AGI - Una doccia gelata per il centrosinistra. La sconfitta in Laguna se la aspettavano in pochi nel centrosinistra. Nessuno, o quasi, fra i dirigenti del Partito Democratico. "È segno evidente che non ci abbiamo capito niente", è il commento amaro di un esponente di primo piano, quando il risultato del candidato di centrodestra Simone Venturini stacca quello di Andrea Martella, ex sottosegretario sul quale i dem hanno puntato tutte le loro fiches.
Ad alimentare l'ottimismo nel centrosinistra, e massimamente fra i parlamentari Pd, era stato il risultato referendario a Venezia. Un 55 per cento che aveva lasciato immaginare che il vento, che per dieci anni ha soffiato nelle vele di Brugnaro e della coalizione di centrodestra che lo sosteneva, stesse girando. Non è stato così e in ambienti di centrosinistra si riconosce l'errore.
L’illusione del referendum
Quel 55 per cento di No al referendum, viene spiegato, può anche essere dettato da una disaffezione al governo, a Nordio o, più semplicemente, da una contrarietà alla separazione delle carriere dei magistrati. Sbagliato, quindi, "staccare il numeretto e attendere il turno per Palazzo Chigi".
La lettura del Pd
Per Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd, la ragione del risultato di Venezia non è da ricercare nell'abbaglio del referendum: "No, io non credo che sia questo il tema. Penso che ogni città vada presa come una storia a sé. Vedremo intanto Venezia come finirà", spiega l'esponente della segreteria dem.
Attendere il quadro complessivo
"Insomma, in questo momento il centrodestra è avanti, vedremo però se si andrà al ballottaggio oppure no. Aspettiamo, dovremo fare i conti alla fine, perché credo che prima di dichiarare vittoria o di fare proiezioni nazionali di un voto che comunque rimane locale, aspettiamo di vedere i risultati dei 18 comuni: il centrodestra ne governava cinque, il centrosinistra otto, vediamo alla fine quali saranno i risultati", aggiunge Taruffi.
La riflessione nel centrosinistra
In ogni caso, "il dato deve farci riflettere", si ragiona ancora fra parlamentari del centrosinistra, "e portarci a lavorare a una alternativa programmatica da proporre ai cittadini". È la linea del M5S, spiegata da Paola Taverna che, segnalando i "risultati in chiaroscuro" delle urne per il centrosinistra, aggiunge: "Anche in queste due giornate di voto si è registrata una crescita del popolo dell'astensione; segno che i cittadini chiedono giustamente progetti e programmi all'altezza delle loro aspettative e dei loro desideri".
Detto questo, viene aggiunto da fonti parlamentari che la tornata elettorale non presentava "grandi palcoscenici" di peso nazionale.
Al di là di Venezia, i dem perdono Reggio Calabria, ma vincono a Pistoia, città strappata al centrodestra, vincono a Prato - dove torna Matteo Biffoni, dopo due anni e mezzo di commissariamento del Comune - e a Sesto Fiorentino. Bene anche la Campania.
Il quadro in Campania
A Salerno, il Pd non ha presentato il simbolo per non alimentare frizioni nel centrosinistra sulla candidatura di Vincenzo De Luca, che vince con larghissimo margine. Il simbolo Pd c'è, invece, a Portici, Ercolano, San Giorgio a Cremano dove il centrosinistra vince al primo turno.
Il confronto con Venezia
Proprio il confronto fra Venezia e le città in cui si è vinto, però, alimenta la più amara delle analisi. Un esponente Pd osserva che se il centrosinistra vince a Prato con l'ex sindaco, di area riformista, Matteo Biffoni, a Salerno con l'ex governatore Vincenzo De Luca, o a Enna con l'ex senatore Crisafulli (contro il parere di Schlein), è segno che "il messaggio di Schlein fa ancora fatica a passare".
La posizione del Nazareno
Dal Nazareno l'invito è a non perdere calma e speranza. "Erano 18 i comuni i capoluoghi di provincia al voto, vedremo quale sarà il risultato finale. Per il momento sicuramente bene in alcune regioni", spiega il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi. "Ci sono diversi elementi positivi, poi certo ci sono anche alcuni risultati che non ci lasciano del tutto soddisfatti".
Lo scenario nazionale
Sul piano nazionale, dunque, nulla è cambiato: "Noi continuiamo, come abbiamo sempre detto, a ritenere che la partita per le elezioni politiche del prossimo anno è aperta, lo abbiamo detto dopo le regionali, lo abbiamo detto dopo il referendum, lo continuiamo a dire ovviamente oggi, perché da questo punto di vista, credo, effettivamente non è cambiato nulla".
Le reazioni degli alleati
Dello stesso avviso è Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera: "Non c'è stata la spallata del centrodestra. Queste amministrative raccontano una realtà molto articolata in cui i risultati dei partiti della maggioranza mostrano numeri ben lontani dai trionfalismi di queste ore".
La lettura del M5S
E anche dal M5S si sottolinea che "Questo voto, essendo a carattere locale, va interpretato in base alle condizioni e ai risultati di ogni singola realtà comunale", dice Paola Taverna: "Il M5S continua a lavorare per allargare le maglie della partecipazione e definire i programmi in maniera da offrire quanto prima - a livello nazionale - un'alternativa a questo governo che affama gli italiani per investire esclusivamente in armi".