Dibba arriva sul confine iraniano e dà lezioni di giornalismo

"Sono in Iran, al confine con il Pakistan", scrive su Facebook in un post in cui se la prende con "i giornalisti che cercavano di spiegarci Trump da qualche hotel di Manhattan"

Di Battista lezione di giornalismo

"Ora sono in Iran, al confine con il Pakistan". A raccontarlo è Alessandro Di Battista che spiega su Facebook: "Sono uscito da Teheran per capire qualcosa di questo meraviglioso Paese". "Ricordo - è una delle stoccate ai media che l'ex deputato riserva nel corso del suo torrenziale post sul social media - i giornalisti che cercavano di spiegarci Trump da qualche hotel di Manhattan. Beh non ci hanno capito molto. Io voglio capire il mondo e poi vorrei provare a raccontarlo. Vorrei andare dovunque. Se esistessero Macondo e Giancaldo andrei anche lì".

Ma l'ex deputato pentastellato parla anche delle questioni interne al Movimento. "Io e Luigi siamo molto diversi" scrive e, per ulteriore chiarezza, ricorda che "non sempre siamo andati d'accordo ma gli voglio bene, lo stimo e gli sono grato per una serie di successi raggiunti", come il decreto dignità che "è un provvedimento che ha reso l'Italia più civile".

"Luigi dal crollo del Ponte Morandi - dice ancora l'ex deputato M5s - non fa altro che pensare a dare giustizia a quei morti. Ne avremo parlato 1000 volte. Ebbene se le concessioni verranno tolte ai Benetton il Movimento farà qualcosa di grande". "Riprenderci le autostrade è un atto politico eccezionale per contrastare quel liberismo galoppante, il vero fascismo di oggi, che, complice gran parte dell'informazione, sta mietendo vittime ad ogni latitudine. Io voglio combattere il liberismo e spero che il Movimento faccia lo stesso, anche perché in Italia sarebbe davvero l'unico a farlo", dice ancora. E aggiunge: "Pensate che sulla visione di Stato, sulle privatizzazioni, sulla distruzione dello Stato sociale a vantaggio dei privati Renzi, Salvini e Bonino siano così diversi?".

Si richiama al 2012, quando, "nel video di presentazione della mia candidatura in Parlamento, dissi una cosa semplice: 'Voglio fare una legislatura e poi voglio tornare alla mia vita, ovvero scrivere e viaggiare'. Poi ho fatto ciò che ho detto ma sono stato attaccato". 

Di Battista se la prende con "i soliti giornali che "ci vedevano dietro una strategia", ma anche verso altri, quando dice che gli attacchi non lo hanno mai ferito "anche se qualcuno ha creduto alle balle de Il Giornale". "Ho lavorato scrivendo reportage e facendo documentari eppure, in mia assenza, i soliti sedicenti giornalisti hanno messo in giro falsità, tra l'altro in contrasto tra loro", dice rivendicando le proprie battaglie, la propria puntualità nelle restituzioni delle indennità parlamentari.

"A giorni alterni ero un fancazzista o uno stipendiato da Berlusconi. In tv sempre i soliti noti hanno parlato di un mio contratto da 400 mila euro con Mondadori. In silenzio - rivela - ho querelato e spero che il tempo sarà galantuomo. Ovviamente erano scemenze ma qualcuno nel Paese che rivaluta Craxi - annota - ci ha creduto. Io avevo difficoltà a difendermi dall'altra parte dell'oceano ma quando ho potuto l'ho fatto".

Un profilo da battitore libero che Di Battista tiene a difendere: "Sono tornato in Italia. Potevo 'pretendere' qualcosa dal Movimento che avevo contribuito a portare al governo ma non l'ho fatto. Ho preferito mantenere una totale libertà elogiando il Movimento quando lo meritava, criticandolo ove necessario e pungolandolo quando ritenevo opportuno".

Del resto, puntualizza, "in questi anni fuori dal Parlamento ho continuato a dare una mano al Movimento perché il Movimento mi ha dato tanto. Anche le opportunità lavorative che ho adesso so che in parte le devo ad una notorietà che mi ha dato il Movimento stesso. Non sono mica - osserva con autoironia - Hemingway. Forse sono bravo ad andare a raccogliere storie dove pochi ormai vanno e non ho mai avuto paura di dire la mia anche se sapevo che sarebbero arrivate rappresaglie mediatiche".

"Ad ogni modo, ripeto, sono due anni che faccio da volontario, attivista, dando una mano a Rousseau per quanto riguarda la funzione Call to action. Ricordate che ho sponsorizzato le campagne sugli alberi o sul riciclo di giocattoli? Ecco, da volontario, quindi gratis, continuerò a farlo. Tutto qui. Eppure per qualcuno mi sarei venduto per un incarico. Ma non vi viene da ridere leggendo una roba del genere? Io sono un uomo libero", sottolinea ancora.

"Devo tanto al Movimento e sarò sempre grato a Beppe ma se non condivido una cosa la dico. Punto. E dato che condivido alcune iniziative di volontariato che lancia Rousseau darò una mano anche se dall'Iran - avverte - non è così semplice. Ma ripeto, rispetto agli ultimi due anni non è cambiato nulla. Volontario ero e volontario rimango nella speranza che il Movimento che ha fatto molto porti a casa la battaglia del secolo: la revoca delle concessioni ai Benetton". "Queste sono le mie idee. Sono criticabili ovviamente. Ma i miei comportamenti francamente no", è la chiusa della lunga messa a punto. 



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