Renzi accusa il Pd per la gestione della crisi dei migranti

L'ex premier dice che aver considerato quella dei migranti un'emergenza e una minaccia per la democrazia è stato un errore, puntando l'indice contro la linea Gentiloni-Minniti 

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Alessandro Serrano / AGF 
Matteo Renzi

“Non abbiamo sottovalutato la questione immigrazione: l’abbiamo sopravvalutata quando nel funesto 2017 abbiamo considerato qualche decina di barche che arrivava in un Paese di 60 milioni di abitanti, ‘una minaccia alla democrazia’”. L’ex premier e segretario del Pd lo scrive su la Repubblica, che apre la prima pagina del giornale con questo titolo: “Migranti, io accuso il Pd”, per dire poi che sulla questione “siamo stati allarmisti” e “pavidi sullo ius soli”, riassumendo tutte “le colpe del Pd” in un dettagliato decalogo.

Matteo Renzi, pertanto, non chiede “scusa” e non si “vergogna” per ciò che ha fatto il suo governo. Ovvero, “non chiedo scusa per le vite salvate nel Mediterraneo. Non chiedo scusa per aver combattuto il protocollo di Dublino, firmato da Berlusconi e Lega. Non chiedo scusa per aver recuperato i cadaveri del naufragio del 2015” perché “la civiltà è anche dare una sepoltura”.

Nella lettera al quotidiano diretto da Carlo Verdelli, l’ex premier chiede dunque il permesso di poter parlare di immigrazione “senza usare il becero tono della destra” anche se “Salvini detta l’agenda e sembra imbattibile su questo tema, persino quando il suo linguaggio sfocia nell’odio”. Ma, osserva, “i Salvini passano, i valori restano”. Pertanto non ci si può arrendere “allo tsunami sovranista. Resistere e rilanciare si può”.

E nel dispiegare il suo decalogo, Renzi ricorda che “se qualcuno è in mare, si salva e si porta a terra” in quanto ”lasciare in mare delle persone per calcolo elettorale fa schifo” e l’Italia dovrebbe ricordare di essere “terra di migranti”, perché lo stesso “mito di Roma nasce da un migrante”. Certo, “aiutarli a casa loro è una priorità”, investendo “in Africa senza lasciare che lo faccia solo la Cina” e aumentando “i fondi della cooperazione internazionale (cosa che noi abbiamo fatto, la Lega no)”.

Ma proprio pochi giorni fa, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano del 29 giugno, l’ex ministro dell’Interno dell'esecutivo Gentiloni, Marco Minniti, ha rivendicato la politica attuata dal governo in quel frangente, affermando anche che il caso Sea Watch “non si sarebbe nemmeno posto” in quanto “noi avevamo redatto un codice di condotta delle Ong che è stato firmato anche dalla Sea Watch, dimostrando che era possibile governare i flussi migratori senza restringere gli spazi delle Ong e senza far venire meno né il ruolo della Ue né il protagonismo prestigioso della Guardia costiera italiana”. Ma proprio questa impostazione fu al centro di polemiche e aspre critiche, tanto che c’è anche chi pensa, a sinistra, che le scelte attuate da Minniti abbiano poi aperto la strada a Salvini.

Ma oggi Renzi pensa che la crisi dei consensi del Partito Democratico e “il crollo nei sondaggi del Pd comincia quando si esaspera il tema arrivi dal Mediterraneo e allo stesso tempo si discute lo Ius soli senza avere il coraggio di mettere la fiducia come avevamo fatto sulle Unioni civili” spiega, per poi aggiungere: “Il successo di Salvini inizia lì”. Anche perché l’Italia “non ha un’emergenza immigrazione” ma semmai “tre emergenze gravissime” che si chiamano “denatalità, legalità, educazione”, problemi che analizza nei punti 7, 8 e 9 del decalogo.

All’ultimo, il decimo, Renzi spiega che “non è la globalizzazione il nostro avversario” perché il mondo globalizzato è una grande chance per l’Italia: o noi educhiamo i nostri figli allo studio, al sacrificio, al rischio, alla curiosità o loro diventeranno vittime della retorica del reddito di cittadinanza e del padroni a casa nostra”. Quindi se si vuole vincere, sul tema dell’immigrazione ma anche su altro, esorta Renzi, “dobbiamo avere una linea, nostra, forte e chiara. E non scimmiottare quella degli avversari”.



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