AGI - A Tangeri, l'Italia riscopre una parte della propria storia mediterranea. La presentazione del Calendario Di Meo 2027, dedicato quest'anno al dialogo tra Napoli e la città marocchina, è stata ospitata nel Palazzo delle Istituzioni italiane, l'antico Palazzo Moulay Hafid, proprio mentre l'edificio celebra il centenario della sua acquisizione da parte dello Stato italiano.
Più che semplice cornice dell'evento, il palazzo è diventato il vero protagonista della serata: un patrimonio architettonico di grande valore, ancora poco conosciuto in Italia, che racconta un secolo di presenza, scambi e relazioni tra le due sponde del Mediterraneo.
L'ambasciatore d'Italia in Marocco, Pasquale Salzano, ha insistito proprio su questa dimensione. Il complesso, ha ricordato, è "ancora poco conosciuto, anche in Italia". L'obiettivo è ora aprirne maggiormente gli spazi e farli conoscere oltre gli ambienti diplomatici. Salzano ha auspicato che gli ospiti arrivati a Tangeri da diversi Paesi possano diventare, una volta rientrati, "ambasciatori della bellezza del luogo e dell'amicizia tra Italia e Marocco".
Il palazzo è entrato nel patrimonio italiano nel 1926
Costruito all'inizio del Novecento per il sultano Moulay Hafid, il palazzo entrò nel patrimonio italiano nel 1926. Oggi fa parte di un complesso più ampio che comprende la chiesa di San Francesco, l'antico ospedale italiano e gli edifici che hanno ospitato per decenni la scuola italiana.
Per buona parte del Novecento, il sito ha quindi svolto funzioni istituzionali, educative e sociali, partecipando direttamente alla vita di una Tangeri il cui cosmopolitismo rappresentava uno dei tratti più riconoscibili della città.
La scelta del luogo conferisce una profondità particolare al progetto ideato da Generoso Di Meo. Da venticinque anni il suo calendario mette Napoli in relazione con altre città attraverso fotografia, storia e arte.
Tangeri interlocutrice di Napoli
Per l'edizione 2027, Tangeri diventa l'interlocutrice della città italiana: due porti molto diversi tra loro, ma entrambi plasmati dalla circolazione di persone, dalle influenze esterne e da una forte identità mediterranea. Le fotografie di Massimo Listri costruiscono questo dialogo attraverso l'architettura.
Palazzi, cortili, giardini, musei, luoghi di culto e dimore storiche compongono un percorso che non cerca di annullare le differenze tra le due città. La copertina stessa conduce negli spazi del Palazzo Moulay Hafid. Ad accompagnare le immagini sono i contributi di dodici autori, tra cui lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun e Ralph Toledano.
Tangeri occupa una posizione particolare in questo immaginario. A pochi chilometri dall'Europa, tra Atlantico e Mediterraneo, ha accolto per secoli commercianti, diplomatici, scrittori e artisti. Napoli ha una storia diversa, ma condivide la stessa capacità di assorbire e trasformare influenze provenienti dall'esterno.
Il centenario del palazzo offre così all'Italia l'occasione di guardare con maggiore profondità alla propria eredità marocchina. La sfida è meno celebrare un'antica presenza nazionale che mantenere vivo un patrimonio diventato, nel tempo, uno spazio di incontro culturale tra due società mediterranee.