"Sono stati i lobbisti e le minacce di morte a far rimandare la riforma del copyright"

Il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, denuncia pratiche scorrette e pressioni mostruose per non far approvare la discussione sul testo portato in aula

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 Foto: AFP
Il Parlamento Europeo vota per il nuovo Presidente. Panoramica della sessione plenaria della marcatura per l'elezione del nuovo Presidente a Strasburgo, Francia Parlamento europeo (foto Afp) 

Sono state le lobby e le minacce di morte a far slittare a settembre la discussione sula riforma del diritto d'autore al Parlamento europeo. Lo sostengono fonti citate dai giornali italiani e lo stesso Presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani.

Il testo proposto per la discussione ha ricevuto 318 voti contrari contro 278 a favore e 31 astensioni.  Secondo Repubblica ha prevalso la propaganda dei grandi del Web che hanno convinto l’opinione pubblica sul fatto che la direttiva avrebbe imposto una tassa a carico degli utenti e avrebbe bloccato la possibilità di linkare i contenuti, ma anche la pressione attraverso centinaia di mail e telefonate di elettori contattati grazie ai big data dai lobbisti americani e convinti a contattare i parlamentari per convincerli a non votare. Si parla anche di figli dei deputati convinti a far cambiare l’orientamento di voto del genitore.

"Negli ultimi giorni gli eurodeputati hanno ricevuto gravi minacce, anche di morte" ha raccontato a Repubblica Udo Bullmann, capogruppo dei socialisti e democratici a Strasburgo. "Il mio ufficio di presidenza è stato messo fuori uso dall'assalto dei lobbisti" ha raccontato Tajani in una intervista all'edizione cartacea di Repubblica, "che hanno intasato e paralizzato le comunicazioni di posta elettronica. I nostri telefoni erano perennemente occupati".Leggi anche:

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Secondo Tajani, ci sono stati "eccessi che avranno conseguenze". A partire dall'indagine sulle minacce di morte e dalla "diffusione enorme di fake news e una attività di disinformazione capillare". Il presidente dell'Europarlamento dice di aver "constatato che i partiti populisti come la Lega ed M5s, l'estrema sinistra e i verdi si sono schierati insieme alle multinazionali del web per far prevalere in 'no' ed evitare di dover pagare il diritto d'autore". In gioco, aggiunge Tajani in un'altra intervista, questa volta al Messaggero, "non è una generica difesa della libertà", ma  "il predominio di alcune grandi multinazionali in un settore che ha la massima importanza nella formazione del discorso pubblico". 

Al centro di tutta la questione c’è il tema del compenso di chi è titolare dei diritti di opere intellettuali. Nel 2016 la Commissione Europea e il Parlamento cominciano a discutere una proposta di riforma del copyright. Il motivo è che il legislatore europeo ritiene di dover correggere un vuoto legislativo che ha consentito alle piattaforme che ospitano contenuti caricati dagli utenti (come YouTube) di evitare di pagare una licenza equa per i contenuti creativi (musica, film, libri, spettacoli tv), generando danni all’industria culturale. Non solo. Con la stessa riforma l’Europa vorrebbe tutelare l’altra industria messa in difficoltà da Internet: quella dei media visto che su Internet l’informazione è quasi esclusivamente gratuita e ad oggi, nonostante il pubblico dei lettori sia diventato enorme, non si è riusciti a trovare un modello sostenibile.  Ecco un breviario per capire la riforma.

 



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