Il braccio di ferro tra i due vicepremier sul contratto di governo

 

Entrambi i vicepremier chiedono e pretendono il rispetto della parola data, garantendo di non volere alcuna crisi di governo. Ma poi, quando si scende nel merito delle diverse proposte, si accentua lo scontro

salvini di maio lealta contratto
 Nicola Marfisi / AGF
Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Complice forse la campagna elettorale per le europee del 26 maggio, il clima di scontro a tutto tondo tra M5s e Lega arriva a toccare livelli elevati, con Luigi Di Maio e Matteo Salvini che ormai si 'sfidano' a tambur battente sui temi dell'agenda politica e, soprattutto, sulle misure da sottoporre all'attenzione della prossima riunione del Consiglio dei Ministri.

Riunione che, al momento, non risulta ancora convocata e che potrebbe non essere mai segnata sul calendario per evitare nuovi bracci di ferro tra alleati.

Entrambi i vicepremier chiedono e pretendono il rispetto della parola data, garantendo di non volere alcuna crisi di governo. Ma poi, quando si scende nel merito delle diverse proposte, si accentua lo scontro. Il primo a lanciare la 'sfida' a Salvini e' Di Maio che, prima di partire per il tour in Puglia, posta su Facebook un lungo intervento per la Festa della mamma, in cui annuncia un decreto legge per dare un miliardo alle famiglie. Salvini non raccoglie il guanto, e rilancia a sua volta: "Auguri a tutte le mamme, ma non alle 'genitrici 2'".

La 'palla' torna in mano al leader pentastellato: "Sul Conflitto d'interessi mi aspetto lealtà al contratto. La legge è nel contratto e si deve fare", scandisce da Foggia. "È urgente portare giustizia, sicurezza e disciplina nel Paese. Sul dl sicurezza bis qualcuno dei Cinque stelle ha detto che non serve. Se hanno proposte in più ben venga, ma non sono accettabili i no da colleghi di governo senza una motivazione", replica il titolare del Viminale che, dalla Liguaria, avverte: "Le europee sono un referendum di vita o di morte".

Il vicepremier pentastellato ne approfitta subito, e osserva: "L'ultimo che ha parlato di referendum è stato Renzi e non gli è andata bene...". Quindi, Di Maio lancia un nuovo affondo: alle elezioni europee gli italiani "dovranno scegliere tra chi si vuole tenere gli indagati per corruzione nelle istituzioni e chi no". Riferimento non esplicito ma nemmeno troppo velato che potrebbe far ricordare l'ultima vicenda che ha coinvolto il leghista Siri, a cui il premier Conte ha revocato la delega.

Il ministro dello Sviluppo punta quindi a incassare un altro risultato: il salario minimo, che "sarà legge ad agosto". Tema che divide i due alleati, con la Lega scettica sulla misura. E se Salvini lamenta i continui 'no' dei 5 stelle, Di Maio replica tranchant: "M5s dice no a tutto? Sto ancora aspettando le proposte scritte della Lega, per ora vedo solo titoli, ad esempio sulla flat tax". Ma è soprattutto il fronte sicurezza e migranti a dividere i due alleati: Salvini insiste sul decreto bis - "in Italia si arriva se si ha il permesso, i porti con me sono e rimangono chiusi. Lo dico a qualche alleato di governo che ha nostalgia dei porti aperti" - e Di Maio replica: "Invece di fare il decreto per iniziativa elettorale, lavoriamoci qualche settimana e mettiamoci i soldi", soprattutto "su una cosa su cui siamo ancora fermi, rimpatri e ricollocamenti".

Anche da palazzo Chigi arriva una 'bacchettata': "I rimpatri sono competenza di Salvini, ma siamo disponibili a dare supporto", spiegano fonti. Ma il leader leghista non arretra: sul decreto sicurezza bis "non accetto i 'no, punto'". E rilancia a sua volta: il conflitto di interessi? "Pronto a votarlo, tutto quello che c'è nel contratto io lo rispetto. Ma le emergenze sono altre, altre sono le priorità", mette in chiaro, annunciando che al prossimo Consiglio dei ministri "porterò sul tavolo Autonomia, abbassamento delle tasse e sicurezza. Mi aspetto che i 5 stelle mantengano la parola". Per poi lanciare una sorta di avvertimento: "I rapporti di forza cambiano se non si rispetta il contratto". Del resto, garantisce il ministro dell'Interno, "ho firmato un contratto e voglio andare avanti coi 5 stelle, la mia parola vale, basta che gli alleati non mi insultino ogni giorno, perché se ti insultano ogni giorno...".



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