AGI - Il Piano Mattei prosegue con 76 progetti di cooperazione avviati in 18 Paesi africani negli ultimi tre anni e collaborazioni multilaterali che hanno permesso di sostenere iniziative che, per dimensioni e complessità, nessun singolo Paese potrebbe realizzare da solo.
Sono alcuni dei temi affrontati da Fabrizio Saggio, coordinatore della Struttura di missione per l’attuazione del Piano, durante l’audizione davanti alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato.
Chiamato a rispondere alle domande e alle critiche sollevate dall’opposizione, Saggio ha illustrato i criteri che guidano l’individuazione dei Paesi partner e dei progetti, difeso il ricorso alle partnership con le istituzioni finanziarie internazionali e assicurato che le risorse sono sottoposte a procedure rigorose e controlli.
Il 65 per cento dei progetti è bilaterale
Secondo i dati illustrati da Saggio, circa il 65 per cento dei 76 progetti ha carattere bilaterale, mentre gli altri prevedono partnership internazionali.
Una scelta che, ha spiegato il coordinatore, non contraddice la natura del Piano, nato come strategia di cooperazione bilaterale e costruito in coordinamento con le controparti africane, ma ne amplia le possibilità di intervento.
Le collaborazioni multilaterali producono infatti un “effetto leva” essenziale per attrarre risorse aggiuntive e sostenere progetti che, per dimensioni e complessità, nessun singolo Paese potrebbe realizzare da solo.
Dalla Banca africana di sviluppo a Mission 300
Tra gli strumenti citati da Saggio figurano la Financing Facility istituita con la Banca africana di sviluppo e la partecipazione a iniziative internazionali come Mission 300, che punta a portare l’accesso all’energia a 300 milioni di africani entro il 2030.
Anche in questi casi, ha precisato, le operazioni sono co-disegnate con i partner africani e negoziate direttamente dall’Italia con i governi interessati.
L’allargamento a nuovi Paesi africani
Un altro tema affrontato durante l’audizione riguarda l’ampliamento del numero dei Paesi africani coinvolti.
Le nuove adesioni, ha spiegato Saggio, rispondono a valutazioni di carattere strategico e politico e restano coerenti con l’individuazione delle aree considerate prioritarie per la cooperazione italiana.
Tra gli esempi citati figura la Mauritania, il cui ingresso tiene conto anche del ruolo che il Paese svolge nel proprio quadrante regionale.
Il Corridoio di Lobito come asse strategico
In altri casi, le valutazioni possono estendersi oltre gli ambiti specifici di intervento del Piano, come per l’Angola, che ospita il progetto del Corridoio di Lobito.
L’iniziativa coinvolge Angola, Repubblica democratica del Congo e Zambia, con il sostegno di Italia, Unione europea e Stati Uniti, e prevede la realizzazione di infrastrutture strategiche e resilienti nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’industria e delle telecomunicazioni.
Saggio ha definito il Corridoio un “asse infrastrutturale capace di modificare radicalmente il volto di un’intera regione”, sottolineando che l’Italia è l’unico Paese europeo a partecipare direttamente al progetto.
La presenza italiana, ha aggiunto, si accompagna al rafforzamento della cooperazione allo sviluppo nell’area, con iniziative affidate a organizzazioni della società civile italiane e africane.
Una strategia al servizio del Sistema Italia
Saggio ha inoltre inquadrato il Piano come una strategia di interesse nazionale al servizio del “Sistema Italia”, che integra cooperazione allo sviluppo, mobilitazione del settore privato e partenariato con le istituzioni finanziarie internazionali.
L’obiettivo, ha affermato, è generare ricadute anche per il tessuto economico italiano, attraverso il rafforzamento del posizionamento del Paese negli organismi internazionali, la valorizzazione delle imprese, comprese le piccole e medie, e il sostegno all’occupazione e all’export.
Fondi per il clima e controlli sulle risorse
Sul fronte delle risorse, il coordinatore ha assicurato che l’impiego dei fondi del Fondo italiano per il Clima destinati all’Africa segue un processo decisionale articolato, rigoroso e trasparente, sottoposto ai controlli previsti dalla normativa, a partire da quelli della Corte dei Conti.
Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce l’attuazione dei progetti, applica procedure e criteri analoghi a quelli adottati dalla Banca europea per gli investimenti, dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e dalle principali istituzioni multilaterali di sviluppo, avvalendosi anche di advisor esterni indipendenti.
Le principali informazioni sulle decisioni e sui progetti, ha aggiunto Saggio, sono pubblicate nella pagina dedicata sul sito del governo.
Il Piano Mattei tra le partnership indicate al G7 di Evian
A sottolineare il riconoscimento ottenuto dal Piano anche sul piano internazionale, Saggio ha ricordato che, in occasione del G7 di Evian, la presidenza francese ha incluso il Piano Mattei per l’Africa tra le principali partnership per lo sviluppo con il continente.