Salvini minaccia la crisi. E si sblocca lo stallo sul decreto sicurezza bis

A superare l'impasse contribuisce proprio Roberto Fico, che, dopo aver subito duri attacchi dalla Lega, riammette gli emendamenti del Carroccio sui quali si era consumato lo scontro. La pace nella maggioranza non è però tornata del tutto

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Cosimo Martemucci / AGF
Matteo Salvini

Matteo Salvini arriva a minacciare la crisi di governo. E dopo una nuova mattinata di tensione alle stelle, si sblocca l'impasse sul decreto Sicurezza bis. Il "problema politico serio" viene risolto, proprio mentre Lega e 5 stelle continuano a darsele di santa ragione, con accuse reciproche che coinvolgono, come già successo giovedì, anche il presidente della Camera Roberto Fico.

Proprio la terza carica dello Stato contribuisce a sciogliere il primo nodo: Fico riammette - terminato il vaglio dei ricorsi - all'esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alcuni degli emendamenti leghisti sulle forze di polizia in quanto, pur non strettamente attinenti al contenuto del provvedimento, si tratta tuttavia di "disposizioni che appaiono riferibili al personale delle forze di polizia chiamato ad attuare le previsioni contenute nel decreto".

Come si è usciti dall'impasse

Il clima tra alleati sembra tornare a distendersi, ma manca ancora l'ultimo tassello, giudicato molto rilevante dal titolare del Viminale, ovvero l'emendamento sull'aumento del monte ore di straordinario per i Vigili del fuoco. Lo scoglio viene superato attraverso una proposta dei due presidenti di commissione, i pentastellati Francesca Businarolo e Giuseppe Brescia, che propongono di far decidere le commissioni stesse.

In sostanza, se tutti i gruppi, all'unanimità, si dicono d'accordo, l'emendamento 'incriminato' potrà essere riammesso all'esame. E così avviene. Salvini esulta: "Vittoria della Lega su tutta la linea". A stretto giro il capogruppo leghista in Affari costituzionali, Igor Iezzi, afferma che "il problema è risolto, si può andare avanti". Le commissioni iniziano quindi a votare gli emendamenti (i primi 5 sono stati tutti bocciati), mentre Brescia annuncia che chiederà Fico il rinvio di una settimana dell'approdo in Aula, non piu' lunedi' prossimo ma il 22 luglio.

"Il decreto sarà approvato sicuramente entro l'estate", pronostica il sottosegretario Nicola Molteni, che non teme imboscate al Senato: "Le norme sono condivise da Lega e M5s e il lavoro proseguirà, non temo assolutamente nulla al Senato". Ma non si placano gli strascichi delle polemiche interne ai gialloverdi. "Voglio essere chiaro: lavoro come ho sempre fatto senza guardare in faccia a nessuno", tiene a specificare Fico che, su Facebook, puntualizza: "Il Parlamento è libero da ogni pressione e svolge la sua attivitò in piena autonomia".

"La Camera è infatti intervenuta per ovviare alle amnesie del ministro dell'Interno che si era dimenticato di prefetti, polizia e vigili del fuoco quando ha scritto il decreto Sicurezza". Del resto, per tutta la mattinata lo stesso Salvini non era stato certo tenero con gli alleati di governo: "O si trova l'accordo o non si va avanti", ha messo in chiaro il titolare del Viminale già di prima mattina dai microfoni di Radio anch'io. 

Ma le tensioni restano

Salvini è poi tornato sul punto in una conferenza stampa (convocata su un altro tema), per ribadire il rischio che salti tutto. Nel frattempo i 5 stelle non stavano certo fermi ad osservare: "Non si cerchino pretesti per far cadere il governo, sono pronto a incontrare le forze di polizia e le rappresentanze sindacali per spiegare loro la verità sugli emendamenti al dl Sicurezza bis. Conta la verità, non la propaganda", afferma Luigi Di Maio.

"Non capiamo perché Salvini continui a dire sciocchezze e falsità. Gli emendamenti respinti di cui parla hanno anche la nostra firma. E questo Salvini lo sa bene. Capiamo le esigenze meramente propagandistiche, capiamo il problema dei finanziamenti dei fondi oscuri, ma dalla Lega ci aspettiamo sincerità", scrivono sui social i pentastellati. "Basta attacchi", chiede il ministro Riccardo Fraccaro.

Ma Salvini non molla la presa e insiste: "Non faccio mezzo passo indietro". E i 5 stelle non sono da meno: "Le forze di polizia oggi sono state usate per pura campagna elettorale e a pretesto per minacciare la caduta dell'esecutivo. Non fa onore a una istituzione che invece le forze di polizia dovrebbe difenderle sempre". Il premier Giuseppe Conte prova a stemperare e rassicurare: "Non si sta rompendo nulla nel governo. Nessuna tensione, c'è una normale dialettica parlamentare, però mi sembra che anche questo motivo di tensione si sia diradato".

I lavori delle commissioni riprenderanno lunedì alle 14, per poi proseguire per tutta la settimana. L'esame dell'Aula inizierà da lunedì 22 luglio, con l'obiettivo della maggioranza di licenziare il decreto entro giovedì per poi trasmetterlo al Senato.



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