AGI - “Quella di Israele è una guerra culturale anche per fare tabula rasa del nostro patrimonio millenario multiculturale, sia archeologico che immateriale, con l’obiettivo di cancellare la nostra identità”. A denunciarlo in un’intervista all’Heritage International Institute per l'AGI è Sarkis El Khoury, direttore generale delle Antichità al ministero della Cultura del Libano, che ha partecipato al summit dell’HII a Parma.
“Più di 65 villaggi storici, risalenti a cinquemila anni fa, sono stati demoliti, con i loro cimiteri, edifici religiosi e case. Tutto è stato spazzato via dai raid israeliani come se nessuno esistesse in quella terra, come se questo luogo fosse un deserto. Anche il paesaggio culturale e naturale viene attaccato”, ha affermato il dirigente libanese, lanciando un accorato appello alla comunità internazionale affinché intervenga per fermare la distruzione del Paese dei Cedri. “Un esercito molto potente sta attaccando persone innocenti, persone indifese, nei loro villaggi. Questi villaggi sono un patrimonio vivente, ricco di storie, ricco di ciò che consideriamo patrimonio immateriale che si tramanda da migliaia di anni e costituisce l’identità del nostro Paese. Il Libano ha le sue radici profonde nella terra, nel suo paesaggio culturale”, ha dichiarato El Khoury, intervenuto al vertice di Parma a nome del governo libanese.
Denuncia di urbicidio e distruzione culturale
“In Libano è in corso un urbicidio, un ecocidio, un etnocidio. Stanno radendo tutto al suolo. In Libano esistono 73 siti sotto protezione rafforzata secondo il protocollo della convenzione dell'Aia del 1954, ma persino la convenzione internazionale con l'Unesco non è servita a proteggere la cittadella di Chamaa o la cittadella di Beaufort”, ha deplorato il direttore delle Antichità libanese. “A Tiro e a Baalbek, due importanti siti patrimonio dell'umanità dell'Unesco in Libano, stiamo subendo perdite sia dal punto di vista archeologico che del patrimonio immateriale di questa regione, perché quando attaccano i dintorni, colpiscono anche siti archeologici. Attaccare un sito archeologico è una catastrofe, ma stanno attaccando siti archeologici nascosti, che non vengono scavati perché li proteggiamo per le generazioni future. Stanno usando nuove tecnologie per cancellare qualsiasi traccia di futuri scavi archeologici”, ha riferito El Khoury, evidenziando ulteriori danni dell’offensiva militare israeliana.
Appelli ignorati e diritto internazionale
“Tragicamente, l'esercito israeliano non rispetta il diritto internazionale. Il nostro ministro della Cultura, responsabile della tutela del patrimonio, ha inviato numerose lettere al direttore generale dell'Unesco, chiedendogli di proteggere i siti, ma non è stato sufficiente. Il ministro della Cultura è in contatto, inoltre, con molte organizzazioni internazionali, molti ministeri della Cultura in Europa e in altri luoghi, per proteggere il patrimonio culturale libanese che è sotto la nostra protezione, ma in realtà è un patrimonio culturale che appartiene all'umanità. Non c’è nessuna ragione politica a tutto ciò e ora siamo impotenti in attesa che la guerra finisca”, ha sottolineato l’interlocutore dell’AGI.
“Nulla è stato protetto. Gli israeliani hanno demolito moltissime chiese, molte moschee, molti santuari. Il Libano è una terra di convivenza tra molte comunità. E posso dirvi, ad esempio, che abbiamo un piccolo villaggio chiamato Yaroun, che è stato demolito, non hanno risparmiato nemmeno le chiese e le moschee, che sorgevano vicine da centinaia di anni”, ha riportato l’esponente di governo. El Khoury prosegue argomentando che quella portata avanti da Israele è “una guerra culturale”, da ricollegare alle precedenti azioni compiute dagli israeliani: “Lo abbiamo già vissuto nel 1982, nel 1996, nel 2006 e nel 2023”. Dalle operazioni degli ultimi mesi, analizza il direttore delle antichità, si nota come stiano cercando di “completare l'urbicidio contro il patrimonio culturale libanese. E purtroppo hanno con sé un esercito ombra. La cittadella di Chamaa, demolita dall'esercito israeliano, è stata distrutta con la dinamite perché gli abitanti del luogo hanno ucciso un archeologo israeliano che si era avventurato in loco con un piccolo gruppo durante gli attacchi del 2024. Cosa ci fa un archeologo israeliano di 80 anni in Libano durante una guerra? Questo dimostra che questa guerra non è una guerra tra due parti, è un attacco contro il Libano e contro la sua cultura”.
Patrimonio immateriale e sfollamenti
Oltre ai siti storici, nelle decine di villaggi evacuati lo sfollamento forzato di centinaia di migliaia di residenti mette a rischio anche tradizioni ancestrali, culture orali e identità locali. In effetti, “sono le persone a dare forma ai luoghi, e la nostra gente ha dato forma ai propri luoghi. Questo è il nostro patrimonio immateriale. In ogni angolo del Libano meridionale ci sono storie, c’è la nostra ricca storia”, ha insistito El Khoury. “Quando l'esercito israeliano lancia l'allarme, ti dà 30 minuti per uscire di casa. Chiedo a chiunque al mondo: se doveste lasciare la vostra casa, cosa portereste con voi? Vostra madre, vostra nonna? O i vostri oggetti personali, gli oggetti preziosi? Ma cosa fareste del vostro primo amore, delle storie legate al vostro luogo, dell'albero che avete piantato nel vostro giardino? Stiamo parlando di un patrimonio vivente che viene cancellato”, denuncia ancora il direttore.
Richiesta di pace e intervento internazionale
“Il mio dovere è quello di perorare la causa del Libano in tutto il mondo, perché l'unica cosa che possiamo fare è il lavoro diplomatico per fermare la guerra in Libano. Credo che il Libano meriti la pace, meriti di essere protetto dalla comunità internazionale. La protezione del Libano è un lavoro di squadra che coinvolge molti paesi e noi vogliamo solo la pace”, ha esortato El Khoury.