AGI - Cinque anni fa veniva ucciso Luca Attanasio, ambasciatore nella Repubblica democratica del Congo dal 2017 fino alla sua morte, il 22 febbraio 2021. Aveva 43 anni, era spostato e papà di tre figlie piccole. Molto più di diplomatico di cui portare memoria per la tragica scomparsa, come in tanti testimoniano. Insieme a lui furono assassinate altre due persone, il carabiniere che era di scorta e il loro autista, Mustapha Milambo. Era nato nel 1977 a Saronno, aveva intrapreso la carriera diplomatica nel 2003 impegnandosi in diverse sedi, tra cui Svizzera, Marocco e Nigeria. Un diplomatico che alle doti professionali aveva aggiunto le sensibilità sue grandi doti umane. Sensibile alle varie emergenze sociali del continente africano - viene ricordato nella pagina della moglie Zakia Seddiki Attanasio - nonché attivo in molti programmi di aiuto promossi dalla Comunità di Sant'Egidio, nel 2020 ha ricevuto il Premio internazionale Nassiriya per la Pace "per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli", venendo definito "l’ambasciatore delle porte aperte" per la capacità di coniugare rigore istituzionale e spirito di servizio.
Attanasio venne assassinato in un attacco armato contro un convoglio del Programma alimentare mondiale (Pam) dell'Onu, vicino a Goma, nell'est del Congo. Nell'attentato morirono anche il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista congolese Mustapha Milambo. Le circostanze dell'attacco restano controverse, ma si è ipotizzato un tentativo di rapimento finito tragicamente. Troppe ombre ancora su quell'agguato. Attanasio era noto "per il suo impegno umanitario e per il suo approccio aperto e dialogante, che lo aveva reso una figura molto apprezzata sia in Italia sia in Africa".
A ricordarlo e omaggiarlo è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un passaggio del messaggio che ha inviato al sindaco del Comune di Limbiate, Antonio Domenico Romeo, e alla famiglia dell'Ambasciatore assassinato. "Nel drammatico scenario di crisi che ancora funesta la Repubblica Democratica del Congo, il ricordo dell’Ambasciatore Attanasio e della sua missione resta quanto mai esemplare. La sua dedizione incarna i nobili ideali dell’Italia repubblicana che guarda al continente africano con spirito di cooperazione e sentimenti di umanità", ha scritto nel messaggio. "Il valore dell'impegno quotidiano dei servitori della Repubblica Italiana che, con coraggio e senso del dovere, operano in territori segnati da instabilità e pericoli si ripropone nella figura di Luca Attanasio e di quanti erano con lui. Le manifestazioni promosse dal Comune di Limbiate rappresentano un giusto tributo a chi è caduto nell’adempimento del dovere. Nell'esprimere gratitudine agli organizzatori e a quanti sono oggi presenti, sono certo che il sacrificio dell’Ambasciatore Attanasio e di chi lo accompagnava rimarrà patrimonio vivo della memoria collettiva di ciascuno" ha sottolineato il Capo dello Stato.
"Nel giorno del quinto anniversario della tragica morte dell'Ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci, ne ricordiamo il sacrificio insieme a tutta la Farnesina e alla nostra rete diplomatica. Caduti nella Repubblica democratica del Congo nell’adempimento del loro dovere al servizio dell’Italia, con il loro lavoro hanno testimoniato i valori di solidarietà, dialogo e vicinanza alle comunità più fragili che guidano l’azione internazionale del nostro Paese. Il loro esempio continua a ispirare il nostro impegno quotidiano. Ne custodiremo sempre la memoria con gratitudine e rispetto". Così il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, nel giorno anniversario della scomparsa del giovane diplomatico.
