Di Maio ha incontrato i gilet gialli sbagliati?

A prendere le distanze dall'incontro del vicepremier e di Di Battista con Chalencon sono stati sia i capi dell'ala dura, Drouet e Nicolle (che oggi ha portato la protesta a Sanremo) che la donna che diede il via alla mobilitazione su YouTube, Jacline Mouraud, e la capolista del "partito" che correrà alle Europee, Ingrid Levavasseur. Che è successo? Per capirlo bisogna fare un po' d'ordine tra le diverse correnti del movimento che ha infiammato la Francia

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"Chi ha incontrato Di Maio non ci rappresenta, non rappresenta il nostro movimento. Lui ha incontrato altre persone, rappresentanti di gruppi diversi dal nostro. Non riconosciamo come leader le persone che ha visto, non siamo stati consultati. Non ci sono leader, quello dei gilet gialli è un movimento di popolo. Tutti possono essere gilet gialli". Parola di Maxime Nicolle, uno dei leader dell'ala dura dei gilet gialli, che oggi è arrivato a Sanremo con un piccolo drappello, circa quindici persone, per portare la protesta in Italia approfittando della grancassa mediatica del Festival. Il recente incontro di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista con un altro capofila della mobilitazione, Christophe Chalencon, ha innescato la più grave crisi diplomatica con Parigi dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, con l'ambasciatore richiamato in patria per consultazioni.

Chiederselo è inevitabile: in quanti tronconi sono divisi oggi i gilet gialli? E se il M5s si fosse fatto ritrarre con esponenti più "moderati" del movimento, la Francia avrebbe reagito in maniera diversa? Ricordando che tale aggettivo va usato con molta cautela, come insegna il conflitto in Siria, rispondere è molto complicato. Il movimento dei gilet gialli è estremamente liquido e litigioso, con tanti leader e tante correnti le cui relazioni reciproche possono mutare in maniera brusca e repentina.

Le tante anime del movimento

Chalencon, 52 anni, non è certo un "moderato": su Facebook aveva dichiarato lo scorso 23 dicembre che "la guerra civile è inevitabile" e ha affermato che avrebbe "visto bene a capo del governo il generale de Villiers", licenziato da Macron nel 2017 dopo aver contestato il presidente francese. Serve un golpe militare, quindi? "Se Macron non vuole piegarsi, spetta ai militari consentire un governo di transizione", sono le sue parole. 

Dall'incontro con Chalencon, che nella vita fa il fabbro, si erano già dissociati nei giorni scorsi sia la donna considerata la madrina del movimento, Jacline Mouraud, che diede la stura alla protesta con i video su YouTube nei quali lamentava il rincaro dei carburanti, che Ingrid Levavasseur, l'infermiera capolista di 'Ralliement d'initiative citoyenne' (Ric), il "partito" dei gilet gialli che correrà alle prossime elezioni europee. Mouraud, che a sua volta starebbe preparando un partito distinto da Ric, chiamato "L'emergenza", ha parlato di una "grave ingerenza nella politica estera del nostro Paese". 

Quindi Levavasseur e Mouraud rappresentano la fantomatica ala moderata contrapposta a Chalencon? Non è così semplice. L'unica distinzione che può avere senso è quella tra i gilet gialli che vogliono trasformare la protesta in iniziativa politica tradizionale e i "duri e puri" che vogliono portare avanti la lotta di piazza, come Eric Drouet, fermato due volte dalla polizia (una per possesso di arma vietata, l'altra per manifestazione non autorizzata) e la "mente digitale" del movimento, Maxime Nicolle, il portavoce presente a Sanremo.

Chalencon in un primo momento aveva collaborato con Levavasseur e aveva fatto parte della delegazione che, a inizio dicembre, era stata ricevuta dal primo ministro Edouard Philippe a Palazzo Matignon, beccandosi minacce di morte dall'ala dura per l'apertura al dialogo. Le sue posizioni si sono poi, successivamente, fatte più dure, portandolo alla rottura con Levavasseur, che ha definito "usurpazione totale" il suo incontro con il M5s, organizzato, a sua detta, per "mettersi in mostra". In un'intervista a Le Figaro, ha poi corretto il tiro definendo l'incontro "legittimo" ma "precipitoso", forse per evitare ulteriori divisioni dopo il blitz sanremese di Nicolle.

