Sulle candidature in Sicilia resta alta la tensione nel centrodestra

Sulle candidature in Sicilia resta alta la tensione nel centrodestra

Giorgia Meloni ha minacciato di far 'saltare' candidature "altrove" in Italia se gli alleati non manterranno i patti sull'isola. Il nodo principale riguarda Palermo, con FdI che non intende chiudere un accordo senza una intesa sulla ricandidatura alla Regione di Nello Musumeci

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Giorgia Meloni

AGI - Resta alta la tensione nel centrodestra sul nodo candidature alle Amministrative del 12 e 26 giugno. Dopo gli scambi al vetriolo delle scorse ore, oggi è stata una giornata di pausa nella trattativa, con Giorgia Meloni che però ha minacciato di far 'saltare' candidature "altrove" in Italia se gli alleati non manterranno i patti sull'isola.

"Non ci siamo sentiti", con Lega e Forza Italia, "è una giornata non lavorativa ma mi aspetto domani di avere decisioni importanti", dice Ignazio La Russa, tra i protagonisti della trattativa per FdI, che ieri aveva annunciato imminenti contatti con gli alleati.

Il nodo principale riguarda Palermo, con Fratelli d'Italia che non intende chiudere un accordo senza una intesa sulla ricandidatura, in autunno, alla presidenza della Regione siciliana, di Nello Musumeci, che però Lega e FI non intendono sostenere. Proprio su Palermo si è consumato ieri uno scontro molto forte con La Russa, che aveva tuonato contro gli alleati per il lancio, in autonomia, della candidatura di Francesco Cascio.

Ed era stato necessario un intervento di Silvio Berlusconi che aveva telefonato a Giorgia Meloni e fatto diramare una nota in cui si era detto convinto che "la cosa fondamentale è essere uniti, perché uniti si vince, divisi si perde". Il Cavaliere aveva quindi aperto alla possibilità di un "incontro" con FdI, Lega "e le altre forze politiche del centrodestra per individuare e decidere delle candidature condivise". Il rischio, infatti, è che il centrodestra si spacchi a Palermo e FdI sostenga il candidato vicino all'Udc Roberto Lagalla. 

Malgrado La Russa abbia riferito che, nel colloquio con Meloni, Berlusconi abbia "prospettato una conference call di vertice con anche Matteo Salvini", allo stato non vi sono segnali che questo colloquio possa svolgersi a livello di leader. In particolar modo è il segretario leghista, che non ha contatti con Meloni dalla rielezione di Sergio Mattarella, il 29 gennaio, ad aver eretto un muro.

"La linea di Salvini è che in Sicilia decidono i siciliani - non si stancano di ripetere in via Bellerio -, quindi, eventuali vertici o call vedranno coinvolti i dirigenti della Lega in Sicilia a partire dal coordinatore regionale Nino Minardo". Ed è tranchant la risposta che i vertici leghisti danno a chi chiede un commento alle minacce di FdI di non appoggiare una eventuale ricandidatura del leghista Attilio Fontana. "In Lombardia, si vota nel 2023", tagliano corto

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Attilio Fontana

Da Arcore si fa sapere che non vi sono riunioni di coalizione in programma nelle prossime ore. Il tema candidature alle amministrative sarà invece sul tavolo di una riunione di partito che ha convocato per domani il coordinatore nazionale di FI Antonio Tajani, cui dovrebbero partecipare i capigruppo alla Camera e al Senato, la responsabile dei rapporti con gli alleati Licia Ronzulli e i coordinatori regionali.

Nel corso del colloquio con Meloni - viene riferito - Berlusconi ieri si sarebbe impegnato ad affrontare il nodo Sicilia nel suo partito, attraversato al suo interno da alcune divisioni. Bisogna andare uniti, perché divisi siamo più deboli, avrebbe assicurato, ascoltando le rimostranze della leader di FdI, non entrando però nei dettagli della questione. 

Dalle parti di via della Scrofa il malcontento verso l'atteggiamento degli alleati è forte, mentre restano altre criticità come su Verona (dove FI sostiene l'ex leghista Flavio Tosi, e non il sindaco uscente di FdI Federico Sboarina), Viterbo e Parma.

"Siamo sempre stati disponibili a fare un passo indietro su nostri candidati purchè non si mettesse in discussione un principio valso finora: gli uscenti che hanno lavorato bene, non hanno problemi e vogliono ricandidarsi, sono confermati. Oggi si chiede di rimettere in discussione questo principio nel caso di Nello Musumeci, forse colpevole di essersi avvicinato a Fratelli d'Italia. Così non va", ha lamentato Meloni, in un'intervista a 'Libero'.

"Il tema è il rispetto delle regole che ci siamo dati finora. Se dovesse saltare in Sicilia il principio della ricandidatura degli uscenti, non si vede perchè dovrebbe essere mantenuto altrove - ha minacciato -. Mi auguro prevalga il buon senso e si possa raggiungere un accordo"