Scontro nella maggioranza su Autonomia e Decreto Sicurezza

La Lega accusa M5s di voler bloccare la riforma dell'Autonomia. Di Maio: "No alle gabbie salariali e alla scuola regionalizzata". Conte: "Troveremo una sintesi". E sulla sicurezza "non c'e' accordo". "Così non si va avanti", tuona Salvini, che punta il dito su Fico

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 Nicola Marfisi / AGF
Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Nuovo stop sulla riforma delle Autonomie, sulle quali Giuseppe Conte resta fiducioso di trovare una "sintesi" e tutto fermo sul decreto Sicurezza bis. A chiedere la sospensione dei lavori alla Camera su quest'ultimo provvedimento, è la Lega che solleva un "problema politico" con il Movimento 5 stelle, anzi un "problema politico serio", scandisce in serata Matteo Salvini. I lavori riprenderanno domani alle 12. 

A nulla servono le rassicurazioni offerte dal sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia, sull'intenzione di risolvere la questione: la Lega tiene il punto, non si va avanti finché non viene superato l'impasse sugli emendamenti sulle forze dell'ordine. E così appare ormai inevitabile, come ammette lo stesso presidente della commissione Affari costituzionali, il pentastellato Giuseppe Brescia, che l'approdo in Aula del provvedimento, previsto per lunedì prossimo, slitti di alcuni giorni.

Intanto si consuma lo scontro tra il vicepremier Matteo Salvini e il presidente di Montecitorio, Roberto Fico: il titolare del Viminale attacca frontalmente la terza carica dello Stato, accusandolo di fatto di bloccare le proposte di modifica targate Lega. La presidenza della Camera replica senza fare sconti: Salvini è confuso e non conosce come funzionano i lavori parlamentari.

Gli emendamenti della discordia

La tensione tra alleati di governo torna a salire in mattinata, tema del 'contendere' il pacchetto di emendamenti leghisti al decreto Sicurezza bis che riguardano la polizia di Stato, dichiarati inammissibili dai presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, i due M5s Giuseppe Brescia e Francesca Businarolo, in quanto non attinenti al contenuto del provvedimento. La Lega fa ricorso ma viene respinto. Degli 8 emendamenti solo 2 vengono 'salvati', resta invece fuori l'emendamento sui buoni pasto dei poliziotti aumentati da 4 euro a 7 e altre norme sempre riguardanti le forze dell'ordine. Ma anche un emendamento che accorcia i termini per le espulsioni (abbassando da oltre due a oltre un anno gli anni di carcere a cui uno straniero deve essere condannato per poter essere espulso).

I leghisti non ci stanno e per tutto il giorno 'bombardano' gli alleati, ma nel mirino finisce soprattutto Fico. Il primo a sferrare l'affondo è Salvini: "Pasti per i poliziotti, straordinari per i vigili del fuoco, vestiario per la Polizia di Stato, assunzioni di personale della Polizia locale, destinazione di immobili pubblici a presidi di polizia. Sono gli emendamenti proposti al decreto Sicurezza bis e per ora incredibilmente bloccati dal presidente della Camera Fico", afferma il titolare del Viminale che, poco dopo, rincara la dose via Facebook: "Mi stupisce che il presidente della Camera Fico stia bloccando in queste ore otto emendamenti. E mi auguro che non ci sia una parte dei 5 stelle che tifa per l'antipolizia". 

La replica di Fico

Replica la presidenza della Camera: "Spiace per la confusione del titolare del Viminale riguardo al funzionamento delle Camere". La decisione sull'ammissibilità degli emendamenti spetta infatti ai presidenti delle commissioni. Solo quando i deputati fanno nuovamente ricorso, questo va indirizzato al presidente di Montecitorio.

Quanto al contenuto degli emendamenti, Fico - attraverso la presidenza - fa notare: "Se il ministro avesse avuto a cuore davvero le forze dell'ordine gli sarebbe bastato inserire le misure già nel decreto, cosa che invece non ha fatto". E i due presidenti M5s delle commissioni rilanciano: "Dalla Lega attacchi ingiustificati".

Intanto nei 5 stelle si prova a correre ai ripari e il ministro Riccardo Fraccaro assicura: "La volontà politica non c'entra con il regolamento della Camera. Non confondiamo i livelli. I parlamentari del Movimento stanno lavorando come sempre per trovare formulazioni che rispettino i criteri di ammissibilità, è solo questo il nodo". Stessa garanzia offerta successivamente dal sottosegretario Sibilia: "Nessun problema politico, siamo pronti a qualsiasi soluzione" e ripresentare gli emendamenti, magari anche come proposte del governo. Tecnici, esponenti di governo e relatori sono già al lavoro, viene riferito, per riscrivere le norme e ripresentare gli emendamenti. Ma la Lega per ora non cede e insiste: "Da Fico atteggiamento ostruzionistico".