A Sanremo i 'duri e puri' che rifiutano la politica

Quindi Chalencon si è avvicinato alle istanze radicali di Drouet e Nicolle? Non proprio. Drouet aveva rifiutato da subito l'offerta di aiuto di Di Maio perché vuole che il movimento resti apolitico. E Nicolle, che non parla per lui ma non gli è nemmeno distante, oggi ha ribadito che "Di Maio è venuto in Francia per fare campagna elettorale, a noi non interessa". E ancora: "Non c'è un partito dietro di noi, vogliamo solo dire quali sono i nostri problemi. Il popolo italiano è nella stessa condizione di quello francese, dovrebbe protestare come noi". 

"Non siamo noi a creare incidenti, a devastare. Sono i casseurs ad agire, come fanno i black block", ha poi specificato Nicolle. Eppure è il suo sodale Drouet a essere considerato l'architetto delle tattiche da guerriglia urbana adottate durante gli sconti con la polizia. Se Nicolle è la "mente digitale", Drouet è la "mente militare". I due, in patria i volti più mediatici del movimento, hanno ricevuto i plausi del capo della sinistra radicale transalpina, Jean-Luc Melenchon, ma - a quanto risulta da un'analisi dei loro profili social elaborata da Mediapart - guardano con simpatia alla destra di Marine Le Pen. Le teorie della cospirazione un po' bizzarre che condividono su internet li rendono però più accostabili a certi influencer della alt-right americana.

Non sappiamo se queste tendenze c'entrino con il deterioramento dei rapporti con un'altro volto noto della frangia "antipolitica", Priscillia Ludosky, che ha origini africane. La rottura tra lei e Drouet fu innescata dalla decisione di quest'ultimo di aprire una nuova pagina Facebook rappresentativa del movimento, denominata "La Francia in collera", di fatto esautorandola. Era stata infatti la Ludosky a organizzare le grandi mobilitazioni online dietro le prime grandi manifestazioni.

A rendere non così peregrino l'accostamento con la alt-right è anche la virulenza dimostrata online su internet dai seguaci di Drouet e Nicolle. La Mouraud, ormai alienata dal movimento e considerata da alcuni una "traditrice", ha denunciato di aver ricevuto ripetute minacce di morte dai loro sostenitori. 

Ma perché Di Maio ha incontrato proprio Chalencon?

Quello che è possibile supporre è che Di Maio e Di Battista fossero interessati a dialogare con l'ala "politica" dei gilet gialli ma non fossero informati della rottura tra Levavasseur e Chalencon. L'obiettivo del M5s è infatti trovare alleati per formare un gruppo parlamentare a Strasburgo dopo le elezioni europee. Sebbene Levavasseur si fosse detta disposta a incontrare Di Maio, appare naturale che l'interlocutore dei pentastellati sia stato Chalencon, fino a poco tempo fa coinvolto a pieno titolo nella lista Ric. Chalencon è infatti una delle figure che si sta occupando del progetto Noos, la piattaforma online che costituirà una sorta di equivalente di Rousseau per i gilet gialli.

L'offerta di aiuto di Di Maio era infatti partita proprio dalla volontà di mettere a disposizione del movimento francese l'esperienza di Rousseau. Ovvio, quindi, che, nei primo contatti, il punto di riferimento possa essere stato Chalencon. Possiamo supporre inoltre che lo scontro tra lui e Levavasseur sia stato legato a ragioni squisitamente politiche. Levavasseur ha simpatie per i Verdi e ha affermato addirittura di aver votato Macron pur di non votare Le Pen, e quindi capiamo come possa non aver gradito le parole di Chalencon che evocavano un intervento militare. Ad ogni modo, ha chiarito l'infermiera, per lei la porta del dialogo con il M5s è sempre aperta.

@cicciorusso_agi



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