Torna ad accendersi il dibattito intorno a una nuova legge elettorale

A "sparigliare" le carte è stato il proposito, annunciato dal Pd, di associare al taglio dei parlamentari una riforma della legge elettorale 

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Quando si parla di legge elettorale, le posizioni in campo in genere sono più complesse e sfaccettate di quanto possa sembrare a un primo sguardo. In attesa che il dibattito, che a scadenze periodiche monopolizza l'agenda politica italiana, prenda di nuovo quota e si trasferisca dal piano delle dichiarazioni a quello degli atti ufficiali, cerchiamo di capire quali sono, allo stato, le posizioni ufficiali delle principali forze politiche.

Il dibattito interno al Pd

A "sparigliare" e a riportare l'argomento all'ordine del giorno, come è noto, è stato il proposito, annunciato dal Pd, di associare al taglio dei parlamentari richiesto a gran voce da M5s, una riforma della legge elettorale. A ben vedere, però, all'interno dei dem non c'è identità di visione sul ritorno a un proporzionale puro o quasi, come sembrano aver fatto intendere i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio, assieme a Dario Franceschini.

Sta emergendo, infatti, sempre più chiaro in queste ultime ore, il malumore dei settori del partito più legati alla stagione ulivista e all'esperienza dei governi Prodi, maturati all'ombra di un sistema decisamente maggioritario (il Mattarellum) e uno misto ma con un cospicuo premio di maggioranza (il cosiddetto Porcellum). Non a caso, chi si è espresso esplicitamente contro il ritorno al proporzionale risponde al nome di Walter Veltroni, di Enrico Letta e dello stesso Romano Prodi, mentre a favore di un ritorno al proporzionale appare l'ala renziana, in sintonia coi citati capigruppo.

A dirimere la questione, che appare però subordinata a quella ben più urgente di una possibile scissione, dovrà essere ancora una volta il segretario Nicola Zingaretti, verosimilmente con un dibattito in direzione. Tutto chiaro, pare, in casa della Lega, partito storicamente pro-maggioritario che però aveva votato, nella scorsa legislatura, il Rosatellum di cui ora è pronto ad abrogare la parte proporzionale previo referendum e inaugurare un'era politica che guardi al modello Westminster.

Le posizioni nel centrodestra

C'è da gestire, però, il rapporto con gli alleati di centrodestra, in primis Forza Italia di Berlusconi, ma anche Fratelli d'Italia. Il Cavaliere si è sempre pronunciato per un sistema complessivamente maggioritario che consenta la governabilità, ma con gli attuali rapporti di forza è probabile che dal versante azzurro si propenda per una legge a impianto maggioritario che salvaguardi però la rappresentanza di tutte le forze della coalizione e il vincolo di coalizione.

Non dissimile il discorso per FdI, dove all'opzione chiara per un sistema maggioritario si accompagna la richiesta di una legge che vincoli i partiti alla coalizione e non consenta la formazione in Parlamento di maggioranze non indicate dagli elettori.

Per la verità, un punto fondamentale delle istanze di Giorgia Meloni e compagni è quella di introdurre il presidenzialismo, con l'elezione diretta del Capo dello Stato, ma si tratta di una richiesta difficilmente realizzabile.

Il referendum (e il pressing) dalla Lega

Nella Lega raccontano che Calderoli ha completato il lavoro sui quesiti referendari per eliminare la componente proporzionale dall'attuale legge elettorale. Ma ora per la riuscita dell'operazione manca proprio il pieno appoggio di Forza Italia. Serve che la maggioranza assoluta nelle cinque regioni governate dal centrodestra si pronunci a favore entro fine settembre. Per questo motivo è partito il pressing affinché Berlusconi decida il da farsi.

L'incontro tra Berlusconi e Salvini c'è stato venerdì ma in questi giorni molti parlamentari azzurri - a partire da Brunetta - hanno espresso dubbi sui quesiti referendari. Perplessità che non vengono contemplate nel partito di via Bellerio. "O Berlusconi - spiega un 'big' ex lumbard - garantisce l'unita' del suo partito oppure non sara' invitato nella piazza del 19 ottobre e ognuno farà la propria battaglia".

Il Cavaliere in realtà ha già fatto sapere all'ex ministro dell'Interno di essere ancorato al maggioritario ma si trova a fronteggiare le spinte contrapposte nel partito. Dove - dicono dalla Lega - "la parte lettiana insiste per una collocazione del partito al centro". Berlusconi al suo ritorno da Strasburgo vedrà i suoi. Nel frattempo prende tempo. In attesa di vedere il testo del quesito, di comprendere se è ammissibile e se la maggioranza degli italiani è favorevole.

La difesa della rappresentanza di Leu

Pendono storicamente per il proporzionale le forze (Articolo Uno e Sinistra italiana) che compongono Leu, da sempre sensibili alla questione della rappresentanza e del diritto di tribuna per i partiti minori, e che certamente approveranno gli eventuali sforzi Pd-M5s per un ritorno al proporzionale.

Il silenzio in casa M5s

In casa M5s, infine, non ci sono state ancora prese di posizioni ufficiali e nette sull'impianto che dovrà avere la nuova legge elettorale. Tutto quello che è stato detto finora dagli esponenti grillini che hanno abbordato l'argomento, è che un sistema che consentirebbe di governare da sola a una forza che non ha la maggioranza assoluta dei voti sarebbe "rischioso".

Una critica implicita al maggioritario puro reclamato da Salvini, che viene considerato pericoloso dagli eletti e dagli attivisti pentastellati. Un punto di vista che appare un buon viatico in vista di un accordo "neo-proporzionale" tra le forze che sostengono il governo giallorosso. 



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