AGI - Chi non l'ha immaginato mentre imbraccia un lanciafiamme mente. Chi non ricorda la stella da sceriffo deve essere troppo giovane. Vincenzo De Luca è tornato. L'ultimo capitolo della saga deluchiana si è consumato nelle urne di Salerno: l’ex governatore della Campania ha sbaragliato la concorrenza conquistando il suo quinto mandato da sindaco con una percentuale bulgara che sfiora il 60%.
Ha schierato una corazzata di liste civiche: il suo PD, o meglio il PD di suo figlio Piero, gli ha negato il simbolo. E poco è importato allo Sceriffo. Nemmeno il grande palco con Schlein e Conte, che hanno girato la Campania in lungo e in largo per promuovere i candidati di un Campo Largo che comincia a prendere forma e sperimenta candidature. A Salerno i leader non si sono neppure affacciati.
Salerno è mia
E anche questa non è una novità. Quando De Luca, preso dalla foga oratoria, in qualche comizio si è lasciato andare fino a tuonare "Salerno è mia", non scherzava.
Dagli esordi agrari a Pol Pot
Ma per capire come si sia arrivati all'ennesimo plebiscito bisogna ripercorrere i 50 anni di carriera politica. Partiamo dal 1969. Sì, nel secolo scorso, quando De Luca da giovane laureato in Filosofia si spende nella causa dei braccianti della Piana del Sele. E da dirigente del PCI conquista la prima medaglia per un passaggio in prigione come sobillatore di contadini. Medaglia, perché di quella "macchia" sul casellario giudiziario De Luca è sempre stato fiero, soprattutto quando gli fu rinfacciata dalla commissione parlamentare Antimafia che lo inserì, da candidato alla presidenza della Regione Campania, come "impresentabile" anche per quelle vicende.
In quegli anni i compagni di partito gli affibbiano i primi soprannomi, e non sono tutti affettuosi. Anche perché il carattere duro e implacabile sta venendo fuori. Per qualcuno è il Professore. E fin qui parliamo di studi e docenze. Ma poi De Luca diventa Pol Pot, guerrigliero sì, ma pure disponibile al compromesso con le sue stesse idee. Dopo lo scioglimento del PCI e la svolta della Bolognina, diventa assessore ai Lavori pubblici a Salerno nel 1992. È l'inizio della metamorfosi urbanistica ed estetica della città, e l'alba del De Luca amministratore di ferro.
L'era del vicerè e dello sceriffo
Nel 1993 viene eletto sindaco di Salerno per la prima volta. Sarà riconfermato nel 1997, poi di nuovo nel 2006 e nel 2011. In questi vent'anni la città cambia volto: nasce il lungomare Trieste, si progetta la Stazione marittima di Zaha Hadid, si inaugurano le Luci d'Artista. Sono anche gli anni in cui comincia a maturare un'opposizione più satirica che amministrativa. Spuntano i Figli delle Chiancarelle, che in epoca pre social sfornano meme e battute sul carattere del sindaco.
Il soprannome più gettonato è "Vicienzo 'a fontana", per il fiorire di tante opere zampillanti che il sindaco inaugura spesso e volentieri. Nascono anche i soprannomi che lo accompagneranno sui media nazionali. Lo Sceriffo è quello conquistato sul campo a colpi di ordinanze anti-bivacco, tolleranza zero contro i venditori ambulanti abusivi e memorabili passeggiate notturne per controllare la movida e i cantieri cittadini. Il Vicerè è invece coniato dai detrattori per stigmatizzare una gestione del potere centralizzata, monocratica e indiscutibile, capace di trasformare Salerno in un feudo politico inespugnabile.
Da Salerno a Napoli e ritorno
Nel 2015 il salto a Napoli. De Luca sfida il centrodestra di Stefano Caldoro e conquista la presidenza della Regione Campania, venendo poi riconfermato nel 2020 a furor di popolo. Durante la pandemia, le sue dirette Facebook del venerdì diventano un fenomeno di costume nazionale: le minacce di inviare i carabinieri con il lanciafiamme alle feste di laurea o gli improperi contro i cinghialoni che fanno jogging rimangono scolpiti nella storia del web, regalando una platea globale alla sua retorica spietata e irresistibile.
È anche il periodo del massimo scontro con il Nazareno, delle dirette Facebook sul Covid e del celebre libro dal titolo emblematico: Nonostante il Pd. Guadagna anche una consacrazione che spetta a pochi, pochissimi politici non di caratura nazionale: l'imitazione di Crozza. E tra i due alle volte non si capisce chi sia più caricaturale. A maggio del 2026 si compie il ritorno a casa: dopo la fine del mandato regionale nel dicembre 2025 e le dimissioni anticipate del fedelissimo sindaco Vincenzo Napoli, si ricandida e stravince al primo turno, tornando sulla poltrona di sindaco di Salerno.
Un animale politico unico
Mentre i leader nazionali a Roma nascono, crescono e si consumano nello spazio di una stagione televisiva, a Salerno il tempo si è fermato. De Luca ha superato indenne i leader della Prima Repubblica, i rottamatori, i populisti e i tecnocrati.
Il segreto? Un mix letale di pragmatismo amministrativo insindacabile, unito a un linguaggio satirico tagliente che trasforma gli avversari politici in pinguini, maleducati o imbecilli. Oggi, nel maggio del 2026, lo Sceriffo ha rimesso la stella sul petto. E i cittadini di Salerno, ancora una volta, hanno deciso che per le strade della città l'unica legge che conta è la sua. E dalla sua pagina Facebook assicura che proseguirà il suo lavoro "senza respiro".