"Luca è una presenza che continua a vivere nei valori che ci ha trasmesso, nel suo modo di guardare gli altri con rispetto, nella sua capacità di credere nel dialogo e nella possibilità concreta di costruire ponti. Amava profondamente il suo lavoro e le persone che incontrava. Credeva che la pace si costruisse ogni giorno, con responsabilità e con gesti semplici ma coraggiosi. Il dolore non passa, si trasforma. Resta il suo esempio, la sua umanità, il suo sorriso", ha affermato Zakia, fondatrice dell'Associazione umanitaria Mama Sofia. Resta il suo esempio, la sua umanità, il suo sorriso". "Resta ciò che ha seminato. Non c'è un solo giorno in cui Luca non sia nei miei pensieri. E insieme alle nostre figlie continuiamo a vivere nel solco dei suoi valori, perché è il modo più vero che abbiamo per sentirlo ancora accanto a noi", ha detto la moglie.
La morte di Attanasio, Iacovacci e Milambo, non sarebbe il tragico esito di un tentativo di rapimento finito male, bensì un tassello di un mosaico molto più inquietante. È questa la tesi sostenuta da Salvatore Attanasio, padre del diplomatico, dal suo legale Corrado Curcio e dal consulente internazionale Mario Scaramella. Secondo tale visione, l’eccidio avvenuto a Kibumba non rappresenterebbe un episodio di criminalità comune, ma un evento dai connotati politici: un unicum che si inserisce in una complessa trama di interessi nazionali e internazionali in un territorio devastato dai conflitti tra potenze.
L’attacco resta avvolto dalle ombre. Mentre il convoglio si recava in una scuola per un programma di assistenza, la versione ufficiale parlò di un sequestro degenerato, ma diversi elementi suggeriscono un’azione mirata. Se a Kinshasa sei persone sono state condannate all’ergastolo, a Roma il procedimento si è chiuso con "il non luogo a procedere" per l’impossibilità di indagare due dirigenti del Pam, accusati di omicidio colposo, i quali hanno invocato l’immunità diplomatica. I familiari di Luca non hanno mai smesso di cercare la verità. Durante una conferenza stampa, l’avvocato Curcio ha sottolineato come, nonostante le difficoltà di cooperazione giudiziaria con le autorità locali, la famiglia abbia intrapreso una propria strada investigativa in stretta collaborazione e “lealtà” con la Procura di Roma.
In questo contesto opera Mario Scaramella, esperto in scenari africani complessi con collegamenti a studi legali londinesi. Il team da lui coordinato ha raccolto sul campo indizi depositati presso i magistrati romani “per offrire vettori d’indagine finora inesplorati, volti a trasformare le informazioni acquisite in prove processuali”. Le indagini difensive, basate su testimonianze locali, evidenziano piste riconducibili a gruppi armati, criminalità transnazionale e interessi economici su risorse strategiche. Scaramella parla di un’azione che va al di là della semplice tentata rapina. Ci sarebbe un contesto nel quale avrebbero operato “infiltrati e provocatori” e in cui “una deliberata frammentazione delle responsabilità operative” sarebbe funzionale a “rendere opaca la ricostruzione degli eventi”.
Sullo sfondo emergerebbero appetiti legati alla miniera di Lueshe da parte di potenze regionali, milizie come l’M23 e strutture dedite ai traffici illegali, oppure un tentativo di creare un incidente per giustificare l’azione dell’M23 nella RD Congo. “È vero che il movimento ha iniziato a operare nel novembre 2021 - spiega Scaramella -, ma rapporti ufficiali parlano di attività sul campo dei ribelli già a gennaio 2021, cioè un mese prima dell’omicidio Attanasio”. Secondo la difesa, l’assalto al convoglio sarebbe stato caratterizzato da una “professionalità elevata nella pianificazione, conoscenza del territorio e utilizzo di infiltrati”. “Tutti gli elementi – ha concluso Curcio – sono stati consegnati alla Procura, unica autorità titolata alla valutazione giudiziaria. La famiglia Attanasio e la difesa ribadiscono la piena fiducia nella magistratura e il rigoroso rispetto del segreto istruttorio”.