Perché Matteo Renzi ha attaccato la linea Minniti sui migranti

La lettera dell'ex segretario a Repubblica. "Non abbiamo sottovalutato la questione immigrazione. L'abbiamo sopravvalutata quando nel funesto 2017 abbiamo considerato qualche decina di barche che arrivava in un Paese da 60 milioni di abitanti 'una minaccia alla democrazia'"

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Un duro atto d'accusa contro il suo partito, accusato di "pavidità" sullo Ius Soli e di fomentare allarmismo sui migranti: in una lettera a Repubblica, Matteo Renzi guarda indietro e attacca, guardandosi dal fare nomi e cognomi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti, rispettivamente presidente del Consiglio e ministro dell'Interno di quel governo che nel 2017 stipulò gli accordi sui migranti con il governo di Fayez Al-Serraj.

Governo sostenuto, naturalmente, da Partito Democratico di cui Matteo Renzi era segretario. "Non abbiamo sottovalutato la questione immigrazione", scrive Renzi: "L'abbiamo sopravvalutata quando nel funesto 2017 abbiamo considerato qualche decina di barche che arrivava in un Paese da 60 milioni di abitanti 'una minaccia alla democrazia'".

Un riferimento alle parole di Marco Minniti che, nell'agosto 2017, spiegava: "Chi è accolto e chi accoglie deve avere pari diritti, se c'è conflitto tra questi diritti la democrazia rischia di perdersi". Pochi mesi prima, era il 29 gennaio 2017, Minniti interveniva all'assemblea degli amministratori del Pd a Rimini, accolto dall'allora segretario Matteo Renzi che lo aveva voluto ospite della kermesse. Niente di strano, se si pensa che era passato meno di un anno dalla battaglia europea di Renzi sul Migration Compact, l'accordo che nelle intenzioni dell'allora presidente del Consiglio avrebbe dovuto dettare all'Europa la linea sulla gestione dei flussi migranti.

Ma cosa prevedeva il Migration Compact? Si partiva dall'assunto che "per la questione dei rimpatri e riammissione dei migranti irregolari servono accordi operativi con ufficiali di collegamento che velocizzino le procedure di identificazione e rilascio documenti di viaggio". In particolare, i Paesi di origine e di transito dei migranti, come la Libia, avrebbero dovuto impegnarsi nel controllo delle frontiere e nella gestione dei flussi migratori.

Il Migration Compact prevedeva, inoltre, una dotazione di sistemi di accoglienza in modo da fare un monitoraggio all'origine. Punto ripreso dalla linea Minniti con la previsione di hot spot in Libia, poi divenuti "veri e propri lager", come denunciato dalle organizzazioni non governative che operano sul territorio libico proprio in virtù degli accordi stipulati tra Italia e Libia nel 2017. Infine, prevedeva il Migration Compact, i Paesi di origine e transito dei migranti avrebbero dovuto impegnarsi in attività di ricerca e soccorso profughi anche in collaborazione con la guardia di frontiera europea (e qui il pensiero va al 'caos' sulle motovedette esploso nel Pd in occasione del rifinanziamento delle missioni in Libia).



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