"Un problema politico serio"

Insomma, nervi tesi tra alleati con un crescendo di dichiarazioni e botta e risposta che di fatto bloccano i lavori in commissione, dove era iniziato l'esame del provvedimento. "C'è un problema politico serio, è necessaria una riflessione", annuncia il leghista Igor Iezzi, che chiede la sospensione dei lavori. Tutto si ferma per un'ora, ma alla ripresa lo stesso Iezzi è categorico: "Non c'è accordo, non ci sono le condizioni per andare avanti". L'esame del decreto viene quindi rinviato a domani, mentre i 5 stelle insistono a garantire che "non c'e' nessun problema politico", scandisce Brescia, "non so perché si sta creando questo caso". Per il Pd è in atto "un braccio di ferro fortissimo tra M5s e Lega, sembra quasi un thriller", afferma Emanuele Fiano.

Sull'Autonomia Conte non vede "nessuno strappo"

La riforma dell' Autonomia differenziata delle Regioni, da parte sua, ha registrato un nuovo stop in giornata, nonostante le forze di maggioranza continuino a ripetere che vogliono andare avanti. Ma fra M5s e Lega è stato ancora scontro di posizioni. Mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è fatto garante: la riforma "rispetterà la Costituzione". Ed ha aggiunto: "Non consentirò mai che questo strumento previsto dalla Costituzione possa costituire il divario tra le regioni prospere e quelle meno prospere". Su questi paletti "non posso transigere. Introdurremo meccanismi di salvaguardia o meglio ancora di solidarietà".

Affermando di non aver "assistito a nessun strappo", in serata il presidente del Consiglio prova ancora a gettare acqua sul fuoco: "Ci stiamo confrontando, non abbiamo ancora trovato una sintesi ma sono assolutamente fiducioso che anche su questo, sulla scuola, sul l'istruzione, la troveremo".

"La Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud. Per M5s è totalmente inaccettabile. Una simile proposta spaccherebbe il Paese e la consideriamo discriminatoria e classista. Impedirebbe ai giovani di emanciparsi, alle famiglie di mandarli a studiare in altre università. Diventerà difficile e costoso anche prendere un solo treno da Roma a Milano", hanno denunciato fonti M5s a proposito del vertice che si è svolto stamani a Palazzo Chigi.

Per Salvini "così non si va avanti"

"Cosi' non si va avanti, non è possibile. Prima si fa un passo avanti e poi si fanno due passi indietro. Prima avanziamo e ora vogliono bloccare tutto punto", ha detto, invece, Salvini. Ed ha proposto che al prossimo incontro "vengano convocati anche i governatori delle Regioni, cosi' chiariamo una volta per tutte", ha spiegato. Per unire il paese "conta il merito, la trasparenza,e tagliare gli sprechi" ha aggiunto.

"Una cosa che la Lega non può tollerare è il fatto che si torni indietro nelle cose. Questi passi del gambero fanno male un po' a tutti. Il mio auspicio è che si superi tutto, questa mattina ho visto posizioni molto distanti", ha notato il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno. "Siamo noi che vogliamo sapere se la Lega ha cambiato idea. C'era un accordo sul fondo di perequazione. Questo testo ancora non lo abbiamo visto", ha invece sottolineato il ministro per il Sud, Barbara lezzi, che è esponente del Movimento.

I paletti di Di Maio

"Per me il tema non è l'Autonomia. Il tema è che stamattina il tavolo si eè bloccato sulla regionalizzazione della scuola. Noi crediamo che un bambino in Italia non scelga in quale regione nascere e non eè giusto che si dica che, siccome una regione ha più soldi, i bambini che nascono lì hanno più diritto all'istruzione di altri bambini che nascono in una regione in cui ci sono meno soldi", ha detto Luigi Di Maio, spiegando quali sono i paletti invalicabili secondo M5s. E sul tema eè poi ritornato: "Vogliamo un'Autonomia per tutti non per pochi e pari diritti su scuola e sanità". Non cosi' il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, in quota Lega, che ha dichiarato che non ci sono rischi per l'unità del Paese. 

Intanto, l'opposizione non ha smesso di attaccare: "Emergono tutte le contraddizioni di una maggioranza senza una visione del futuro. Sul fisco, sull'immigrazione, sullo sviluppo, sulla sicurezza e ora sull'Autonomia. Salute, scuola, welfare sono diritti costituzionali da difendere. L'Italia deve migliorare, non puo' essere distrutta", ha scritto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

"La riforma dell'Autonomia è la goccia che fa traboccare il vaso della maggioranza: un punto qualificante del contratto di governo - che i Cinque Stelle hanno firmato ma evidentemente mai condiviso - viene fatto saltare dando uno schiaffo a dodici Regioni in attesa. Ma se salta l'Autonomia regionale deve saltare anche il governo, perché è impossibile andare avanti col ritmo di uno e più scontri quotidiani", ha dichiarato la capogruppo di Forza Italia, in Senato, Anna Maria Bernini.



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