Al M5s l'idea leghista di legittima difesa non piace tanto. E nemmeno la riforma di Salvini

La materia "riguarda la giustizia e non la sicurezza", avverte Bonafede. "Nessuno vuole il Far West", chiarisce Molteni, firmatario della proposta di legge leghista 

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Foto: Maria Laura Antonelli / AGF 
Alfonso Bonafede  

La riforma della legittima difesa inizia il suo iter in Parlamento ma un freno arriva dal Movimento 5 stelle. In commissione Giustizia del Senato sono state incardinate diverse proposte di legge sul tema, ma "è necessaria un'analisi approfondita delle norme esistenti, dei testi presentati con attenzione e con saldi riferimenti nella giurisprudenza", afferma il senatore M5s, Francesco Urraro. La legittima difesa è una "priorità" contenuta nel contratto di governo, ha ricordato anche oggi il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, per "eliminare le zone d'ombra" presenti nella normativa oggi in vigore. La materia però, ha avvertito il ministro, "riguarda la giustizia, non la sicurezza" e non è escluso che venga affrontata con "un'iniziativa legislativa governativa".

Replica il sottosegretario all'Interno, Nicola Molteni, leghista e primo firmatario della proposta di legge sulla legittima difesa: "Nella pdl non si parla assolutamente di armi, non c'entra nulla, nessuno vuole il Far West né la giustizia fai da te. Noi vogliamo che il cittadino abbia il diritto di difendersi dentro casa sua senza una gogna processuale, costosa, di anni". Insiste il Guardasigilli Bonafede: "Una cosa è certa, un intervento sulla legittima difesa in alcun modo potrà portare alla liberalizzazione delle armi in Italia".

Sarà "oggetto di revisione" l'"eccesso di legittima difesa", ha spiegato il ministro, ma "non salta il principio di proporzionalità" tra offesa e difesa". Nient'altro che "illazioni", ha aggiunto, quelle per cui la riforma avrebbe a che vedere con gli interessi economici delle aziende produttrici di armi: l'accordo firmato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini durante la scorsa campagna elettorale con le associazioni dei produttori di armi "non ha nulla a che vedere con la legge", ha dichiarato Bonafede.

Le reazioni delle opposizioni

"L'annuncio di 'approfondimenti' sulla riforma della legittima difesa, che noi preferiamo chiamare 'diritto alla difesa', suona come un insulto al programma votato dalla stragrande maggioranza degli italiani alle ultime elezioni, quello del centrodestra", commenta Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, secondo la quale "la Lega non dovrebbe tollerare questo rallentamento. Forza Italia non cesserà di chiedere che sia dato immediato seguito all'impegno preso in campagna elettorale. Il testo presentato dal nostro partito è estremamente approfondito, è stato oggetto di accurata valutazione e resta il più equilibrato. Nessuno vuole il far west, ma non è pensabile che la legge metta sullo stesso piano rapinatori e vittime".

Quanto al Pd, i senatori Franco Mirabelli, Valeria Valente, Giuseppe Cucca e Monica Cirinnà si chiedono "chi otterrebbe benefici dalla liberalizzazione delle armi. Soltanto la lobby dei produttori, non certo i cittadini e la loro sicurezza. Prima di procedere alla discussione dei diversi disegni di legge presentati in materia, venga fatta una valutazione sull'impatto che le proposte in esame potrebbero avrebbero sulla realtà del nostro Paese. Il provvedimento sponsorizzato dalla Lega, tra le altre considerazioni, ha profili di incostituzionalità".

I senatori dem aggiungono: "Le continue divisioni tra Lega e M5s, ora tra Salvini e Bonafede, fanno solo confusione. Crediamo sia necessario partire da dati reali e fatti concreti e non da slogan usati in campagna elettorale". Di "rischio" di "giustizia fai da te" parla invece il presidente dell'Anm, Francesco Minisci, che ritiene efficace la normativa in vigore: "Deve restare il principio della proporzionalità tra offesa e difesa - sottolinea - e non si può prescindere dalla valutazione caso per caso da parte del giudice, senza automatismi": si tratta, spiega il leader del sindacato delle toghe, di "parametri costituzionali", senza i quali "si corre il rischio di legittimare anche reati gravi, come l'omicidio, perché basterebbe attirare un rivale in casa, ucciderlo e poi invocare la legittima difesa".



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