Partiti con più consenso: è un testa a testa tra Pd e Fratelli d'Italia
ESCLUSIVA AGI

Partiti con più consenso: è un testa a testa tra Pd e Fratelli d'Italia

Le formazioni guidate da Enrico Letta e Giorgia Meloni sono appaiate nella Supermedia settimanale dei sondaggi politici con il 21,2% dei consensi. Si allarga la distanza con Lega e Movimento 5 Stelle che perdono contatto con la 'testa della classifica'

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© Combo AGF - Enrico Letta e Giorgia Meloni

AGI - Se nelle scorse settimane si poteva ancora pensare che la lotta per la palma di primo partito non fosse ristretta a due soli partiti, e che anche la Lega (o persino il M5S) potessero avere qualche chance di rientrare in lizza, la Supermedia di oggi sembra fare tabula rasa di queste suggestioni. Nei sondaggi, infatti, è sempre più un testa a testa tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia, questa settimana appaiati con il 21,2% dei consensi.

Si allarga sempre più il divario con la Lega, che oggi ammonta a ben 5 punti e mezzo, con il partito di Matteo Salvini che fa registrare un nuovo record negativo (15,7%) da inizio legislatura. Arretra, nuovamente, anche il Movimento 5 Stelle, quarto e staccato di ben 8 punti dalla vetta.

Brutte notizie per Salvini e Conte, quindi, ma c’è anche chi festeggia: è Forza Italia, che con l’8,6% odierno fa segnare il suo miglior dato da quasi tre anni a questa parte, più precisamente dalle Europee 2019, quando – dopo un deludente 8,8% raccolto nelle urne, la peggior performance mai registrata per il partito di Silvio Berlusconi in un’eleziona nazionale – FI iniziò un periodo di declino che l’ha portata persino a toccare il 6% (all’inizio della pandemia) per poi risalire, in modo lento ma costante, fino ai dati di oggi.

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© ALBERTO PIZZOLI / POOL / AFP
Enrico Letta e Giorgia Meloni

Il dato odierno relativo alla coalizione di centrodestra nel suo complesso (48,2%) è interessante perché il calo della Lega (-0,7%) risulta più che compensato da una voce residuale, quella degli “altri partiti di centrodestra” che secondo l’istituto Ixè ad oggi vale il 3,1%. Trattandosi di una categoria residuale, è un dato che va preso con le molle, ancor più di quanto sia opportuno fare in generale quando si ha a che fare con dati di sondaggio.

Tuttavia, si potrebbe ipotizzare che questo dato, rilevato da Ixè, sia una spia di una generica propensione a votare per il centrodestra, ma che non trova espressione nei 3 principali partiti. In effetti, il grafico con l’andamento storico del centrodestra da inizio legislatura mostra chiaramente un trend più altalenante che in passato, negli ultimi 6 mesi circa.

È difficile dire se questo andamento sia dovuto a normali oscillazioni statistiche, comprensibili in un periodo segnato dall’arretramento di uno dei tre partiti principali (la Lega) e dal rafforzamento degli altri due (FDI e FI). Di certo, il centrodestra si trova di fronte al dilemma di essere ancora oggi, sulla carta, la coalizione di gran lunga più competitiva sul piano elettorale, ma con una crescente instabilità interna, che in questo periodo specifico si manifesta anche sul piano locale, con alleanze a geometria variabile (molto più del solito, se si guarda agli anni passati) nei diversi comuni in vista del voto amministrativo del prossimo 12 giugno – e soprattutto in Sicilia, dove si voterà in autunno.

Complice la coesistenza con PD e M5S nel Governo Draghi, infatti, per Lega e Forza Italia è diventato difficile posizionarsi attaccando i propri avversari “storici”, e la cronaca quotidiana finisce molto spesso per enfatizzare piuttosto le differenze tra il centrodestra di governo e quello di opposizione, quando non addirittura le differenze “trasversali” in relazione all’atteggiamento da tenere verso la Russia (più morbido per la Lega, più intransigente per Forza Italia e FDI).

La guerra in Ucraina, causata dall’invasione della Russia, ha avuto probabilmente anche un altro effetto sull’opinione pubblica, di carattere meno “partitico” e più legato all’atteggiamento verso un periodo storico, verso quella comunemente definita “memoria condivisa”. Parliamo del sentimento degli italiani nei confronti della Resistenza, ogni anno oggetto di dibattito tra le forze politiche, occasione sempreverde di polemiche legate a episodi di semplice malcostume o in certi casi di vero e proprio oltraggio ai valori su cui è nata la Costituzione repubblicana.

Come rilevato da un sondaggio si SWG, infatti, quest’anno risulta nettamente in aumento la propensione a considerare il 25 aprile, festa della Liberazione, come una festa di tutti gli italiani, indipendentemente dalla propria collocazione politica: la pensa così il 76% degli italiani, in aumento di ben 5 punti rispetto a due anni fa (quando pure si era in pieno periodo di unità nazionale, nel bel mezzo della crisi pandemica).

L’aumento registrato della “condivisibilità percepita” della Resistenza non sembra casuale: aumenta infatti, in misura identica, anche la percentuale di italiani che ritiene giusto celebrare il 25 aprile per ricordare la liberazione dal nazi-fascismo (+5 punti, dal 41 al 46%), mentre diminuiscono contestualmente quelli che ritengono non vi sia nulla da festeggiare in quanto si tratterebbe di valori ormai superati (che passano dal 9 al 5 per cento) e quelli secondo cui sono ormai passati troppi anni (dal 13 al 7 per cento).

Infine, sul piano europeo – al netto degli sviluppi legati al conflitto in Ucraina – la notizia dell’ultima settimana è senz’altro la riconferma di Emmanuel Macron alla presidenza francese. Macron ha sconfitto Marine Le Pen al ballottaggio, esattamente come aveva fatto nel 2017, ma stavolta con un margine meno netto: dal 66% al 58,5%. Un risultato che gli italiani sembrano condividere: secondo un sondaggio Euromedia realizzato prima del voto di domenica, infatti, gli italiani avrebbero preferito riconfermare Macron all’Eliseo con percentuali persino più alte di quanto fatto dagli elettori francesi: il 65,7%.

La cosa interessante, in questo sondaggio, è vedere come avrebbero votato invece gli italiani di centrodestra: tra di loro, infatti, avrebbe invece prevalso nettamente Marine Le Pen, con il 61,6% dei consensi. Una differenza notevole con la popolazione generale, che “allontana” notevolmente l’elettorato potenzialmente maggioritario in Italia – quello di centrodestra appunto – dalla preferenza registrata invece tra la popolazione nel suo complesso.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 14 al 27 aprile, è stata effettuata il giorno 28 aprile sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Demopolis (data di pubblicazione: 20 aprile), Ixè (15 aprile), Piepoli (26 aprile), SWG (19 e 25 aprile) e Tecnè (23 aprile).
La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it