L'accordo tra Pd e M5s alle regionali è sempre più complicato

La proposta di Franceschini è ritenuta seria ma in entrambe le fazioni domina la freddezza. Per ora si cammina ma con il freno a mano tirato

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Il governo giallorosso è ormai realtà, ma le strade di Partito democratico e Movimento 5 Stelle sembrano destinate a correre parallele, senza incontrarsi. Non nel breve periodo, almeno: l'idea di Dario Franceschini, benedetta anche dal segretario dem Nicola Zingaretti, di stringere alleanze con i pentastellati su base regionale viene respinta, e da una parte del Pd e dal Movimento 5 Stelle. I renziani, al momento, non si esprimono: fonti parlamentari fanno sapere che il leader della minoranza non ha intenzione di bocciare pubblicamente il tentativo di intesa per poi essere additato come il responsabile di una sconfitta in Umbria o in Emilia Romagna.

Ma a frenare è innanzitutto il Movimento 5 Stelle per il quale l'alleanza con il Pd nelle Regioni che andranno al voto in autunno "non è all'ordine del giorno". Una formula che non suona come un 'niet', ma come la volontà di muoversi con cautela e respingere accelerazioni unilaterali su un tema come le alleanze.

Anche perché, stando a quanto viene riferito, prima di impegnarsi in altri accordi Luigi Di Maio e compagni vogliono vedere come i dem si comporteranno su temi cari al movimento, taglio dei parlamentari in testa.

Andando con ordine. Franceschini rilascia una intervista in cui spiega: "Se lavoreremo bene, potremo presentarci insieme già alle Regionali. È difficile, ma dobbiamo provarci. Per battere questa destra, ne vale la pena".

Poche ore dopo, Nicola Zingaretti esce con una dichiarazione in cui sottoscrive le parole del 'suo' ministro sottolineando che, visto che si governa su un programma comune su base nazionale, nulla osta provarci anche su base locale: "L'idea di Franceschini e' corretta. Bisogna rispettare le realtà locali, ma se governiamo su un programma chiaro l'Italia, perché non provare anche nelle regioni ad aprire un processo per rinnovare e cambiare?".

Anche perché, è il non detto, l'operazione potrebbe far comodo a entrambe le forze. Al M5s che non ha mai brillato alle urne su base locale. Al Partito Democratico che teme di perdere regioni importanti a vantaggio di una Lega che, seppure data in flessione dai sondaggi, gode ancora di un forte consenso al centro Nord.

In Umbria, prima regione ad andare al voto il 27 ottobre, dopo le inchieste sulla sanità che hanno portato alle dimissioni della governatrice Pd Catiuscia Marini, il rischio di una debacle democratica è reale. Il commissario Pd, Walter Verini, sottolinea che: "Lo statuto del Movimento Cinque stelle impedisce alleanze elettorali con i partiti. Ma nel caso dell'Umbria si tratterebbe di un'alleanza con un profilo civico. Trovare una soluzione dipenderà da Di Maio, noi aspettiamo. Di tempo ce n'è poco, ma se c'è la volontà si può fare".

Insomma, sembra fatta. Tanto che l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini raccoglie la sfida e bolla le parole del ministro della Cultura come una conferma del fatto che Pd e M5s "nel nome della poltrona non conoscono vergogna. Tanto qui in Umbria vinciamo lo stesso".

Ma a rimettere tutto in gioco è il M5s che, attraverso fonti del movimento, fa sapere che "il tema delle alleanze alle regionali non è all'ordine del giorno. Dunque non c'è in ballo alcuna possibile alleanza con il Pd in vista delle prossime elezioni Regionali".

E aggiungono: "Rimaniamo concentrati sulle cose concrete come il taglio dei parlamentari e l'abbassamento delle tasse". Si iscrive al partito dei contrari anche il dem Matteo Orfini che dice di considerare "seria" la proposta di Franceschini, ma di non condividerla. 



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