Migranti, ora Sophia rischia il naufragio

L'Italia non rispetterà più le direttive della missione Ue per il salvataggio in mare dei migranti, ma resta sola in Europa. Procedura di infrazione anche per Orban

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A un passo dalla chiusura perché l’Italia non ci sta più. La missione militare dell'Unione Europea per lottare contro i trafficanti di esseri umani al largo della Libia, Eunavfor Med Sophia, è a rischio dopo che il governo italiano ha notificato ai partner la sua intenzione di non applicare più le regole attuali sui migranti salvati in mare dalle imbarcazioni che partecipano all'operazione. In una lettera all'Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha fatto sapere che non verranno più applicate le attuali disposizioni che individuano esclusivamente l'Italia come luogo di sbarco.

L’Italia resta sola

Ma nella riunione di mercoledì del Comitato Politico e di Sicurezza (Cops), a Bruxelles, l'Italia è rimasta totalmente “isolata”, perché “ha sottovalutato la reazione degli altri Stati membri”, che hanno espresso “forti preoccupazioni sull'impatto che potrebbe avere” l'annuncio. Peggio: alcuni partner europei avrebbero minacciato di ritirarsi. E adesso c'è “un rischio reale” che questo “porti alla fine” dell’intera missione.

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L'esito potrebbe essere controproducente per l'Italia, visto che nel mandato di Sophia ci sono la lotta contro i trafficanti e l'addestramento della Guardia costiera libica.

Conte scrive a Juncker, Salvini è soddisfatto ma Bruxelles potrebbe deluderlo

In una lettera a Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha chiesto “una cabina di regia Ue” per gli sbarchi. "Sono molto soddisfatto della lettera del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per istituire una task foce europea sui migranti", ha commentato il ministro dell’interno Matteo Salvini, confermando che l'Italia non riaprirà “assolutamente i porti”.     

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GEOFF ROBINS / AFP
 Jean-Claude Juncker-Giuseppe Conte (AFP) 

Ma la risposta della Commissione, che dovrebbe arrivare la prossima settimana, rischia di non soddisfare il governo italiano, in particolare perché fa dell'accettazione di “centri sorvegliati” (centri chiusi per migranti, ndr) una condizione ineludibile per ripartire tra gli Stati membri l'onere degli sbarchi. 

Leggi anche: la risposta di Juncker alle lettere di Conte

La preoccupazione dell’Onu

I malumori degli Stati membri sulle mosse unilaterali dell'Italia sui porti e sulla missione Sophia rischiano di avere un impatto anche sul meccanismo per gli sbarchi, tanto più che la partecipazione alla ripartizione dei richiedenti asilo si farà su base volontaria. Oggi è arrivato anche un avvertimento dell'Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, che si è detto “profondamente preoccupato” dalle restrizioni imposte agli interventi delle Ong.

Deferimento per Orban

La Commissione ha inviato un ulteriore duro segnale contro i sostenitori dell'intransigenza sui migranti, decidendo di deferire l'Ungheria davanti alla Corte di Giustizia dell'Ue perché viola il principio di “non respingimento”: l'esecutivo comunitario ha puntato il dito contro le norme della legislazione ungherese che non consentono di chiedere asilo fuori dai “centri di transito” al confine e perché i migranti vengono riaccompagnati oltre frontiera anche se hanno dichiarato la loro volontà di chiedere protezione internazionale. La Commissione ha aperto anche una procedura di infrazione contro l'Ungheria per la legge stop-Soros che limita le attività delle Ong a sostegno dei migranti.

La Cei torna a prendere posizione contro chi alza barriere

"L'esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture, mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere, ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace". Lo afferma una nota della Cei diffusa questa mattina. "Come Pastori della Chiesa - sottolineano i vescovi - non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato".

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Papa Francesco e Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia (AFP)

"Rispetto a quanto accade non intendiamo - continua la nota della Cei - né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto".



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