Accordo nel centrodestra sul referendum sulla legge elettorale

Anche Forza Italia dà il via libera al quesito proposto dalla Lega, che punta ad abrogare la parte proporzionale del Rosatellum bis

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Alberto PIZZOLI / AFP 
Giorgia Meloni Silvio Berlusconi Matteo Salvini (Afp) 

Accordo 'last minute' nel centrodestra sul referendum abrogativo della parte proporzionale del Rosatellum bis. All'indomani della direttiva per l'astensione di Forza Italia emanata da Silvio Berlusconi, che rischiava di affossarne il percorso, i partiti della coalizione hanno trovato una intesa grazie alla quale anche Forza Italia darà il suo via libera alla consultazione proposta dai leghisti. Ciò ha permesso al vicepresidente del Senato Roberto Calderoli di annunciare che depositerà il quesito - che deve essere approvato da almeno cinque Consigli regionali a maggioranza assoluta - lunedì, scadenza entro la quale doveva essere presentata una proposta affinché l'iter di esame fosse avviato l'anno prossimo. 

"Forza Italia - spiega la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini - ha una sua posizione distinta sulla legge elettorale e mantiene i dubbi sulla costituzionalità e sulla governabilità di questo referendum. Ma per non spaccare il centrodestra abbiamo convenuto di dare il nostro via libera a accordo in base al quale avremmo dato il nostro via libera al quesito presentando però, contestualmente, nei consigli regionali interessati anche un ordine del giorno che riassuma la nostra linea, che è a favore di una legge elettorale nazionale che conservi una quota di proporzionale. In Parlamento presenteremo la nostra proposta". 

"Fratelli d'Italia, mentre conferma il proprio voto favorevole alla proposta di referendum abrogativo che vuole contrastare l'ipotesi di modifica in senso integralmente proporzionale della legge elettorale in vigore, ha predisposto e sta presentando nei Consigli regionali, un ordine del giorno che impegni le Regioni a presentare due proposte di legge al Parlamento", conferma, dal canto suo, Giorgia Meloni.

"La prima sulla modifica della legge elettorale che preveda almeno una quota di eletti con il maggioritario e il premio di maggioranza in modo che emerga subito un vincitore espresso dalla volontà popolare in grado di formare un governo; la seconda per introdurre in Costituzione l'elezione diretta del Presidente della Repubblica", prosegue la leader di Fratelli d'Italia, "si tratta di battaglie storiche della destra che erano nel programma comune della coalizione di centrodestra, utili a ribadire che le leggi elettorali si fanno nell'interesse degli italiani e non dei partiti e sulle quali FdI intende sollecitare il Parlamento". 

La prima Regione a dare il via libera à stata il Veneto. A seguire sono arrivate la Sardegna e la Lombardia. Atteso poi l'ok da Piemonte, dove il governatore Alberto Cirio ha annunciato l'accordo, e Liguria.

"Stiamo mantenendo la promessa fatta ai cittadini. E lunedì mattina andremo in Corte di Cassazione a depositare il quesito referendario, in questo modo sarà possibile far esprimere gli italiani già in primavera", esulta Calderoli. "Facciamo decidere i cittadini, decidano loro democraticamente se vogliono una legge elettorale chiara, in cui chi vince va a governare e chi perde va all'opposizione, senza giochini di palazzo per creare maggioranze diverse da quelle espresse dalle urne".

Per Salvini il maggioritario "è un passo avanti nel nome della modernità"

Sul tema legge elettorale, Matteo Salvini era stato particolarmente duro con Silvio Berlusconi, in un'intervista rilasciata a Radio radicale. "La legge elettorale maggioritaria è un passo avanti nel nome della modernità del Paese, efficienza e trasparenza", aveva scandito il segretario leghista. "Poi uno può mettere gli accorgimenti che vuole: premio, non premio, collegio grande, piccolo e medio. La nostra volontà è che il voto degli italiani sia rispettato: quindi chi prende un voto in più vince e governa, come per le Regioni. Non è che la gente vota e poi uno decide il giorno dopo io vado con Tizio, io vado con Caio, cambio partito cambio squadra".

"Il senso è questo, il senso è che è una battaglia storica del centrodestra: quindi se qualcuno rinnega decenni di volontà maggioritaria di efficienza e trasparenza, di merito e di correttezza, lo spiegherà ai suoi elettori", ha detto ancora il leader leghista, "io su questo non ho cambiato idea. L'Italia ha bisogno di serietà e stabilità". A chi gli chiedeva del vertice di centrodestra da lui rinviato, il segretario leghista aveva, invece, tagliato corto: "il vertice l'ho letto sui giornali ... Non era mai stato convocato. Quindi, io convoco e disdico vertici sul 'Corriere della sera'? È curiosa questa cosa". 



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