Nei sondaggi politici il governo Meloni premia soprattutto Fratelli d'Italia

Nei sondaggi politici il governo Meloni premia soprattutto Fratelli d'Italia

Supermedia di YouTrend per Agi: spicca il dato negativo di Forza Italia, individuato da molti elettori (anche di centrodestra) come la fonte potenziale di maggiore instabilità della nuova maggioranza

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© FABRIZIO CORRADETTI / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP - Berlusconi, Meloni, Salvini e Lupi al Quirinale

AGI - Con la fiducia ottenuta dal Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato, il governo guidato da Giorgia Meloni può dirsi ormai pienamente insediato. Ed è un governo che, nonostante la difficile congiuntura nazionale e internazionale, parte decisamente con un vento favorevole, perlomeno per ciò che riguarda l’orientamento dell’opinione pubblica.

Lo dimostra innanzitutto il dato sulle intenzioni di voto. Oggi, dopo più di un mese dal voto del 25 settembre, la nostra Supermedia è in grado di mostrare le variazioni maturate in queste due settimane in cui la maggioranza di centrodestra, dopo la vittoria elettorale, si è effettivamente insediata al governo del Paese.

Rispetto ai primissimi giorni successivi alle elezioni, in cui già si registrava un certo “effetto bandwagon” (in particolar modo per Fratelli d’Italia), oggi il partito di Giorgia Meloni risulta in crescita di un punto esatto, salendo al 27,6%. I principali partiti di opposizione invece perdono terreno: a cominciare dal Partito Democratico, che accusa ormai un ritardo superiore ai 10 punti, anche se mantiene un vantaggio di circa un punto sul Movimento 5 Stelle (che ha smesso di crescere rispetto al “rimbalzo” post-elettorale).

Specularmente, anche la Lega ha interrotto – e anzi invertito – la tendenza innescata da un risultato elettorale ben diverso (in questo caso, in negativo) rispetto alle aspettative. Nel complesso, quindi, il centrodestra guadagna  terreno, salendo al 44,4%. Rispetto a questo risultato, “stona” il dato di Forza Italia, nettamente in calo (-0,6%) probabilmente a causa delle turbolenze causate nei giorni che hanno preceduto la formazione della squadra di governo, e che hanno portato alla durissima risposta di Meloni (“non sono ricattabile”). Dall’altro lato, anche il Terzo Polo presenta un dato in controtendenza, nel senso che è l’unica forza di opposizione a crescere, issandosi sopra la soglia dell’8% e continuando a tallonare la Lega.

Un rapido sguardo all’andamento storico delle liste negli ultimi 12 mesi ci consente di apprezzare quanto sia radicalmente cambiato l’orientamento politico degli italiani, in particolare nei pochi mesi intercorsi tra la crisi del Governo Draghi ai giorni nostri.

Quella che soltanto un anno fa sembrava una “corsa a quattro” per la palma di primo partito, e che poi si è pian piano biforcata in due duelli paralleli (uno per il primo posto, l’altro per il terzo), ha infine prodotto un vincitore “solitario”, una coppia di inseguitori che si contendono il titolo di prima forza d’opposizione e un ulteriore “triello” per il quarto posto.

Una dinamica che dovrebbe servire come memento a chi sostiene che le campagne elettorali non servono, ma anche ­– forse soprattutto – a chi si spinge e ipotizzare scenari futuri per gli anni a venire basandosi meramente sui rapporti di forza del presente. Questa operazione non ha più, e da anni, alcun fondamento. Il consenso politico nel nostro Paese si può ormai definire “strutturalmente instabile”.

Concentriamoci per un attimo sul dato di Forza Italia, visibilmente in calo soprattutto nelle rilevazioni effettuate in quest’ultima settimana. Difficile non mettere in relazione questo calo con le tensioni scatenate dal comportamento di Silvio Berlusconi, prima con il non voto dei senatori di Forza Italia in occasione dell’elezione di La Russa alla presidenza di Palazzo Madama, poi con i duri giudizi su Giorgia Meloni trascritti su un foglio, infine con l’audio “rubato” che riprendeva il punto di vista di Putin sulla guerra in Ucraina, con tanto di applausi dei parlamentari presenti.

Tutto questo deve essere sembrato troppo, a Meloni ma anche allo stesso leader di Forza Italia, che ha infine pronunciato un discorso estremamente benevolo nei confronti della neo Presidente del Consiglio in occasione del voto di fiducia in Senato. Non è da escludere che sulla decisione di Berlusconi di “ricomporre i cocci” abbiano pesato proprio i dati di sondaggio, che vedevano una maggioranza netta di italiani schierarsi con Giorgia Meloni. Numeri confermati dall’ultima rilevazione di SWG, in cui Berlusconi è stato indicato come il principale “fattore di rischio” per la stabilità del nuovo esecutivo, molto più di Matteo Salvini, dalla maggioranza degli elettori – di centrodestra e non.

Negli stessi giorni, Giorgia Meloni ha riscosso un forte apprezzamento sul suo discorso tenuto alla Camera, valutato positivamente dal 45% degli italiani secondo l’istituto Demopolis, a fronte di un 34% di giudizi negativi. Lo stesso tasso di fiducia verso la leader di FDI (e oggi dell’esecutivo) secondo Demopolis avrebbe toccato oggi il suo livello più alto di sempre, con il 44%.

Il confronto con i predecessori, però, non è particolarmente lusinghiero: nello storico delle rilevazioni di SWG il gradimento odierno di Meloni (42%) sarebbe pari a quello di Giuseppe Conte nel momento del varo del suo secondo esecutivo, ma molto inferiore a quello di Mario Draghi al suo debutto (65%) o a quello dello stesso Conte, quando presentò il suo primo governo nel 2018 (58%).

È comunque un livello di gradimento, va detto, pienamente in linea con quello di ogni neo-Presidente del Consiglio durante tutta la Seconda Repubblica – o meglio, fino al 2011, quando con Monti il dato schizzò oltre il 70%.

In linea, cioè, con chi ha presieduto dei governi “politici”, scaturiti in modo pressoché diretto da un esito elettorale, e non frutto di accordi tra forze presentatesi come avversarie alle elezioni (oppure di una ricomposizione delle maggioranze nel corso della legislatura).

Infine, per quanto riguarda le previsioni sull’efficacia del nuovo esecutivo, sia Ipsos che SWG concordano: gli italiani sono divisi quasi esattamente a metà, con una leggera prevalenza dei “pessimisti” (41% per Ipsos, 45% per SWG) rispetto agli “ottimisti” (39% e 40% rispettivamente). Al nuovo governo, e alla sua Presidente, il compito di rispondere a queste aspettative così divergenti.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 13 al 26 ottobre, è stata effettuata il giorno 27 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti EMG (data di pubblicazione: 18 ottobre), Euromedia (18 ottobre), Noto (13 ottobre), SWG (10 e 17 ottobre) e Tecnè (22 ottobre). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it