comune ben noto agli economisti. Il mio collega al MIT di Cambridge, George Akerlof, ha vinto il Premio Nobel dell'economia principalmente per aver scritto nel 1970 un saggio breve sull'argomento (The market of Lemons). Le frodi sono un aspetto dei lemons. La lotta alle frodi è un compito indispensabile per quell'"Europa più forte e più equa" che si prefigge di raggiungere il Governo di cui faccio parte. Grazie, quindi, per la vostra partecipazione e buon lavoro".

Un cambio di tono, se non altro, sull'euro e l'Europa. "Da più parti - scrive Il Giornale - si iniziano a registrare i primi ripensamenti su un modus vivendi dell'Unione europea che non aiuta la convivenza dei diversi partner. Dopo gli affondi dei mesi scorsi, affondi che gli sono valsi come medaglie per chi lo ha voluto nel nuovo esecutivo giallo-verde, è la volta delle carezze. E ieri Paolo Savona si è espresso chiaramente e senza tentennamenti a favore dell'Unione europea. L'intervento del ministro degli Affari europei alla Conferenza internazionale per la lotta alle frodi si è aperto con un assunto che piace ai mercati e agli euroburocrati".

Il ministro Savona ha già cambiato tono sull'Europa a causa dello spread?
Foto: Vittorio La Verde / AGF 
Paolo Savona  

Dello stesso avviso Il Sole 24 Ore, secondo il quale "potrebbe essere una bacchetta magica per lo spread la dichiarazione del ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, fatta questa mattina aprendo questa mattina la Conferenza internazionale 'Cooperation Project 2' a cui partecipano 81 delegati di 27 Paesi".

"Adesso il ministro considerato euroscettico è atteso a un nuovo banco di prova, ben più complesso e importante", leggiamo ancora sul Giornale. "Il 28 e il 29 giugno si terrà il Consiglio europeo. «Stiamo studiando i documenti e dossier - ha detto l'altro giorno uscendo dalla Camera -. Quando mi farò un'idea prenderò la parola come promesso». In quella sede dovrà saggiare la resistenza di Francia e Germania alle rivendicazioni di una posizione nuova del nostro Paese. Il ministro delle finanze tedesco, per esempio, pur riconoscendosi ottimista circa il fatto che l'Italia non uscirà dalla zona euro, ha posto alcuni paletti. Parlando più precisamente di debito pubblico Olaf Shcolz ha detto: «Spetta ai Paesi europei assumersi la responsabilità dei propri problemi», aggiungendo che Berlino non accetterà mai una «unione dei trasferimenti» in Europa".



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